MERCATO

Stampa 3D, il business triplicherà in cinque anni

Citigroup prevede un boom del giro d’affari grazie al passaggio dai prototipi alla produzione di massa. I grandi player cominciano a guardare all’M&A per arginare la concorrenza del low cost cinese

Pubblicato il 27 Ago 2013

La promessa della stampa 3D convince Wall Street, almeno stando alla nota piuttosto ottimistica pubblicata dall’analista di Citigroup Kenneth Wong sul potenziale del mercato della stampa 3D e dei relativi servizi in cui si prevede che il giro d’affari triplicherà di qui al 2018 e vengono citate le aziende principali del settore, Stratasys e 3D Systems. Ovviamente questo boom è possibile in parte perché l’industria è attualmente agli albori, con un valore di solo 1,7 miliardi di dollari nel 2011 , di cui la metà è rappresentata dal mercato delle parti stampate in 3D.

Wong attribuisce questa futura crescita alla “più ampia adozione di molteplici applicazioni produttive sia a livello upstream che sul mercato dei consumatori finali” e al maggiore uso “dei sistemi esistenti man mano che i clienti estenderanno i campi di utilizzo oltre la fabbricazione digitale in piccole quantità”.

Secondo l’analilsta, la stampa 3D esploderà nel 2014 anche grazie al fatto che scadranno alcuni brevetti chiave. Tutti potranno copiare gli oggetti dal mondo reale usando efficaci e poco costosi scanner 3D. La stessa tecnologia permetterà anche il fax in 3D (per chi lo desiderasse) e la democratizzazione delle arti creative.

I materiali che si potranno usare per stampare in 3D continueranno a moltiplicarsi, dalla semplice carta al tessuto umano. Ma si stanno moltiplicando anche le tecniche della stampa 3D, ovvero i modi in cui si può stampare e produrre con questa tecnologia. Per esempio la sottrazione 3D – che consiste nel ritagliare le forme da blocchi di materiale – è una tecnologia già matura e che viene usata per creare nuovi modelli nella manifattura localizzata. Esistono persino stampanti 3D azionate da gru per fabbricare interi edifici.

Insomma, il boom previsto dall’analista di Citi si deve al fatto che il 3D sta uscendo dalla fase di utilizzo per la semplice realizzazione di prototipi per arrivare alla fabbricazione di parti stampate in 3D che entrano nei prodotti finiti, anche per applicazioni di altissimo livello e precisione, come i motori dei razzi spaziali.

Naturalmente questo non vuol dire che la stampa 3D sostituirà del tutto la fabbricazione convenzionale. La stampa 3D permette la cosiddetta “mass customization”, ovvero tutti possono crearsi oggetti personalizzati, ma allo stato attuale non è applicabile in ogni campo e anzi ci sono settori in cui potrebbe non uscire mai dagli test di laboratorio, come nel caso del cibo stampato in 3D. Ma l’industria è matura: lo dimostrano le prime attività di M&A, tra cui l’acquisizione da parte di Stratasys, principale produttore di stampanti 3D industriali, della Makerbot, principale produttore di stampanti 3D per amatori. Le aziende del settore dovranno ingrandirsi con queste operazioni di mercato per restare innovative e competitive, anche perché nel frattempo dalla Cina è in arrivo una massa di stampanti 3D low cost.

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