INTERNET

Net neutrality, negli Usa è (anche) questione di lobby

Per scongiurare il rischio della riclassificazione le Tlc puntano a modificare radicalmente la legge, e Obama può porre il veto. Ma sarà difficile per i democratici resistere, perché il settore delle Tlc è straordinariamente generoso con i suoi contributi alle campagne elettorali

Pubblicato il 16 Feb 2015

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Una discussione durata anni e una procedura che ha visto milioni di commenti pubblici, tanto ci è voluto per decidere sulla net neutrality. In questi giorni sarà esaminata al Congresso Usa la proposta annunciata come la madre delle nuove regole per preservare internet come una piattaforma aperta per l’innovazione e la libera espressione. Si tratta però solo in parte di norme sulla neutralità, perché molte disposizioni sono estranee al tema e hanno un altro obiettivo.

Se da un lato infatti si è cercato di dare una soluzione alle tensioni tra gli operatori di rete, che vogliono gestire con maggiore autonomia le loro infrastrutture per massimizzare i ricavi, e gli utenti, dall’altro si è tentato di rivedere profondamente il ruolo della Federal Communication Commission, ruolo ritenuto troppo ampio dalla nuova maggioranza congressuale. Il disegno di legge proposto dai repubblicani sulla net neutrality, nato per affrontare le preoccupazioni circa la cosiddetta “equità della rete”, finisce infatti per rimuovere o limitare le competenze della Fcc in una serie di settori.

Si vorrebbe in particolare impedire alla Commissione di modificare la regolamentazione dell’accesso a danno degli operatori dominanti come Comcast o Verizon, da molti invece visti come i veri custodi dell’online. Ad esempio, nei casi in cui questi operatori siano sovvenzionati per fornire servizi di comunicazione in zone difficili da raggiungere (come le aree rurali e le riserve), sono posti ostacoli alla capacità del Fcc di garantire che gli stessi fondi non siano utilizzati per implementare l’accesso a internet ad alta velocità. Alla Fcc sarebbe poi inibita la capacità di utilizzare la sua autorità legale per proteggere i consumatori contro gli abusi della privacy o contro le pratiche commerciali scorrette. Al posto dell’intervento della Commissione invece oneri per i consumatori e le imprese di provare le loro lamentele attraverso un prolungato e costoso contenzioso.

Cosa sta realmente accadendo con il progetto di legge nato a parole per salvaguardare la neutralità della rete? Sembra che il vero obiettivo sia sbarazzarsi della legge sulle telecomunicazioni esistente. Lo slogan è: “ammodernare il Communication Act” ma sotto si gioca un’altra partita. Comcast, Verizon e At&T corrono il rischio di avere i servizi di accesso a internet ad alta velocità classificati come “servizi di telecomunicazioni” sotto il “Titolo II” della stessa legge. Questo è un rischio che le aziende non sono disposte a correre, perché dovrebbero dire agli investitori che alcune delle loro attività future possono continuare ad essere condizionate dalla regolazione. Per scongiurare questa eventualità si vuole perciò modificare radicalmente la legge. Quale migliore occasione dunque che l’ampio consenso che spinge le nuove regole a garanzia della neutralità. Certo il Presidente Obama può porre il veto. Ma anche se fosse non sarà la fine. A quel punto, i leader di Camera e Senato richiederanno una rielaborazione bipartisan dell’intero statuto telecom. E sarà difficile per i democratici resistere, perché il settore delle telecomunicazioni è straordinariamente generoso con i suoi contributi alle campagne elettorali. Secondo il Centro indipendente Responsive Politics, At&T, Comcast, Verizon sono infatti tra i primi dieci spender aziendali in lobbying.

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