VERSO IL CDA

Telecom, sindacati all’attacco: “Serve un aumento di capitale”

In vista del Cda Michele Azzola (Slc) chiede una “ricapitalizzare attraverso Cdp”. Salvo Ugliarolo (Uilcom): “Conservare gli asset in Brasile e Argentina”. Serao (Fistel): “La situazione del gruppo sia al centro dell’azione di governo”

Pubblicato il 02 Ott 2013

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Ricapitaizzare Telecom Italia attraverso Cdp. E’ la richiesta della Slc-Cgil che per bocca del segretario nazionale, Michele Azzola, secondo cui la difficile situazione in cui versa la compagnia “se non vincolata a precise scelte di politica industriale, rischia di indirizzare il futuro della compagnia telefonica nazionale su una strada di non ritorno che vedrà la scomparsa dell’azienda”.

“Non si tratta – prosegue il sindacalista – di difendere l’italianità dell’azienda o utilizzare pretestuose minacce di pericoli per la sicurezza nazionale, argomenti utilizzati ad arte per sostenere la tesi dello scorporo della rete, ma di vincolare l’operazione a precisi impegni sugli investimenti e sul futuro dell’azienda.”

“A ciò si aggiunge la necessità di un intervento di ricapitalizzazione di Telecom, necessario per garantire gli investimenti e mettere in tranquillità la situazione finanziaria dell’azienda rispetto ai rischi di declassamento del debito, da realizzarsi attraverso la partecipazione di Cassa Depositi e Prestiti per superare l’anomalia italiana che vede lo Stato assente da un settore strategico le decisioni sul quale sono fondamentali per gli interessi del Paese.”
“Mentre tutte le altre compagnie telefoniche – ricorda Azzola – vedono una partecipazione decisiva del pubblico nella compagine azionaria, l’Italia rischia di essere il secondo Paese, dopo la Grecia, in cui l’azienda è controllata da un diretto competitor.”

“Bisogna preservare il profilo internazionale dell’azienda salvaguardando le partecipazioni in Brasile e Argentina, che saranno la fonte di maggiore sviluppo dei ricavi del gruppo e mantenere l’unicità aziendale evitando di avventurarsi su modelli, come lo scorporo della rete, non applicati in nessun Paese al mondo.”

“Se trovassero riscontro le voci sulle dimissioni di Franco Bernabè, la Cgil ritiene che l’attuale presidente debba, per tutelare tutti gli azionisti e le decine di migliaia di dipendenti, dire cosa ritiene utile per il futuro del gruppo e cosa pensi dell’operazione che vedrà Telefonica acquisire il controllo della società. Politica e Governo devono batter un colpo: vanno immediatamente convocati i vertici di Telefonica e assunti precisi impegni sul piano d’investimenti da realizzare per rispettare gli obiettivi di Agenda Digitale, condizione fondamentale per la ripresa economica del Paese.”

“Laddove le decisioni assunte in CdA andassero in una direzione diversa – conclude Azzola – la risposta dei lavoratori e del sindacato non si farà attendere, avviando tutte le iniziative e mobilitazioni necessarie a salvaguardare gli interessi del Paese e dell’occupazione. Assumere scelte sbagliate ora comporta un’assunzione di responsabilità per la continuità occupazionale di migliaia di lavoratori, non è possibile far ripartire il Paese perdendo e chiudere le principali aziende e uscendo dai settori strategici per il futuro dell’Italia.”

Anche per Salvo Ugliarolo della Uilcom “è importante percorrere la strada della ricapitalizzazione, conservando gli asset in Brasile ed Argentina e con l’obiettivo di mantenere in Italia l’attuale perimetro aziendale garantendo tutti i lavoratori, compresi quelli dei Customer, di tutte le aree Commerciali, dell’Informatica e dei Servizi”.

“La situazione di Telecom deve essere la priorità nell’Agenda di Governo dopo il voto di fiducia, perché il destino di Telecom e dei circa 50.000 lavoratori dipenderà anche dalle decisioni che assumerà l’esecutivo – commenta Giorgio Serao della Fistel – Senza un piano chiaro per il futuro di Telecom le probabili dimissioni di Bernabè possono rappresentare un salto nel buio, l’Azienda ha necessità di ricapitalizzarsi per evitare downgrade e mettendo in sicurezza la situazione finanziaria è possibile affrontare al meglio il futuro industriale di Telecom, evitare vendita di assets, difendere il perimetro attuale e tutto il perimetro occupazionale. Bisogna assolutamente evitare ulteriori speculazioni finanziare su Telecom che hanno accompagnato i suoi ultimi 15 anni di storia distruggendone il capitale e la redditività”.

Domani, giovedì 3 ottobre, in coincidenza con lo svolgimento del Consiglio di Amministrazione di Telecom Italia, si svolgeranno l’attivo nazionale delle Rsu di Telecom e un presidio sotto la sede di Piazza Affari a Milano. Il presidio sarà accompagnato da un primo sciopero di quattro ore dei lavoratori della Lombardia che confluiranno alla manifestazione.

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