DIGITALE TERRESTRE

Rai, Mediaset e La7: ipotesi piattaforma unica sul web

Triplice alleanza sotto il segno dell’online e migrazione dal digitale terrestre al satellite: ecco le strade per i grandi broadcaster italiani di fronte alla crisi pubblicitaria e all’assedio degli Ott

Pubblicato il 20 Mag 2013

La pubblicità continua ad andare giù, le ammiraglie Rai, Mediaset e La7 nel primo semestre del 2013 registreranno una flessione del 12,2%. E dall’altra parte le megapiattaforme Usa per il consumo di video online che stanno intraprendendo la strada della produzione di fiction “in proprio”. Una crisi che proseguirà in modo ineluttabile, secondo Stefano Carli, che su Affari & Finanza della Repubblica delinea gli scenari futuri per uscire dall’impasse. Uno scenario ideale ci sarebbe, e funzionerebbe così: “Rai, Mediaset e La7 uniscono le forze e realizzano una piattaforma italiana per l’accesso da Internet ai palinsesti di tutti – scrive la Repubblica – concorrenza tra i network sui contenuti e raccolta pubblicitari ma costi di gestione in sinergia, compresa la eventuale riscossione di contenuti premium a pagamento”.

Tra i vantaggiil fatto di “schivare il rischio di essere marginalizzati dalle Internet company”. Il rischio collaterale è che “domani per vedere un programma Mediaset o Rai via Internet si debba andare su Youtube”. La piattaforma di Google che ha da poco lanciato i primi contenuti a pagamento negli Usa e con cui la stessa Rai sta discutendo sui diritti.

Un secondo scenario potrebbe vedere Rai, Mediaset e La7 insieme sul satellite per poter fare una “vera” alta definizione “liberando le frequenze terrestri che costano di più e che a breve l’Ue toglierà alle tv per darle alle telco “, scrive Carli, aggiungendo che a trarre vantaggio da questa possibilità sarebbero le casse pubbliche dello Stato, che le daranno a caro prezzo, o comunque a un prezzo molto maggiore delle poche decine di milioni – pare 40 – che potrebbe essere il valore di base per l’asta delle frequenze (ex beauty contest) che potrebbe svolgersi prima dell’estate. Anche i broadcaster potrebbero trarre vantaggio da questa ipotesi, perché la gestione di un canale terrestre costa 3-4 milioni di euro all’anno, quella di un canale satellitare la decima parte. Youtube dal canto suo ha da poco lanciato i primi canali a pagamento.

Un primo indizio degli accordi per lo sbarco in Rete di Mediaset è l’accordo siglato con Italia Online a cui il Biscione fornirà contenuti video.

Ma il Biscione, secondo Affari & Finanza, è diviso sull’idea di creare una piattaforma comune con Rai e La7 per portare sul web tutto il sistema televisivo. Contrario Piersilvio Berlusconi, che vuole salvare la pay e il modello di integrazione verticale. Più aperto Fedele Confalonieri.

Alessandro Araimo, senior partner di Roland Berger, ha spiegato ad Affari&Finanza di Repubblica, che “se si vuole valorizzare al meglio i propri contenuti, visti anche i costi di acquisizione o di produzione bisogna andare su tutte le piattaforme. In un sistema integrato verticalmente si penalizza, di contro, proprio il valore potenziale dei contenuti. E si innesca un circolo vizioso: meno ricavi da contenuti, meno risorse per produrne e comprarne di nuovi. Una spirale di declino“. Un handicap tanto più grave visto che i costi dei diritti stanno di nuovo lievitando a causa della crescente domanda che arriva dalle web company.

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