Telecom Italia, il cda contro Fossati: “Siamo indipendenti”

Il board si oppone alla richiesta di Findim di revocare i consiglieri: “Sempre lavorato per il bene dell’azienda. Nessun rischio da nuovo assetto societario”. Nominato advisor per monitorare l’impatto dell’operazione Telefonica

Pubblicato il 11 Nov 2013

Si inasprisce lo scontro tra Marco Fossati e il cda di Telecom Italia. Findim group, azionista di Telecom con il 5%, ha chiesto la revoca dei consiglieri nominati da Telco visti “gli immediati condizionamenti sulla gestione” che l’incremento della quota di Telefonica in Telco avrà sulle strategie di Telecom, in particolare in America Latina. Contrario il cda di Telecom che, “pur pienamente rispettoso della libera determinazione dei soci in sede di scelta e di mantenimento dell’organo amministrativo”, non condivide “le argomentazioni formulate da Findim Group”, poiché “si fondano sull’asserito condizionamento cui i consiglieri in carica sarebbero potenzialmente esposti a causa dei noti eventi societari che hanno interessato il socio Telco”, mentre il consiglio “ha sempre operato nel pieno rispetto dei principi che sovraintendono la corretta funzione gestoria”.

Il tutto emerge dalle relazioni pubblicate dal cda di Telecom Italia, in vista dell’assemblea ordinaria che si terrà il 20 dicembre. La società che fa capo alla famiglia Fossati – Findim group – spiega che Telefonica, che a gennaio ha la possibilità di salire al 100% di Telco, “appare, infatti, destinata a divenire titolare della maggioranza assoluta del capitale sociale con diritto di voto della stessa Telco”, comportando quindi un mutamento radicale delle “condizioni di rappresentatività di tutti gli amministratori candidati da Telco o successivamente cooptati’, con il rischio che il nuovo assetto proprietario di Telco potrà condizionare le “determinazioni degli amministratori candidati da Telco nella gestione delle partecipazioni detenute dalla Società nei mercati (Brasile e Argentina) sui quali sussiste una forte presenza di Telefonica”. Ciò giustifica quindi la “proposta di rimettere all’assemblea la valutazione in merito all’idoneità degli amministratori candidati da Telco (o successivamente cooptati) di mantenere la carica a fronte delle mutate circostanze e di valutare, quindi, la loro eventuale revoca”.

Nella relazione all’assemblea, il cda di Telecom spiega che “le considerazioni formulate da Findim Group non considerano la corretta configurazione delle posizioni e dei diritti dei componenti del cda”. La holding lussemburghese assume infatti “una sorta di (inesistente) eterodirezione da parte di Telco non soltanto verso Telecom Italia, ma verso i singoli consiglieri”, senza tenere conto che nell’ambito dei consiglieri nominati da Telco “sussistono anche amministratori indipendenti designati dai soci Telco e amministratori indipendenti designati dagli investitori istituzionali”. Il consiglio spiega che le regole di autodisciplina che il cda si è dato “contemplano specifici presidi contro vere o ipotetiche possibilita’ di abuso dell’azionista di riferimento (e dei suoi soci), ai danni dell’interesse della società”.

Tra questi ricorda, in relazione al Sud America, che le procedure Cndc, Cade e Anatel prevedono la separazione tra le attività di Telecom Italia e Telefonica nei mercati argentino e brasiliano, mediante la trattazione delle tematiche corrispondenti in riunioni separate, senza la convocazione e la partecipazione dei consiglieri di espressione di Telefonica. Questi ultimi hanno personalmente assunto “specifici impegni di astensione dalla discussione e dal voto quando vengano esaminate proposte o materie afferenti ad attività della società e/o delle sue controllate nei mercati tlc brasiliano e argentino, oltre che in ogni caso in cui vi possa essere un possibile pregiudizio del gruppo Telecom Italia”.

Il cda di Telecom spiega le due opzioni che potranno verificarsi nella riunione dei soci del 20 dicembre. In caso di approvazione della proposta di revoca, con conseguente cessazione della maggioranza dei consiglieri, si procederà alla nomina del nuovo consiglio di amministrazione, mediante voto di lista.

In caso contrario, verranno nominati, per riportare il numero a 15, i due amministratori in sostituzione di Elio Catania (proposto Angelo Provasoli) e Franco Bernabè, che hanno rassegnato le proprie dimissioni rispettivamente il 13 settembre e il 3 ottobre 2013. La nomina durerà fino alla cessazione del consiglio in carica e quindi fino all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2013. Il rinnovo, come previsto dalla legge, avverrà sulla base di liste depositate presso la sede della società almeno 25 giorni prima dell’assemblea, presentate da chiunque possegga almeno l’1% del capitale, come definito dalla Consob.

“Il consiglio attuale di Telecom è fatto di persone molto perbene e molto preparate – sostiene Gabriele Galateri, presidente delle Generali e membro del Cda di Telecom Italia – Quindi è logico che il Cda ribadisca di avere operato correttamente sotto tutti i punti di vista”. Sul piano Patuano, Galateri ha ricordato che il cda di Telecom “si sta sforzando sotto la guida di Patuano di identificare e portare avanti il piano che Patuano ha esposto e che dà delle prospettive obiettivamente incoraggianti” al gruppo.

stata convocata l’assemblea il 20 dicembre. Galateri e’ stato interpellato a margine di un convegno sul cambiamento climatico e il ruolo delle assicurazioni che si e’ tenuto oggi a Venezia.

Intanto, si legge ancora nella relazione, Telecom Italia ha nominato un advisor indipendente, per “monitorare gli sviluppi delle possibili conseguenze per la società degli accordi intercorsi tra i soci Telco intervenuta in data 24 settembre 2013”. La richiesta era stata avanzata da Marco Fossati.

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