L'INDAGINE

Transizione digitale, investimenti al rialzo per il 48% delle imprese guidate da under 35

La spesa 2023-2025 risulta più elevata rispetto a quella preventivata dalle aziende “senior” e sale al 53% nella partita della sostenibilità. Ma risorse economiche insufficienti e tassi di interesse elevati per l’accesso al credito rischiano di rallentare la roadmap. Boccata d’ossigeno dai fondi Pnrr anche se c’è da districarsi con la burocrazia. Il report del Centro studi Tagliacarne

Pubblicato il 28 Ago 2023

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Le imprese giovanili investiranno più delle altre nella transizione green e digitale. È quanto emerge dall’identikit delle imprese guidate da under 35 tracciato dal Centro studi Tagliacarne frutto di un’indagine condotta su un campione di 4.000 imprese manifatturiere e dei servizi con una forza lavoro tra i 5-499 addetti.

Gli investimenti in digital & green

Tra 2023 e il 2025, il 53% delle imprese giovanili investirà in green e il 48% in digitale (contro rispettivamente il 45% e il 41% delle over 35). E il 36% delle imprese under 35 ha in programma di investire contemporaneamente in digitale e green. Se le prospettive sulla carta sono dunque più che incoraggianti fra il dire e il fare però ci sono una serie di ostacoli.

Risorse economiche insufficienti e tassi di interesse elevati per l’accesso al credito i principali ostacoli rilevati nell’ambito dell’indagine. Le barriere economiche sono un problema per il 39% delle imprese giovanili che non intendono investire nella sostenibilità (contro il 31% delle non giovanili) e per il 45% che prevede di non fare investimenti 4.0 (contro 29% delle non giovanili).

Il Pnrr occasione ghiotta ma troppa burocrazia

Una boccata di ossigeno è però rappresentata dai fondi Pnrr: il 9% delle imprese giovanili si è già attivata sui progetti di supporto alle imprese legati al Piano e il 19% ha in programma di attivarsi. Tuttavia in questo caso, l’eccessiva burocrazia è per 7 imprese giovanili su 10 di gran lunga l’ostacolo maggiore.

La spinta all’export

Le imprese giovanili che esportano – nonostante la minore presenza sui mercati eteri – sembrano avere una marcia in più: per il 2023 il 44% prevede aumenti delle vendite all’estero contro il 33% delle non giovanili mentre per il 2024 incrementi sono stimati dal 42% del campione (contro il 31%). Nel complesso, evidenzia il report, per aumentare le vendite oltreconfine, le imprese giovanili contano di utilizzare principalmente strategie improntate sulla qualità dei prodotti (42%) e investimenti in comunicazione e branding (24%).

“La scelta imprenditoriale per i giovani è sempre più selettiva rispetto al passato e meno legata all’autoimpiego, come dimostra il calo di circa il 13% delle imprese under 35 registrato nell’ultimo decennio al netto dell’andamento demografico – commenta Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro studi Tagliacarne -. Anche per questo l’imprenditoria giovanile si proietta con maggior fiducia sul mercato. Tuttavia, queste imprese scontano assetti meno strutturati, e questo spiega anche la loro minore presenza all’estero che deve, invece, essere sostenuta perché pure per gli imprenditori giovani l’internazionalizzazione è una leva strategica indispensabile per crescere”.

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