LA PROPOSTA

Cdti: “Telemedicina sia rimborsabile dal Sistema sanitario nazionale”

Il vicepresidente Gregorio Cosentino lancia la proposta: “Migliora l’efficacia delle prestazioni, non includerla nel Ssn aumenta gli sprechi”

Pubblicato il 03 Ott 2014

Includere la telemedicina nelle prestazioni del Servizio sanitario nazionale (Ssn): è la richiesta rivolta al governo dal Cdti (Club Dirigenti Tecnologie dell’Informazione) in un recente convegno a Roma.

Come spiega Gregorio Cosentino, vicepresidente del Cdti di Roma, questo organismo, per contribuire con le competenze ed esperienze dei propri soci al progresso del Paese, ha costituito un gruppo di lavoro sulla Sanità e ha individuato nella telemedicina una “tematica baricentrica nello sviluppo della E-Health”.

Coinvolgendo professionalità multidisciplinari quali medici, ricercatori, alcuni dei principali fornitori del settore, imprenditori, professionisti e dirigenti informatici, il gruppo di lavoro – anche analizzando le linee d’indirizzo recentemente emanate – ha fornito in un documento gli elementi informativi per lo sviluppo dei servizi e la razionalizzazione dei costi mediante l’impiego delle tecnologie informatiche.

Questo documento, reso appunto pubblico in occasione di un affollato convegno svoltosi il 16 Settembre nella capitale, contiene le proposte per un concreto e competente supporto alla “strategia di governo” per la diffusione dei servizi di telemedicina nel territorio. Servizi riconosciuti come importante strumento di cura e assistenza a integrazione dei servizi socio-sanitari esistenti, efficace per il contenimento dei costi e incremento dei servizi, motore di nuova occupazione nel mercato.

Cosi come proposto da molti relatori intervenuti alla tavola rotonda, “è fondamentale assegnare una voce di spesa budgettaria ai servizi di telemedicina, a garanzia del loro utilizzo nelle strutture sanitarie” dice Cosentino, che però rileva: “Tale proposta, pur rappresentando un significativo passo avanti, non è però esaustiva, se da una parte ne può agevolare l’utilizzo, dall’altro comporta il rischio che non venga garantita l’appropriatezza della prestazione di telemedicina”.

L’appropriatezza, argomenta il vicepresidente del Cdti, è garantita dal fatto che l’operatore sanitario utilizza i servizi di telemedicina non a propria discrezione, ma perché sono inclusi in percorsi assistenziali standard (Pdta), adattati alle esigenze specifiche della persona (Pai). Questo si porta dietro la necessità di definire un nomenclatore dei servizi di telemedicina e di definire nuovi Pdta (socio-sanitari) per la gestione della cronicità sul territorio e della disabilità in cui siano inseriti i servizi di telemedicina.

“La definizione tariffaria per le prestazioni in telemedicina si ritiene quindi essenziale” afferma quindi Cosentino. “La telemedicina è una modalità di cura che migliora efficacia, efficienza ed appropriatezza del sistema e non includerla nelle prestazioni del Ssn riduce l’efficienza ed aumenta gli sprechi”.

Come proposta per il breve termine, il Cdti suggerisce nel suo libro bianco di definire una rimborsabilità delle prestazioni che utilizzano la telemedicina per analogia, univoca su tutto il territorio nazionale.

In un contesto che vede la chiusura di presidi sanitari, la loro trasformazione, il potenziamento delle cure primarie e l’articolazione della rete ospedaliera in hub & spoke, “l’innovazione digitale può svolgere un ruolo chiave sia nell’evoluzione dei modelli assistenziali, sia in quelli organizzativi, come fattore abilitante e in taluni casi determinante per la loro realizzazione” conclude Cosentino. Ma “per promuovere in modo sistematico l’innovazione digitale e non lasciare che questa sia realizzata in modo sporadico, parziale, non conforme alle esigenze della sanità pubblica, è necessario predisporre un piano strategico che contenga alcuni interventi normativi per rimuovere alcuni ostacoli che rallentano o, in alcuni casi, ne impediscono la diffusione”.

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