Piccolo breviario del cloud su misura di neofiti

Tre cose da non dimenticare quando si deve scegliere la nuvola: valutare la SLA, fare una buona analisi dei workload, assumere un Cloud Manager e un Data Scientist

Pubblicato il 07 Mag 2015

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Il cloud computing sta trasformando il panorama IT mondiale. Oggi non ci si chiede più “se adottare il cloud” ma “quando adottarlo”. E la scelta è resa complessa dal numero di tecnologie, servizi e vendor presenti sul mercato. I potenziali benefici, insomma, vengono in qualche modo mitigati dai potenziali rischi per le aziende che si gettino nel cloud senza aver fatto un’analisi adeguata.

Il mercato comunque sta rapidamente maturando e le possibilità stanno diventando sempre più chiare: le offerte dei partner, siano essi “grandi nomi” che fornitori di soluzioni specifiche, appaiono più chiare vista anche la normativa e le possibili implicazioni. Vediamo tre punti fondamentali da non dimenticare.

A) Accordo sul livello di servizio (Service level agreement o SLA). Fondamentale elemento contrattuale che serve fondamentalmente a fare quattro cose: 1) codifica i parametri specifici e i livelli minimi richiesti per ciascun elemento del servizio, così come i rimedi nei casi in cui non sia stato possibile raggiungere quei parametri e livelli; 2) afferma la proprietà dei dati archiviati dal fornitore di servizi e specifica i diritti in base ai quali riaverli in caso di lite legale; 3) dettaglia gli standard di sicurezza e il tipo di infrastruttura che devono essere mantenute dal fornitore di servizio assieme al diritto del cliente di fare auditing della loro effettiva adesione a questi standard; 4) specifica i diritti e i costi del funzionamento o dell’interruzzione del servizio.

B) Pubblico, ibrido e privato. Non tutti i cloud sono creati uguali. Aziende diverse hanno esigenze (e disponibilità economiche) diverse. Una buona analisi dei workload che dovranno essere usati nel cloud, della capacità di spesa e delle altre necessità ad esempio legali sulla posizione fisica in cui vengono archiviati i dati, permette di scegliere in maniera informata quale tipologia di cloud va bene per quali singoli servizi interni (dal momento che non si trasferisce mai tutto l’IT sul cloud ma si fa un’analisi servizio per servizio, caso per caso).

C) Big data e analitici, business intelligence. Il cloud non è solo un sistema per spendere meno facendo di più, un sistema per distribuire in mobilità il lavoro senza dover essere vincolati a determinati strumenti (oltre al PC si usano tablet e smartphone) e un sistema per accelerare la produzione dei progetti. Il cloud consente anche di attivare strategie inedite e fuori della portata dei più piccoli. L’uso dei big data e della business intelligence (due concetti molto diversi) è possibile a condizione che venga effettuata una analisi approfondita e in parte creativa dei possibili scenari. L’opportunità è resa più forte dal fatto che non è necessario fare grandi investimenti per un progretto pilota. È invece necessario decidere se portare in azienda dei talenti specifici, come i Data Scientist e degli esperti della nuvola, come potrebbe essere un Cloud Manager.

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