Telco comincia a temere, spunta un piano B

Si lavora a una lista di 5 nomi da sottoporre al voto dell’Assemblea di Telecom Italia in caso di revoca del Cda, ipotesi che non sarebbe più considerata così campata in aria. Findim affila le armi

Pubblicato il 13 Dic 2013

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L’esito dell’Assemblea del 20 dicembre? Potrebbe riservare sorprese. Ed è la stessa Telco ad aspettarsele, almeno a giudicare dal “piano B” a cui la holding sta lavorando per non trovarsi spiazzata in caso di revoca del cda come da proposta dell’azionista Marco Fossati (Findim). Che gli azionisti di minoranza non abbiano i numeri per azzerare l’attuale cda non è dunque scontato. Ed è per questo che Telco ha deciso di prepararsi per l’appuntamento con un piano alternativo appunto: secondo indiscrezioni del Sole 24Ore la holding che controlla Telecom Italia avrebbe nel cassetto una lista di 5 nomi da sottoporre al voto dell’Assemblea in caso di revoca dell’attuale board per andare a comporre la nuova squadra (Telco ha già indicato Marco Patuano, Julio Linares di Telefonica e Stefania Bariatti in qualità di membri del Cda in caso di revoca del board- sarebbero loro dunque, una volta eletti, a votare per i restanti 5 membri da integrare nel nuovo board). E c’è da aspettarsi che anche Findim stia lavorando alla scelta di altrettanti nomi da sottoporre al voto. La lista sarà individuata in occasione del cda di Telco convocato in tutta urgenza il 19 dicembre a ridosso dell’Assemblea di Telecom Italia.

Al momento sulle liste alternative il riserbo è massimo, ma a quanto si apprende si starebbe lavorando a nomi “indipendenti”. Riguardo alla presenza attesa in Assemblea la partecipazione del capitale – stima il Sole 24Ore – potrebbe aggirarsi tra il 45% e il 50%, un’affluenza superiore a quella dell’ultima assemblea di aprile, dove era rappresentato il 44,4% del capitale ordinario. E la percentuale potrebbe crescere se decidesse di scendere in campo Blackrock, che potrebbe fare la differenza con il suo 5,13%. Numeri importanti poiché di fatto è sulla conta delle rappresentanze che si gioca l’esito del board (revoca o non revoca). Secondo l’analista finanziario Alessandro Frigerio “non ci sarà alcun colpo di scena” – ha dichiarato ai microfoni di Class-Cnbc. “Tendenzialmente c’è sempre una partecipazione molto bassa, già raggiungere il 50% del capitale sarebbe un grande successo. Ma considerando che da sola Telco possiede il 20%, forse non è così improbabile che si raggiunga almeno la metà del capitale sociale. E se così fosse per Fossati sarebbe dura ottenere la revoca del board.

Intanto si comincia a guardare avanti, all’Assemblea di aprile 2014: sempre secondo indiscrezioni i tre soci italiani di Telco – Generali, Intesa Sanpaolo e Mediobanca – starebbero valutando un passo indietro rispetto alla presenza diretta in Consiglio. Si starebbe dunque rafforzando l’ipotesi di una squadra composta sempre più da consiglieri indipendenti. Il tentativo di ridurre la presa diretta di Telco su Telecom Italia rappresenterebbe anche una risposta alle polemiche sollevate al momento della vendita di Telecom Argentina e sulla questione del convertendo, ossia soprattutto ai conflitti di interesse in campo. Si darebbe inoltre al consiglio di amministrazione una struttura più simile a quella dei cda delle public company.

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