ALCATEL-LUCENT

Baini: “Agenda digitale, serve un terreno più competitivo”

L’Ad e presidente di Alcatel-Lucent Italia: “Il governo faccia da traino. Ma bisogna passare subito dalle parole ai fatti e darsi un obiettivo comune”

Pubblicato il 01 Lug 2013

Il vero problema dell’Italia? Una sorta di idiosincrasia endemica fra progettazione e azione. “A volte siamo veloci nelle intuizioni, ma troppo lenti nell’esecuzione. E così ci sfuggono le nostre idee migliori o, spesso, rimangono lì a sedimentare facendoci perdere il treno dell’innovazione”. Le parole di Gianluca Baini, presidente e Ad di Alcatel-Lucent Italia sono quelle di chi crede nelle possibilità del sistema Italia. Ma che preferisce stare a vedere se i buoni propositi saranno in grado di trasformarsi in fatti.
Stiamo perdendo la sfida dell’innovazione?
L’Italia ha già capito che la tecnologia è un fattore abilitante per la crescita economica e sociale, e questa consapevolezza sta crescendo fra imprese e istituzioni. Lo stanno dimostrando anche i governi, che stanno puntando proprio sul digitale: l’esecutivo precedente con il decreto Crescita 2.0, quello attuale con la figura del coordinatore per l’Agenda digitale. Resta da capire cosa succederà con il decreto del Fare, che potrebbe dare nuova linfa all’Agenda digitale.
Questo “sistema-lumaca” non ci aiuta neppure nei rapporti verso l’esterno.
Quando capita di confrontarci con altre realtà europee ci accorgiamo che spesso il nostro è visto come un sistema complicato nel quale la complessità burocratica è in grado di bloccare qualsiasi iniziativa imprenditoriale. Inoltre il sistema fiscale non premia iniziative importanti di ricerca e sviluppo.
Un ambito in cui siete da sempre all’avanguardia. Qual è il vostro ultimo traguardo?
Alcatel-Lucent sta costruendo reti fisse e mobili di nuova generazione in tutto il mondo, collaborando con gli operatori più importanti e con aziende. Abbiamo recentemente celebrato la milionesima linea Vdsl2 Vectoring, tecnologia che consente di sfruttare la preesistente infrastruttura in rame in abbinamento a collegamenti ottici, e di ottenere velocità nel download fino a 100 Mbit/s entro i 400 metri e con le future evoluzioni G.Fast fino a 500 Mbit/s dalla base del palazzo. Abbiamo in corso già 12 reti commerciali vectoring e collaboriamo alle Lte commerciali più grandi e avanzate al mondo.
E la ricerca non si ferma.
I nostri Bell labs e i laboratori di tutto il mondo guardano avanti, alle tecnologie che useremo tra 10 anni. E questa “lungimiranza” è confermata anche dal nostro recente annuncio di uno Shift Plan, un piano dettagliato a 3 anni per il riposizionamento dell’azienda come specialista di reti basate su trasporto e routing IP, incluse le tecnologie Wdm a 100Gbit, 400 Gbit e oltre, e accesso a banda ultra larga fissa e mobile, apparati e servizi ad alto valore.
È uno “spostamento” di focus?
In realtà intendiamo focalizzarci, anche in termini di investimento in R&D, maggiormente sulle attività nel mondo delle reti e delle comunicazioni a più alta crescita, quali IP networking, transport e accesso ultrabroadband fisso e mobile (Lte e small cell), tecnologie che stiamo proponendo già e con successo sul mercato italiano. E la nuova enfasi su prodotti e piattaforme ci permetterà di rivolgerci a un numero di utenti sempre maggiore.
Un obiettivo ambizioso.
Bisogna passare dalle parole ai fatti. E per questo occorre un obiettivo comune. Serve una forte iniziativa di tipo politico. Il governo deve fare da traino ed è importante il fatto che stia dimostrando – almeno nelle intenzioni – un’attenzione particolare a temi come la digitalizzazione.
Quale può essere davvero la soluzione?
Comprendere che a una forte domanda va abbinata un’offerta adeguata e sostenibile finanziariamente. Un terreno più competitivo è anche in grado di attirare capitali. Se il sistema imprenditoriale e l’innovazione riescono a diventare attraenti per soggetti quali fondi di investimento che accettano ritorni anche nel lungo termine, allora l’offerta può essere potenziata. Questo scenario, assieme a maggiori agevolazioni fiscali, come il credito d’imposta sulle attività di ricerca e sviluppo, potrebbe fare decollare questo sistema un po’ intorpidito.

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