LA SFIDA E-PAYMENT DELLA PA

Poggiani: “L’e-payment pubblico per innescare il domino digitale”

Usare la riforma dei pagamenti per scatenare un circolo virtuoso che consenta all’Italia di fare il grande salto nella digital era. Questa l’ambizione del governo Renzi che fa leva sull’Agid come braccio operativo per innescare la miccia dei servizi innovativi a cittadini e imprese. Ma la strada non sarà in discesa

Pubblicato il 02 Feb 2015

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Usare il sistema pagamenti della PA come leva per diffondere il digitale alle radici della società italiana. È questa l’ambizione ultima di un piano che troverà piena esplicazione quest’anno, sotto l’egida dell’Agenzia per l’Italia Digitale. A marzo si completerà il viaggio della fattura elettronica obbligatoria verso la PA, includendo anche quella locale. Entro il 31 dicembre poi, tutti gli enti dovranno consentire ai cittadini di pagare servizi e tributi della PA con modalità molteplici e innovative. Al contempo, si affinerà il sistema dell’e-procurement. I vantaggi, nel breve periodo sono noti e già ottenuti, almeno in parte, con la fattura elettronica obbligatoria e l’e-procurement: risparmi e maggiore efficienza nella PA e, a cascata, nelle imprese.

Ma è appunto all’ambizione di lungo periodo – traghettare tutti ai vantaggi del digitale – che l’Italia sta già lavorando, visto che la roadmap delle norme è ormai definitiva. Il concetto è chiaro nelle parole di Alessandra Poggiani, a capo dell’Agid: “Trasparenza, facilità nel completamento di una transazione senza uscire di casa, riduzione dei costi di transazione a carico dei cittadini, maggiore fiducia verso la moneta elettronica. Sono solo alcuni dei motivi per cui la completa attivazione del sistema dei pagamenti elettronici della PA è una priorità”, dice al nostro giornale. “Qualunque cittadino deve poter pagare servizi, imposte, e qualsiasi altro importo a credito della PA, direttamente online. L’Agenda per la semplificazione 2015-2017 del ministro Marianna Madia che vede Governo ed enti locali impegnati per assicurare la realizzazione di alcuni obiettivi strategici, comprende anche la completa attuazione– entro dicembre 2016- del progetto PagoPA a cui in questi ultimi mesi stanno già aderendo molte amministrazioni”, aggiunge.

Gli obiettivi sono due. Da una parte, migliorare l’usabilità dei servizi online; ciò che finora è stato un po’ il tallone d’Achille dell’e-gov italiano. E per migliorarla bisogna rendere facile e immediato tutto il processo, fino al pagamento. “Servizi più usabili, comodi e facili sono la chiave per innescare finalmente un nuovo e più positivo rapporto fra amministrazione e cittadino“, dice Poggiani.

Il secondo obiettivo guarda più in prospettiva: migliorare la confidenza dei cittadini con la moneta elettronica e le transazioni online. “L’effetto è duplice: rendere più certe le entrate per i servizi pubblici, facilitando le modalità dei pagamenti per i cittadini e le imprese, e indirettamente sviluppare l’e-commerce e la diffusione dei pagamenti online anche a beneficio del settore privato”, spiega Poggiani.

Semplificare i servizi digitali e ampliarne la portata, per convincere i riluttanti cittadini “analogici” è la filosofia anche di Italia Login! (la Casa del Cittadino), un altro dei progetti dell’Agenda digitale e la principale novità contenuta nel piano Crescita Digitale (per l’uso dei fondi pubblici 2014-2020).

Si parte dalla PA, quindi, per convertire al digitale- a traino- anche il settore privato. Un vantaggio che si esprimerà appieno solo nel medio-lungo periodo, come si potrà vedere anche nel caso della fattura elettronica. Qui ci sono auspicabili due passi ulteriori, rispetto al semplice uso e invio di fatture in formato elettronico strutturato alla PA. Primo, che le aziende italiane lo adottino per tutte le fatture, anche quelle tra privati. Secondo, che si arrivi alla digitalizzazione dell’intero processo di acquisto, per finire con la conservazione in digitale.

Secondo stime di School of Management-Politecnico di Milano, la gestione digitale integrata dell’intero processo dà benefici sei volte maggiori rispetto alla sola fattura elettronica. “È un cammino ancora lungo, che però finalmente va delineandosi”, dice Paolo Catti, responsabile di questo ambito per il Politecnico. “Andiamo verso l’integrazione dei diversi strumenti digitali già oggi tecnologicamente disponibili, tuttavia usati ancora spesso a macchia di leopardo”.

Non si tratta solo di digitalizzare i singoli ambiti di pagamento verso e dalla PA. Ciò a cui sta lavorando l’Agid è un piano a 360 gradi che parli solo la lingua del digitale. Significa integrare e-procurement, fatturazione elettronica e pagamenti alla PA in un modello unico.

È solo con un sistema digitale unico (che segue la relazione Pa-cittadino-imprese dall’inizio alla fine) che si ottengono, infatti, al massimo i benefici della trasformazione: maggiore produttività del personale, risparmio di tempo, migliore controllo sulla spesa, più certezza e tracciabilità nei pagamenti. E, in generale, una spinta a tutto il sistema Italia sul cammino del digitale, facendo passare il messaggio che questo non è più una mera alternativa, ma è la sola possibilità che un Paese moderno deve considerare.

Ci si può chiedere che cosa manchi per questo obiettivo. Uno degli ostacoli principali è la stessa organizzazione della PA. E-procurement e fattsurazione elettronica sono gestiti come strumenti separati, che impattano su attività slegate e uffici diversi. Per esempio, oggi l’e-proc ha una quota di acquisti pubblici ancora limitata: circa il 10%, secondo stime del Politecnico. Il sistema dei pagamenti dai cittadini alla PA deve invece ancora andare a regime. Ufficialmente sono 34 gli enti che vi aderiscono, ma sono molto meno quelli che già erogano i servizi in questo modo (tra le Regioni, sono 3 su 10aderenti). A frenare il cambiamento sono prassi, modelli organizzativi, competenze e sistemi informativi non ancora pronti, nonostante l’impegno dell’Agid ad accelerare. Ne deriva che per trasformazioni così profonde è necessario uno sforzo di sistema, in cui tutti i soggetti deputati al cambiamento collaborino. Ed è proprio questo il senso della strategia perseguita dall’Agenzia, che si sta facendo punto di incontro tra enti locali, centrali e le diverse parti della società civile che possono avere un ruolo nella partita.

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