LE STIME SUI CONTI

Telecom: conti in calo ma il 2014 promette molto bene

Ricavi a -20% a quota 23,4 miliardi, ebitda a -18,1%, ma indebitamento in miglioramento: 1,2 miliardi in meno. Queste le stime di 12 case d’affari sui conti di Telecom Italia sul tavolo del cda del 6 marzo. Ma per Fitch questo sarà l’anno della svolta

Pubblicato il 03 Mar 2014

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Ricavi a quota 23,462 miliardi, un ebitda reported a 9,537 miliardi (ebitda margin al 40,6%), un indebitamento netto a 27,050 miliardi di euro e un capex a 4,339 miliardi. Sono queste le stime di consensus di 12 case d’affari sui conti Telecom Italia che verranno approvati il 6 marzo dal cda e diffusi con tutta probabilità la mattina successiva, prima dell’apertura dei mercati. I ricavi registrano così un calo del 20,47% rispetto ai 29,503 miliardi del 2012 (-1,5% rispetto al 2011, +0,5% in termini organici), l’ebitda diminusce del 18,1% (erano 11.645 milioni l’anno precedente), mentre l’indebitamento finanziario netto diminuisce di 1,224 miliardi rispetto ai 28,274 miliardi di fine 2012 (30.414 milioni al 31 dicembre 2011).

Nel 2012 Telecom aveva registrato una perdita di 1,6 miliardi di euro (-4,8 miliardi nel 2011), a causa di svalutazioni dell’avviamento per oltre 4 miliardi. Escludendo tale impatto, altre partite non ricorrenti e un beneficio fiscale di 319 milioni di euro, il risultato netto consolidato era positivo per 2.394 milioni di euro. Per quanto riguarda il solo quarto trimestre, le stime indicano ricavi a 5,898 miliardi, un ebitda reported a 2,397 miliardi (ebitda margin al 40,6%) e un capex a 1,321 miliardi.

Secondo Fitch, però, il 2014 può rappresentare per Telecom il punto di svolta. Secondo gli analisti, quest’anno il gruppo può ”vedere il ritmo del declino dei ricavi nazionali moderarsi” e ”ci sono già chiari segni che l’intensa concorrenza sui prezzi mobile si sta stabilizzando”. Due terzi dei ricavi poi ”provengono dalle sue attività nel fisso” e ”prevediamo che alcuni cali nei ricavi di questo settore siano stati ciclici e dovrebbe migliorare se l’Italia torna a crescere”. L’agenzia di rating spiega in un report ”perché Telecom è ancora ”investment grade’, ovvero perché a differenza di Moody’s non l’ha tagliata a “spazzatura”. Terrà d’occhio soprattutto l’ultimo trimestre 2013 e il primo 2014 per cercare segni di miglioramento. Per evitare il declassamento Telecom dovrà ”rallentare in modo significativo il calo dell’ebitda nel 2014 e 2015” e mantenere il suo rapporto tra debito ed ebitda inferiore a 3,5.

Intanto Kepler Cheuvreux ha confermato il rating buy su Telecom e il pezzo obiettivo a 1 euro. L’ad del gruppo, Marco Patuano, ha affermato in un’intervista che il documento approvato la scorsa settimana dal board aiuterà a stabilizzare la struttura azionaria di Telecom Italia e a rendere la governance più indipendente. “Crediamo che la visibilità sia bassa sull’M&A in Brasile nel 2014”, spiegano gli analisti aggiungendo però che Telecom non ha abbastanza risorse per implementare una strategia in Brasile. Il gruppo è inoltre esposto al consolidamento del mercato e al miglioramento del contesto macroeconomico in Italia.

Gli analisti di Banca Akros hanno alzato il target price a 0,78 euro da 0,65 euro, confermando la raccomandazione hold. Gli esperti hanno aumentato il prezzo obiettivo per tenere conto del miglioramento delle condizioni finanziarie e del valore di Tim Brasil, anche considerando la debolezza della valuta brasiliana. “L’aumento del Tp è principalmente guidato dall’evoluzione finanziaria del mercato in Italia e in Brasile”, commentano gli analisti, aggiungendo che “l’azione ha sopraperformato il mercato di circa il 10%” nell’ultimo periodo, “beneficiando sia delle speculazioni sull’M&A sia del re-rating dei Paesi periferici. Crediamo che l’attuale prezzo di Borsa del titolo rifletta correttamente questi fattori”. Lo scenario di una fusione tra Tim Brasil e Gvt sta diventando sempre più probabile, “rispetto ad una cessione dell’asset brasiliano”, proseguono gli esperti, aggiungendo che la creazione di valore attesa da questo scenario e dalle implicazioni finanziarie dovrebbe essere minore rispetto ad una completa cessione di Tim Brasil, “mentre le implicazioni strategiche sono più convincenti”, conclude Banca Akros.

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