State pensando alla vostra auto del futuro? La vostra fantastica automobile con annesso sistema di comunicazione wireless a banda larga, sempre online, capace di dialogare con la casa madre, programmare manutenzione, prevedere guasti, fornire intrattenimento ai vostri passeggeri, previsioni del tempo, informazioni personalizzate di tutti i tipi e mille altri specie di dati? E poi guardate la vostra “vecchia” auto, che ancora dovete finire di pagare, e vi rendete conto che l’epoca della Internet of Things in mobilità per voi arriverà almeno fra quattro o cinque anni, crisi permettendo?
Non dovete più temere. Le cose vanno in una direzione molto diversa. La vera opportunità di mercato negli anni a venire non sono le nuove smart car, ma il retrofitting delle “vecchie” auto tradizionali. Quelle già in circolazione e quelle in produzione ma senza le aggiunte tecnologiche di un’auto sempre connessa alla rete. In questo, due tecnologie giocano un ruolo chiave: la rete di telefonia mobile 4G LTE e soprattutto il cloud.
A noi in questa sede ovviamente interessa la seconda: ci sono aziende, come l’americana Delphi, che stanno già commercializzando moduli per mettere in post-vendita la connessione LTE e garantire l’accesso a una serie piuttosto ampia di servizi cloud: a partire dalla localizzazione dell’auto e passando alla possibilità di avere le chiavi della macchina virtualizzate in un’app sul telefonino o di trasformare l’auto in un hot-spot Wifi.
Negli Usa questo mercato è parecchio affollato: Delphi è un nome storico (ha inventato l’accensione elettrica nel 1911, la prima radio elettrica integrata nel 1936, il primo sistema di navigazione satellitare nel 1994) ma ci sono anche altre tipologie di aziende sul mercato. A partire da Automatic, Metromile e Zubie Key, senza scartare l’americana Verizon. E in Europa, sta lavorando molto sul tema la francese Orange. Dopotutto, connettere l’automobile è parte del business di una telco, in grado di offrire la connettività anche al di là dei confini nazionali e di aggiungere servizi cloud.
Ma qual è il mercato che queste aziende si immaginano? Non quello tradizionale dell’auto in Europa, per essere sinceri. L’idea che sta emergendo è che le prime “piazze calde” saranno soprattutto gli Usa, seguiti dalla Cina e poi dall’America Latina, soprattutto dal Brasile.
Questa trasformazione sta cambiando anche il modo in cui i grandi fornitori di cloud progettano la rete e i loro datacenter. Quando si parla di comunicazione “machine to machine” come chiave della Internet of Things, non si intende letteralmente l’automobile, ma in realtà bisognerebbe in parte farlo perché, se le stime di alcuni centinaia di milioni di auto entro i prossimi cinque anni sono vere, questo vuol dire un carico molto forte sulle reti 4G/5G e soprattutto sui datacenter, che dovranno gestire centinaia se non migliaia di terabytes.
La forma della nuvola attuale probabilmente non basta: lo spazio pubblico – ma alcune di queste aziende chiederanno di usare servizi di cloud ibrido o privato – non è sufficiente. E siccome costruire un datacenter e creare la capacità adeguata richiede tempo, è molto probabile che nei prossimi mesi vedremo una forte accelerazione nella costruzione di nuove nuvole. Chi non lo farà, resterà indietro.