IL DOCUMENTO

Agenda digitale, le Regioni: “Basta cabine di regia”

La Conferenza approva il documento di posizionamento: servono meccanismi di coordinamento stabili con il governo centrale. Riflettori puntati su banda larga, smart city e sanità elettronica

Pubblicato il 25 Lug 2013

Federica Meta

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Banda larga, sanità elettronica, smart city e identità digitale. Sono queste gli ambiti in cui le Regioni chiedono sia riconosciuta loro una missione specifica. È quanto emerge dal documento di posizionamento, approvato dalla Conferenza della regioni, “Contributo delle regioni per un’agenda digitale al servizio della crescita del Paese nella programmazione 2014-2020“. Il testo si pone l’obiettivo di indirizzare, nei piani di tutte le regioni e province autonome che saranno elaborati da qui a fine anno, un uso lungimirante delle risorse della programmazione 2014-2020 anche in raccordo con altre risorse nazionali e regionali, prima fra tutte la sanità. “Il tutto – spiega Nichi Vendola, governatore della Puglia e relatore del documento individuando meccanismi di coordinamento stabili, in grado di assicurare un sistema di condivisione continua senza inventare nuovi tavoli, comitati, cabine di regia”.

“Come sistema Regioni abbiamo messo a punto, e abbiamo approvato all’unanimità, un documento molto importante per la crescita socioeconomica del Paese – prosegue Vendola – L’idea centrale è che l’Agenda digitale non debba essere politica di settore, bensì elemento centrale e trainante nelle future politiche di sviluppo. Una posizione condivisa che esporremo al ministro per la Coesione territoriale Carlo Trigilia nel corso dell’incontro sulla nuova programmazione 2014-2020 che si svolgerà il prossimo 31 luglio”.

Il documento evidenzia il ruolo chiave che le regioni possono avere nello sviluppo della strategia per l’Italia digitale. Quattro i motivi, secondo le Regioni: le regioni possono mettere in campo una pianificazione e governance territoriale forte (leggi regionali, raccordo tra risorse europee, nazionali, regionali); hanno un ruolo storico nei processi di infrastrutturazione, anche per il digitale sia per le reti di telecomunicazione in banda larga ed ultra larga, sia per il consolidamento dei datacenter della pubblica amministrazione, ed inoltre rappresentano già oggi uno snodo chiave per l’interoperabilità (Icar); hanno la dimensione e le strutture per poter attivare percorsi di co-progettazione, cooperazione e riuso di buone pratiche; possono declinare attraverso agende digitali regionali e locali gli obiettivi europei e nazionali, in azioni efficaci e modulari anche attivando partenariati pubblico/privati in molti casi già strutturati.

La complementarietà delle strategie nazionali e regionali sugli obiettivi dell’agenda digitale e l’integrazione tra le iniziative delle regioni sono una precondizione perché un tema così trasversale non rischi di investire risorse in mille rivoli senza produrre effetti strutturali. Occorre investire sul digitale ma anche fare rete per moltiplicare tramite il digitale gli effetti delle azioni più disparate.

“A tal fine – conclude Vendola – è necessaria una specificazione condivisa delle missioni ed attribuzioni che le Regioni intendono assolvere, all’interno di un sistema di condivisione continua, col dispiegamento dell’Agenda digitale nei loro territori”.

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