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Unbundling ed equivalence of input i pilastri della Raccomandazione UE

Il Cocom ha già dato il via libera alla Raccomandazione Kroes che attende ora solo il disco verde formale dalla Commissione europea. Si punta su Ull fra gli 8 e i 10 euro in tutti gli Stati entro il 2016 e rafforzamento del principio di non discriminazione

Pubblicato il 18 Lug 2013

Alessandro Longo

Sono due gli aspetti dell’imminente Raccomandazione della Commissione Ue che possono incidere sul mercato italiano: la richiesta alle Autorità tlc di potenziare il principio di non discriminazione con l’equivalence of input- cosa che da noi sarebbe associato allo scorporo della rete fissa- e quella di evitare le grandi fluttuazioni del prezzo del rame.

E’ quanto si apprende leggendo il testo della Raccomandazione, approvato dai Paesi membri del Cocom pochi giorni fa e (qui il testo integrale). Va premesso che non è ancora in vigore- ora va in Commissione per il definitivo via libera- e che comunque non è strettamente vincolante per le Autorità.

Ma a una lettura emergono indicazioni che l’Agcom non potrà non tenere in conto, nelle future regole per l’accesso alla rete Telecom e nell’analisi del processo di scorporo. Interessante non è tanto la raccomandazione che i prezzi di unbundling si mantengano nella forchetta tra gli 8 e i 10 euro (“al netto di tutte le tasse”) entro il 2016 (aspetto già anticipato dal nostro giornale e comunque già applicato in Italia). Ma è più notevole la richiesta Ue di mantenere stabili questi prezzi. In particolare, “la metodologia raccomandata di determinazione dei costi deve assicurare trasparenza e coerenza nell’Unione prendendo in considerazione le specificità nazionali nell’ambito di un approccio di modellizzazione coerente”. Quindi la metodologia di costo dovrebbe garantire prezzi stabili e prevedibili nel tempo all’interno dell’Unione europea. Telecom si appellata a questo principio presente nella (futura) raccomandazione per protestare contro il taglio dei prezzi unbundling. D’altro canto, Agcom ha fatto notare che la Raccomandazione verrà tenuta in conto nelle prossime analisi (2014-2016) e che gli attuali prezzi riflettono analisi precedenti sugli oggettivi costi sottostanti la rete.

Infine, nelle raccomandazioni UE sull’unbundling, è notevole il passaggio sui motivi per cui questi prezzi devono restare stabili: non solo per dare un quadro di investimenti certo e sostenere la crescita delle reti di nuova generazione (principio caro all’incumbent), ma anche per evitare grossi rincari del rame. La Commissione li teme a fronte della prevista migrazione degli utenti dalle vecchie alle nuove reti. E’ quanto si legge nei “considerata” della Raccomandazione. “Una siffatta metodologia (per il calcolo dei costi Ull, Ndr.) dovrebbe basarsi su una rete moderna ed efficiente, riflettere la necessità di prezzi all’ingrosso di accesso al rame stabili e prevedibili nel tempo, per evitare shock e fluttuazioni significativi, così da creare un quadro di riferimento chiaro per gli investimenti, ed essere in grado di generare prezzi all’ingrosso di accesso alla rete in rame orientati al costo, che servano da ancora per i servizi NGA e affrontino in modo appropriato e coerente l’impatto della flessione dei volumi causata dal passaggio dal rame alle reti NGA, ovvero evitando un aumento artificiale dei prezzi di accesso al rame che altrimenti si osserverebbe in seguito alla migrazione dei clienti alle reti NGA dell’operatore SMP (incumbent, Ndr”).

L’altro aspetto importante è la raccomandazione di potenziare il principio di non discriminazione dei concorrenti che accedono alla rete dell’incumbent. Il principio è già obbligatorio in Europa, ma la Commissione ritiene che il modo migliore per assicurarlo è l’equivalence of input. In Italia c’è solo l’equivalence of output, cioè gli altri operatori escono dalla rete Telecom, con i propri servizi, in modo equivalente a quelli Telecom. L’equivalence of input significherebbe che tutti gli operatori, Telecom compresa, la userebbero in accesso in modo equiparato, con gli stessi sistemi e processi. E’ una soluzione di recente varata nel Regno Unito con Open Access e che in Italia- a quanto si discute- potrebbe essere ottenuta grazie allo scorporo della rete fissa.

Si legge nel testo: “In relazione al contrasto e alla prevenzione dei comportamenti discriminatori basati su elementi diversi dai prezzi, la Commissione ha rilevato notevoli differenze negli approcci regolamentari scelti dalle ANR (Authority tlc, Ndr.). La Commissione ritiene che la cosiddetta “equivalenza degli input” (equivalence of inputs – EoI) sia in linea di principio il sistema più sicuro per ottenere una protezione efficace dalla discriminazione, poiché i richiedenti l’accesso potranno competere con le divisioni a valle dell’operatore SMP verticalmente integrato utilizzando esattamente gli stessi prodotti all’ingrosso regolamentati, agli stessi prezzi e con gli stessi processi per le operazioni. Inoltre, rispetto al principio di “equivalence of output” (EoO), l’EoI è più adatta a garantire trasparenza e permette di affrontare il problema delle asimmetrie informative”.

Le Authority possono limitarsi all’equivalence of output, se considerano l’equivalence of input un rimedio sproporzionato;ma la Commissione raccomanda che almeno gli strumenti di ingresso alla rete siano equiparabili a quelli usati dall’incumbent. Con l’equivalence of output, “gli input all’ingrosso forniti agli operatori alternativi non utilizzano gli stessi sistemi e processi ma sono comunque equiparabili, in termini di funzionalità e prezzo, a quelli offerti dall’operatore SMP verticalmente integrato alle proprie divisioni”.

Infine, se ci fosse l’equivalence of input, le Authority possono smettere di regolare ex ante i prezzi all’ingrosso e solo limitarsi a test di replicabilità (ex post) delle offerte dell’incumbent. Sarebbe un aumento di flessibilità regolatoria nella direzione voluta da Telecom Italia. Va detto però che la Raccomandazione riguarda solo la rete di nuova generazione, mentre Telecom ha annunciato un progetto di scorporo che comprende anche elementi della vecchia rete in rame. L’Italia è un caso anomalo in Europa e Agcom non avrà un compito facile a valutare i diversi elementi in gioco per le future norme.

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