PRIVACY

Intercettazioni, l’America a caccia di una tecnologia “evoluta”

La National Academy of Science, su richiesta del presidente Usa Obama, ha esaminato la pratica della raccolta massiccia di dati da parte dell’intelligence: nessun software di ricerca avanzato può fare meglio

Pubblicato il 16 Gen 2015

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Non c’è alternativa alle intercettazioni di massa delle comunicazioni telefoniche da parte delle autorità di polizia per difendere gli Stati Uniti dal terrorismo: uno studio federale americano ha concluso che non ci sono sistemi efficaci come la “raccolta massiccia” di informazioni su tutte le telefonate effettuate negli Stati Uniti, con buona pace dei paladini dei diritti civili che ritengono la pratica un’intollerabile invasione della privacy.

Il dibattito sulle intercettazioni, come noto, si è infiammato l’anno scorso dopo le rivelazioni di Edward Snowden sugli avanzati programi di sorveglianza del governo Usa, tanto che il presidente Barack Obama avrebbe voluto una vasta riforma dell’Nsa. Obama ha anche chiesto alle agenzie dell’intelligence di valutare le pratiche correnti per capire se esistono altri modi per captare le comunicazioni tra i terroristi o sospetti tali senza attingere in modo massiccio alle comunicazioni di tutti i cittadini.

Ma la National Academy of Science, in uno studio dettagliato che ha visto la partecipazione di esperti delle comunicazioni e della cyber-sicurezza ed ex funzionari dell’intelligence, ha concluso che “nessuna tecnica basata su software può pienamente sostituire la raccolta di dati tramite l’intelligence”. Tuttavia lo studio indica anche che ci sono modi per “controllare l’uso dei dati raccolti” e assicurarsi che, una volta che i dati arrivano in mano al governo, vengano poste in essere forti protezioni della privacy.

L’esito dello studio non è forse quello che sperava di ottenere Obama. Il presidente pensava che nuove tecnologie di ricerca avrebbero resto possibile effettuare una raccolta “mirata” dei dati delle conversazioni telefoniche, ma secondo i ricercatori della National Academy of Science questo non è possibile.

“Da un punto di vista tecnologico, rinunciare alla raccolta massiccia significa che agli analisti dell’intelligence verrà a mancare parte dell’informazione di cui hanno bisogno”, ha detto Robert F. Sproull, presidente del comitato che ha esaminato la questione ed ex direttore dei Sun Labs di Oracle. Ma, ha aggiunto, “questo non vuol dire necessariamente che l’attuale raccolta massiccia debba continuare”.

E’ anche vero che i recenti fatti internazionali hanno di nuovo modificato il quadro. Un attacco come quello a Charlie Hebdo a Parigi, e in generale l’ascesa dello Stato Islamico, rendono evidente la necessità per le agenzie di intelligence di accedere ai dati e esercitare una forte vigilanza. Le forze di polizia americana (e anche britanniche) hanno già criticato la decisione di Apple, Microsoft e altre aziende tecnologiche di bloccare il monitoraggio delle agenzie governative criptando le comunicazioni che passano sui loro computer e device mobili. David Cameron, primo ministro britannico, sta sollevando questo problema nel suo incontro di questi giorni con Obama.

Ciò non toglie che la American Civil Liberties Union, da sempre fortemente critica verso i programmi di “spionaggio” della Nsa, abbia dichiarato che “sarebbe un errore leggere il report della National Academy come un avallo della politica della raccolta di massa delle informazioni”. Per l’Aclu, il report non contraddice affatto la tesi delle associazioni dei consumatori secondo cui questa raccolta di massa non riesce a fermare il terrorismo e riconosce che ci sono “misure aggiuntive” che le forze di intelligence possono adottare per aumentare la trasparenza e limitare l’uso delle informazioni raccolte.

Lo studio infatti esamina i modi con cui le forze di polizia possono circoscrivere le loro ricerche; tuttavia ritiene “insoddisfacenti” i risultati di approcci diversi dalla raccolta di massa delle informazioni. “La sorveglianza di massa è inquietante”, riconosce il report, “e molti tribunali si sono chiesti se sia costituzionale”. Ma in ultima analisi per i ricercatori gli Stati Uniti si devono concentrare su come mettere un limite al modo in cui i dati sono visionati e usati, non restringere la quantità di dati che viene raccolta.

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