MERCATI

Telecom: scorporo a rischio, il titolo va giù

A quanto risulta al Corriere delle Comunicazioni le trattative sono di fatto interrotte. E TI sarebbe pronta a congelare il progetto di spin off. Imminente un incontro tra il premier Letta e Telefonica

Pubblicato il 22 Ott 2013

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Sospesi i colloqui tra Telecom e Cdp sullo scorporo della rete. A quanto risulta al Corriere delle Comunicazioni, nonostante la trattativa sia ancora formalmente aperta, le società non hanno di fatto portato avanti il confronto. Oggi l’Ad di Cdp, Giovanni Gorno Tempini, ha ribadito che per la rete “la porta è sempre aperta” ma che “si stanno aspettando le decisioni di una società privata”.

E addirittura – secondo indiscrezioni di stampa – Telecom Italia sarebbe intenzionata a congelare il progetto di spin off, e il Cda del 7 novembre potrebbe prenderne atto o annunciare che l’idea è stata abbandonata.

“Il fatto che Telefonica sia contraria allo scorporo non è un mistero – dice a Bloombreg una fonte vicina alla vicenda – La questione rimarrà bloccata fino a quando non si scioglie il nodo della partecipazione del gruppo spagnolo in Telecom” e il consiglio potrebbe dire che l’ipotesi rete è cancellata” Secondo la fonte, se Telefonica deciderà di prendere il controllo di Telecom Italia é possibile che si torni a parlare di scorporo della rete, per ora il progetto resta bloccato in attesa delle decisioni in Sudamerica. Il gruppo spagnolo ha acquistato il 66% di Telco e potrebbe salire al 70%, ma mantenendo costanti i diritto di voto. La società può decidere di convertire le sue azioni Telco, acquistando i diritti o di salire al 100% di Telco. A fine maggio di quest’anno Telecom ha approvato di procedere con la societarizzazione della rete.

I rumors frenano il titolo che a Piazza Affari perde l’1,7% per poi risalire a un +0,14% a 0,7372 euro e chiudere a -1,22%.Secondo gli analisti di Intermonte al di là delle indiscrezioni resta “difficile l’annuncio a breve della scissione della rete di accesso, mancando ancora la decisione di Agcom sulle tariffe”. Da un punto di vista industriale per gli analisti di Equita la separazione della rete avrebbe dei riflessi dubbi: teorica miglior regolamentazione, tutta da dimostrare, rispetto a un’accelerazione della discesa della quota di mercato. “Siamo quindi più favorevoli a una Telecom Italia che resti integrata”, affermano gli analisti di quest’altra sim.

Certo che, se il Cda di Telecom Italia congelerà il progetto, “la società sarà costretta a valutare altre soluzioni e l’incontro tra il governo italiano e l’azionista spagnolo sarà determinante”, osservano anche gli analisti di Mediobanca Securities. E’ necessario, in particolare, che Telecom prenda in considerazione un radicale progetto di riduzione del debito che preveda un aumento di capitale o la cessione di Tim Brasil. “Riteniamo sia rischioso restare junk nel lungo periodo e che tale rischiosità sia destinata a riflettersi negli attuali bassi multipli cui tratta il titolo TI su cui manteniamo il rating hold e il target price a 0,65 euro”, precisano a Equita. Va invece avanti la discussione sul progetto di modificare la legge sul’Opa obbligatoria.

Al momento si ipotizza di mantenere la soglia del 30%, accompagnata dal criterio del controllo di fatto, anche se in passato sono già state ipotizzate e poi scartate doppie soglie per determinare il controllo. “La modifica della soglia dell’opa da una parte assicurerebbe maggiore tutela ai soci di minoranza, ma renderebbe poco probabile un’ulteriore crescita della quota di Telefonica”, sostengono gli analisti di Intermonte, confermando il giudizio neutral e il prezzo obiettivo a 0,6 euro sul titolo TI.

Per Massimo Mucchetti, primo firmatario della mozione approvata dal Senato e accolta dal governo la scorsa settimana serve “una norma “semplice, chiara e forte” in materia di Opa. Solo così – avverte il senatore Pd– si può dare risposta alle perplessità di quanti formulano critiche alla introduzione di una seconda soglia per l’Opa obbligatoria, determinata dall’esistenza di un controllo di fatto con una partecipazione inferiore al 30%, approvata in una mozione al Senato nell’ambito della discussione sugli assetti societari di Telecom Italia.

“Con una buona norma -scrive Mucchetti sul Sole 24 Ore – la Consob potrebbe accertare in poche settimane in quali società del listino la maggioranza deliberante dei Consigli sia stata eletta per almeno due volte da un’azionista o da un concerto di azionisti con una maggioranza inferiore al 30%”. Dopo la prima lista, “non sarà ne’ lungo, ne’ difficile, ne’ discrezionale verificare i cambi del controllo sia dentro la partecipazione, sia al superamento della partecipazione medesima. Ci sarà ben poco da fare ex post -prosegue Mucchetti- e l’obbligo dell’Opa a tutela delle minoranze azionarie scatterà tempestivamente”.

L’unica controindicazione della doppia soglia, prosegue il senatore Pd, è che “il mercato del controllo potrebbe essere meno fluido”. Se è vero che “il mercato del controllo è anch’esso un bene”, conclude Mucchetti, è altrettanto vero che “si tratta di bene, per così dire, secondario. Non a caso, la Costituzione non se ne occupa e nei tanti dibattiti in corso sulle riforme istituzionali nessuno pensa di attribuirgli un rango analogo a quello del risparmio”.

Intanto sarebbe imminente un incontro fra il presidente del Consiglio Enrico Letta e il numero uno di Telefonica Cesar Alierta anche se la data ancora non è stata fissata. Ieri da Letta è arrivata una mano tesa agli spagnoli, quando nel suo intervento a un convegno di Confindustria Digitale ha detto che l’Italia si batterà per un mercato unico europeo delle tlc e per la nascita di campioni europei.

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