ANTITRUST

Antitrust-Telecom, scontro su Open Access

L’Antitrust multa l’operatore con 100 milioni di euro per aver ostacolato l’accesso alla rete agli Olo. La società pronta a ricorrere al Tar: “Sempre garantita la parità”

Pubblicato il 10 Mag 2013

“L’azienda ha sempre sempre assicurato agli operatori alternativi la piena parità di trattamento nell’accesso alla sua rete, nel rispetto delle normative vigenti grazie anche all’implementazione volontaria del modello ‘Open Access e degli impegni assunti’, considerato una best practice a livello europeo e come tale riconosciuto dall’Unione Europea e dal Berec”. Con queste parole Telecom Italia commenta la multa dell’Antitrust da 100 milioni di euro per abuso di posizione dominante sull’accesso alla rete.

Telecom Italia presenterà un ricorso presso il Tribunale Amministrativo Regionale, certa di poter dimostrare la correttezza dei propri comportamenti nelle sedi giudiziarie competenti. La società fa presente che “il modello Open Access, a partire dal 2008, è sempre stato sottoposto ad accurati controlli e verifiche da parte dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e dall’Organo di Vigilanza che ne hanno sempre riconosciuto il buon funzionamento e la coerenza con gli obiettivi fissati in termini di parità di condizioni di accesso alla rete di Telecom Italia a tutti gli operatori”

Secondo Telecom anche “i numeri dimostrano l’inconsistenza della tesi dell’Autorità: nei tre anni successivi all’introduzione del nuovo assetto si è registrata la continua crescita delle quote di mercato degli Olo sia nell’accesso fisso voce sia nel broadband”. Tutti i parametri confermati dalle verifiche dell’Organo di Vigilanza, indicano che c’è sempre stata piena parità di trattamento nei confronti degli operatori sia in fase di attivazione dei servizi sia nell’assistenza tecnica.

“Nell’attivazione dei servizi si riscontra invece che il mancato accoglimento delle richieste è spesso dovuto a richieste non corrette: infatti la percentuale di ordinativi rigettati oscilla tra meno del 10% per gli OLO che inviano richieste più corrette ad oltre il 60% per quelli che inviano richieste con più errori – spiega Telecom nella nota – Nell’assistenza tecnica, l’assenza di qualsiasi comportamento discriminatorio è confermata da tutti i dati certificati per il 2012 che indicano una totale parità di trattamento tra le divisioni commerciali di Telecom Italia e gli operatori alternativi nei tempi medi di riparazione, nella percentuale di guasti riparati entro il secondo giorno, nella disponibilità complessiva”

Questi indicatori – a detta di Telecom – dimostrano che gli operatori alternativi hanno potuto beneficiare di prestazioni in linea, se non addirittura migliori, rispetto alle divisioni commerciali di Telecom Italia.

Secondo l’Antitrust, Telecom Italia ha abusato, con due distinti comportamenti, della posizione dominante detenuta nella fornitura dei servizi di accesso all’ingrosso alla rete locale e alla banda larga, ostacolando l’espansione dei concorrenti nei mercati dei servizi di telefonia vocale e dell’accesso ad internet a banda larga. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha diffidato la società dal ripetere in futuro tali comportamenti sanzionandola con una multa complessiva di 103,794 milioni di euro. La decisione chiude l’istruttoria avviata il 23 giugno 2010.

Secondo l’autorità, Telecom ha abusato della propria posizione opponendo “ai concorrenti – si legge nella nota dell’Antitrust – un numero ingiustificatamente elevato di rifiuti di attivazione dei servizi all’ingrosso, i c.d. KO”. Dai dati emersi nel corso dell’istruttoria risulta che la società, nell’esercizio della propria discrezionalità, ha trattato gli ordinativi provenienti dagli altri operatori in modo discriminatorio rispetto a quelli provenienti dalle proprie divisioni interne.

Con questi comportamenti Telecom ha ostacolato l’accesso dei concorrenti all’infrastruttura, sia nel caso della fornitura di servizi su linea attiva, sia nel caso della fornitura di servizi su linea non attiva. Ciò ha di fatto reso significativamente più difficoltoso per gli altri operatori, il processo di attivazione dei servizi di accesso alla rete rispetto alle divisioni interne di Telecom.

Per questa infrazione specifica l’Autorità ha deliberato una sanzione di 88,182 milioni di euro, che tiene conto delle attenuanti riconosciute a Telecom per le diverse attività avviate a partire dal 2009 per migliorare le procedure di accesso ai concorrenti e delle perdite di esercizio e della circostanza aggravante della recidiva (Telecom è stata già condannata per abuso di posizione dominante in relazione a comportamenti sostanzialmente escludenti).

Altro abuso riguarda l’attuazione di “politica di scontistica alla grande clientela business per il servizio di accesso al dettaglio alla rete telefonica fissa, tale da non consentire a un concorrente, altrettanto efficiente, di operare in modo redditizio e su base duratura nel medesimo mercato”, precisa la nota.

In sostanza Telecom ha disegnato una politica tariffaria per la grande clientela business contraddistinta, quanto meno per il periodo 2009-2011, dalla capacità, dati i costi di accesso alla rete praticati agli altri operatori, di comprimere i margini dei concorrenti altrettanto efficienti, con effetti restrittivi della concorrenza sul mercato al dettaglio dei servizi di accesso alla clientela non residenziale. Gli sconti praticati alla clientela sono stati infatti indirizzati selettivamente ai clienti che ricorrono a procedure di selezione del fornitore e che sono collocati in aree aperte alla concorrenza, ove è disponibile il servizio di accesso al tratto finale di rete verso il cliente (unbundling del local loop, Ull).

L’analisi dell’Antitrust ha dimostrato che Telecom non sarebbe stata in grado di offrire i servizi al dettaglio ai prezzi praticati senza subire perdite se avesse sostenuto i costi all’ingrosso praticati ai concorrenti.

Per questa condotta l’Autorità ha deliberato una sanzione di 15,612 milioni di euro che tiene conto di un’aggravante connessa alla recidiva, poiché Telecom è stata già condannata per abuso di posizione dominante in relazione a comportamenti sostanzialmente analoghi e, come attenuante, delle perdite in bilancio della società.

Wind e Fastweb ”accolgono con favore il provvedimento dell’Antitrust, basato su lunga e approfondita analisi e che riconosce le ragioni sostenute dalle due società nel corso degli ultimi anni”. ”La decisione odierna – proseguono – mostra quanta strada ci sia ancora da fare in termini di crescita della competizione del mercato della telefonia fissa, con ampi spazi di miglioramento da conseguire attraverso una dinamica di mercato piu’ aperta e collaborativa”.

”La decisione dell’Antitrust – commenta il ceo Paolo Bertoluzzo, Ceo Vodafone Italia e Sud Europa assunta dopo profonda e rigorosa istruttoria, evidenzia il grave deficit di competizione che ancora permane nel mercato italiano della telefonia fissa, a danno non solo dei concorrenti ma anche dei consumatori, che non possono beneficiare degli effetti della concorrenza su prezzi e qualità dei servizi”.

”Oggi il rischio concreto -aggiunge Bertoluzzo – è che questo deficit di competizione si trasferisca anche nel mercato dei servizi in fibra compromettendo lo sviluppo di un comparto fondamentale per lo sviluppo economico e sociale del Paese”.

”Per questo auspichiamo – ha concluso Bertoluzzo – che, proprio a partire da questo importante provvedimento, sia rafforzata la vigilanza delle autorita’ competenti per assicurare il massimo livello di concorrenzialita’ nel mercato a vantaggio delle famiglie e delle imprese”.

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