LA RISOLUZIONE

Terrorismo, l’affondo dell’Europarlamento: “Il Pnr non violi la privacy”

Approvata una risoluzione in cui si chiede agli Stati membri che i lavori sul pacchetto per la protezione dei dati personali procedano di pari passo con quelli sulla proposta sul Passenger Name Record. “Garantire il bilanciamento tra i diritti dei cittadini e la protezione da attacchi terroristici”

Pubblicato il 11 Feb 2015

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I colloqui sul Pnr (Passenger Name Record) e sulla protezione dei dati personali devono andare di pari passo. E’ quanto prevede una risoluzione votata dall’Europarlamento. I deputati di Strasburgo sostengono la creazione di programmi di de-radicalizzazione, l’intensificazione dei controlli alle frontiere esterne dell’area Schengen e un migliore scambio di informazioni tra gli Stati membri, con il duplice obiettivo di proteggere l’Ue da attacchi terroristici e di tutelare i diritti dei cittadini. La risoluzione comune è stata adottata con 532 voti favorevoli, 136 voti contrari e 36 astensioni.

In questo senso la risoluzione invita gli Stati membri a far avanzare più rapidamente i lavori sul pacchetto legislativo per la protezione dei dati personali, in modo che tali negoziati possano procedere parallelamente a quelli sulla proposta sul sistema Ue di condivisione dei Passenger Name Record (Pnr). Di contro Strasburgo si impegna “per la finalizzazione di una direttiva Pnr dell’Ue entro la fine dell’anno” e incoraggia gli Stati membri a far avanzare i lavori sul pacchetto relativo alla protezione dei dati, “affinché i negoziati su quest’ultimo e sulla direttiva Pnr possano svolgersi in parallelo”, si legge nella risoluzione.

Gli eurodeputati esortano inoltre la Commissione a tener conto delle conseguenze della sentenza della Corte di giustizia dell’Ue sulla direttiva sulla conservazione dei dati personali e a invitare esperti indipendenti a fornire orientamenti “sulla necessità e la proporzionalità” del sistema Pnr.

I deputati chiedono un approccio articolato in vari livelli per affrontare la radicalizzazione, invitando gli Stati membri a: investire in programmi sociali ed educativi che affrontino alla radice le cause della radicalizzazione; controbilanciare l’incitamento in rete a compiere atti terroristici; prevenire il reclutamento e gli espatri mirati all’adesione a organizzazioni terroristiche; smantellare il sostegno finanziario alle organizzazioni terroristiche e il traffico di armi da fuoco; impostare programmi di “disimpegno e de-radicalizzazione”.

Per prevenire la circolazione di sospetti terroristi è necessario rafforzare i controlli alle frontiere esterne, escludendo la possibilità di prendere in considerazione proposte volte a sospendere il sistema Schengen. Si incoraggiano, dice il documenti, “gli Stati membri a rendere più severe le regole vigenti e a fare un miglior uso del sistema di informazione di Schengen (Sis) e del sistema di informazione anticipata sui passeggeri (Apis)”.

Infine gli Stati membri dovrebbero migliorare lo scambio di informazioni tra le autorità preposte all’applicazione della legge e le agenzie dell’Ue. “In particolare, essi dovrebbero garantire che le proprie unità nazionali forniscano a Europol le informazioni pertinenti, hanno aggiunto i deputati evidenziano gli eurodeputati – Essi osservano che solo il 50% delle informazioni riguardanti il terrorismo e la criminalità organizzata sono fornite dagli Stati membri a Europol e Eurojust. Sostengono infine la creazione di una piattaforma europea antiterrorismo all’interno di Europol, così da ottimizzare le sue capacità operative, tecniche e di scambio di intelligence”.

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