Puntare sul Network as a Service (NaaS), la piattaforma aperta, per accelerare l’innovazione tecnologica e abilitare nuovi modelli di business per le telco. E’ questa la sfida per il futuro delle società di telecomunicazioni lanciata da Tim in occasione dell’evento ‘Tim HiTech Tomorrow Telco: focus Italia’, durante il quale sono state presentate le evoluzioni tecnologiche di Tim sull’edge cloud, sul 5G standalone, sulla connettività in fibra ad altissima velocità fino a 50 Giga e sulle tecnologie quantistiche per la cybersecurity.
Il Network as a Service su cui punta Tim trasforma la rete in una piattaforma aperta con il coinvolgimento dei principali attori del settore. Si tratta di un modello flessibile di utilizzo dell’infrastruttura di rete che permette al mondo degli sviluppatori, dagli hyperscaler alle startup, di realizzare nuovi servizi digitali da proporre sul mercato a beneficio di cittadini, aziende e pubblica amministrazione. Consiste nel portare l’intelligenza della rete ed il cloud dentro ogni centro abitato utilizzando la capillarità delle centrali Tim sul territorio italiano, tramite le Network Api (interfacce che permettono a diverse applicazioni e servizi di scambiare dati).
Verso un vero Edge Cloud Continuum
“Il modello di rete digitale ad altissime prestazioni reso possibile dal NaaS potrà sostenere le sfide delle telco dei prossimi decenni – spiega Elisabetta Romano, Chief network operations & Wholesale officer di Tim e presidente di Sparkle -. Pensiamo ai servizi di guida autonoma, realtà virtuale, supercalcolo, sanità potenziata dai big data e sostenibilità ambientale, indispensabili per abilitare la digitalizzazione del Paese e per la crescita futura. Noi possiamo farlo perché la nostra rete è la più capillare del Paese: non ci limitiamo a dotare di banda ultralarga ogni casa, ufficio o impianto produttivo, ma daremo maggior valore alle nostre centrali arricchendole del cloud, che porteremo sempre più vicino ai nostri clienti, con un vero e proprio Edge Cloud Continuum”.
Internazionalizzazione del modello grazie alla sinergia con Sparkle
Grazie alla sinergia con l’infrastruttura di Sparkle, sarà possibile allargare questo modello anche al di fuori dei confini nazionali. La rete di Tim integrata con Sparkle rappresenta, infatti, una struttura strategica chiave con i suoi cavi sottomarini, con i suoi hub a Milano ed in Sicilia e con i suoi PoP internazionali, confermandosi sempre di più il vero ponte infrastrutturale del Mediterraneo tra gli snodi chiave del Medio Oriente, Stati Uniti ed Europa, sui quali realizzare soluzioni di Network as a Service in ottica internazionale.
Labriola: “Separazione rete non sarà un unicum”
“I modelli di business delle tlc stanno cambiando, occorrerà distinguere tra la componente dell’infrastruttura passiva e l’intelligenza di rete. Per questo quello che Tim sta facendo sulla propria rete, con la separazione, non sarà un unicum”, ha detto l’Ad di Tim, Pietro Labriola, ribadendo come nel mercato mobile la traiettoria vada verso un consolidamento degli operatori per mettere a fattor comune le frequenze.
“Sono due anni che ogni giorno siamo sui giornali non per la nostra capacità che è quella di gestire, innovare e sviluppare le reti di tlc – ha puntualizzato – Abbiamo riaccelerato sullo sviluppo della rete Ftth, 5H e siamo leader nel retail e si vede dall’ottime performance che stiamo avendo. Lo sviluppo delle reti non può attendere, è qualcosa che devi pianificare in anticipo”.
“Il mondo delle reti si sta svuluppando a velocità altissima. Oggi il nostro mondo non è a tenuta stagna. Il mercato diventa sempre più osmotico. La discussione per capire cosa va fatto diventa fondamentale. Basti pensare al Covid e a quello che è successo – ha sottolineato – Oggi quello che manca è il dialogo. Le architetture delle reti del futuro saranno differenti e cambia anche il modello in cui fare business. Bisogna distinguere tra la componente infrastruttura passiva e l’intellingenza di rete mentre nel mobile bisognerà convergere verso un consolidamento per accorpare le frequenze”.
“Quello che stiamo facendo a livello di rete – ha spiegato Labriola – non sarà un unicum nel suo genere perchè chi fornisce i servzi dovrà comprendere come differenziarsi. I grandi clienti compreranno sempre di più connettività cloud e cybersecurity. Tutti quello che vendono software stanno migrando nel cloud e sono obbligati dalle scelte tecnolgiche che hanno in casa”.
“La parte consumer ha asset che sono chiari che sono i clienti e noi abbiamo i clienti. Tutti lottano per averli e noi li abbiamo, abbiamo una relazione commerciale, sono il nostro punto di forza. Le reti di tlc hanno un grande question market, come evolvere nell’interfaccia con questi mondi prima lontani da noi che ora hanno un processo osmotico, con cui dobbiamo dialogare. Ma dobbia avere la stessa possibiltà di competere con tutti quindi o più regole per tutti, che a me non piace, o meno regole per tutti”.
“Le reti tlc hanno un grande question mark: come devono evolvere nell’interfaccia di mondi che prima erano lontani ora sono osmotici”, ha concluso l’Ad, chiarendo di essere favorevole “al dialogo ma con chiara definizione delle regole. Non possiamo essere regolati e gli altri non hanno regole. O si hanno più regole per tutti, cosa che a me non piace, o meno regole”.
Collocati bond per un miliardo e mezzo di euro in Italia e Brasile
A seguito alla delibera del cda a conclusione dell’attività di book-building, Tim ha intanto ha collocato con successo un bond senior unsecured da 750 milioni di euro, a tasso fisso, offerto agli investitori istituzionali. I proventi saranno utilizzati per rimborsare le scadenze a breve termine, anche tramite offerte di riacquisto su prestiti obbligazionari esistenti, per scopi societari di carattere generico e per pagare costi e spese relative all’emissione dei titoli.
L’assemblea degli azionisti di Tim Brasil Serviços e Participações, la holding detenuta al 100% dal gruppo che a sua volta controlla il 66,58% di Tim S.A., ha invece approvato l’emissione di un bond, non convertibile e destinato ad investitori istituzionali, pari a 4,25 miliardi di reais, equivalenti, al cambio attuale, a circa 800 milioni di euro.