LA VERTENZA

Nsn, c’è l’accordo per evitare i licenziamenti

Intesa raggiunta in Assolombarda. La Fiom Cgil: “Rimangono irrisolti i problemi di fondo. Ne chiederemo conto al Governo durante lo sciopero del 12 dicembre”. L’azienda: “Così testimoniamo la volontà di voler restare sul mercato italiano”

Pubblicato il 06 Dic 2013

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Trovato in Assolombarda l’accordo che consentirà di evitare i 226 licenziamenti che Nokia solutions networks aveva annunciato in estate, e che a oggi sono sarebbero invece 198. L’intesa prevede la Cassa integrazione ordinaria per 26 settimane a partire dal 16 dicembre, ed è arrivata dopo la rottura delle trattative di fine ottobre e dopo una intensa mobilitazione dei lavoratori. L’azienda ha anche offerto incentivi all’esodo su base volontaria per i lavoratori che decideranno di accettare entro il 31 gennaio 2014, dove l’incentivo proposto è di 18 mensilità (con andamento a scalare a seconda del momento scelto per l’uscita), più 8mila euro.

L’accordo raggiunto, commentano da Nsn, è un ulteriore passo in avanti verso l’obiettivo del raggiungimento di un’organizzazione italiana efficiente e focalizzata sulla strategia globale incentrata sulla banda larga mobile. Sicuramente sono stati raggiunti obiettivi di efficientamento importanti, ma il miglioramento dev’essere costante per poter raggiungere gli obiettivi fissati nel novembre 2011. Nsn coglie così l’occasione per rispondere alle accuse di chi prospettava una volontà dell’azienda di abbandonare il mercato italiano. “La tenacia di voler mitigare l’impatto sociale di progetti di ristrutturazione – affermano dall’azienda – testimonia la volontà di restare sul mercato”.

“Ma l’intesa – spiegano dalla Fiom Cgil – non risolve i problemi di fondo, a partire da una credibile politica industriale dell’azienda”.

“Nell’ultimo anno, infatti – affermano dal sindacato – Nsn ha già ridotto del 50% la forza lavoro (circa 500 dipendenti) nel nostro paese. I licenziamenti scongiurati con l’accordo di ieri avrebbero significato un’ulteriore accelerazione rispetto alla dismissione di Nokia solutions networks dall’Italia”.

“È oggi ancora più urgente – si legge in una nota della Fiom Cgil – che il Governo convochi un tavolo per discutere della politica industriale dell’azienda”.

Proprio la richiesta di una “vera politica industriale” per tutto il settore dell’Ict, la Fiom ha proclamato lo sciopero generale delle lavoratrici e dei lavoratori dell’Information and communication technology e manifesterà a Roma, davanti a palazzo Chigi, il 12 dicembre.

Le difficoltà del settore sono evidenziate dalle vertenze ancora aperte, da Alcatel Lucent, su cui il Governo è impegnato in una mediazione con l’azienda rispetto agli altri 586 esuberi annunciati in Italia, a Jabil, per cui proprio nei giorni scorsi si è arrivati a scongiurare i licenziamenti nella sede di Marcianise in Campania, per un settore che Fabrizio Potetti, responsabile nazionale Ict della Fiom, ha definito “in condizioni disperate”.

Lo sciopero del 12 dicembre si inserisce in una più ampia due giorni di mobilitazione del sindacato dei metalmeccanici, che inizierà l’11 dicembre con l’arrivo di 30 camper provenienti da tutta Italia nelle vicinanze di piazzale Flaminio. Da qui si divideranno in sei gruppi che raggiungeranno le sedi dell’informazione televisiva (Rai, La7, Sky e Mediaset) e i ministeri dello Sviluppo economico e del Lavoro, “dove verrà costruito – si legge in una nota della Fiom – un muro di scatole con i nomi e i numeri delle crisi aziendali”.

Trascorsa la notte in piazza del Popolo, da lì il 12 mattina partirà il corteo che porterà i manifestanti fino a Palazzo Chigi, “dove la Fiom – prosegue il comunicato – ha chiesto un incontro con il Governo per rimettere al centro dell’agenda politica e istituzionale il lavoro e le politiche industriali”.

Tra i temi al centro della discussione anche la richiesta al Governo di fare un passo indietro rispetto alla privatizzazione di StMicroelectronics, che Roberta Turi, segretario nazionale Ict della Fiom, ha definito “una svendita”. “E’ paradossale liberarsi delle attività sane che generano utili – aveva detto – E’ necessario coordinare gli interventi pubblici tra Ue, Governo e Regioni. Oggi anche la Grecia sta facendo meglio dell’Italia”.

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