Banda ultralarga, La Repubblica: “A Enel le chiavi del piano”

Secondo il quotidiano il governo avrebbe affidato all’azienda guidata da Starace un ruolo centrale nello sviluppo delle Ngn. Ma, se così fosse, il progetto appare di difficile realizzazione soprattutto nelle aree “nere”

Pubblicato il 11 Mag 2015

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Restituire al controllo pubblico le grandi reti infrastrutturali di telecomunicazioni, a cominciare da quella futura della banda ultralarga. E’ questo il piano del Governo svelato oggi da “La Repubblica” secondo cui lo sviluppo avverrà attraverso l’Enel, il colosso elettrico controllato appunto dal ministero del Tesoro.

Ma il piano, così come descritto dal quotidiano, appare di difficile realizzazione soprattutto nelle aree nere mentre nelle bianche – quelle a fallimento di mercato – dovrà necessariamente avvenite tramite bandi se si vogliono sfruttare i contributi pubblici. In realtà Enel ha un piano per montare i contatori intelligenti in otto anni e sviluppare la rete e in questo contesto avvierà la realizzazione di una rete in fibra di supporto che potrà essere poi utilizzata anche dalle compagnie telefoniche. L’azienda elettrica ha in programma la sostituzione dei contatori con i nuovi contatori intelligenti che permetteranno la diffusione dell’internet delle cose (i servizi di domotica per la casa intelligente). Il piano prevede il cambio in otto anni dell’intero parco contatori. Questi strumenti avranno bisogno di essere collegati in rete per funzionare con efficacia. Per questo Enel sta studiando la possibilità di fare una rete in fibra che non verrà utilizzata per le comunicazioni.

Rispondendo indirettamente alle indiscrezioni il premier Matteo Renzi ha twittato: “”La banda ultralarga è un obiettivo strategico. Non tocca al Governo fare piani industriali. Ma porteremo il futuro presto e ovunque. #lavoltabuona”.

E anche il presidente di Cdp, sempre su Twitter, ha commentato la notizia. “Giusta la determinazione del governo per promuovere con incentivi gli investimenti privati nelle tlc, cruciali per crescita e lavoro”, ha twittato Franco Bassanini.

Secondo la Repubblica l’azienda guidata da Starace, nelle valutazioni di Palazzo Chigi, avrebbe le caratteristiche per diventare il candidato migliore per accelerare sulla banda di ultima generazione. Una scelta con una conseguenza: rendere marginale l’attuale rete del soggetto privato Telecom. Enel formalmente dichiarato alle autorità competenti la disponibilità a impegnarsi con un progetto in tempi strettissimi: tre anni per raggiungere tutta l’Italia mandando così in soffitta la vecchia infrastruttura in rame e senza reclamare un ruolo nella gestione del servizio. Il cardine dell’operazione è una recente normativa infatti il cavo della banda larga potrà essere “steso” anche sui tralicci elettrici con la cosiddetta “posa aerea”. Una opzione che supera le difficoltà degli scavi e ne comprime i costi. Ma soprattutto consente di raggiungere – come si sottolinea nella lettera all‘Agcom – i cosiddetti Cluster C e D, ossia le aree del Paese più sottoposte al digital divide: le zone di montagna, le campagne più isolate. E quindi raggiungere direttamente gli edifici e gli appartamenti con la tecnologia Fttb (fiber to the building) e Ftth (fiber to the home).

Nelle idee dell’esecutivo – secondo il quotidiano – si tratta di un primo passo per una complessiva ristrutturazione del settore delle Telecomunicazioni. Che comprenderà anche le reti per le trasmissioni radiotelevisive, a cominciare dalle antenne. Con il medesimo obiettivo di fondo: conservare il controllo da parte dello Stato nella rete.

Per Equita Sim il piano Bul è un progetto di investimento rilevante, da 6,5 mld euro in 5 anni. “Riteniamo possa essere una notizia molto positiva per Enel – commentano gli analisti – Ipotizzando un ritorno del 5% sull`eventuale Rab (regulatory asset base, ndr) e il 50% di affidamento degli investimenti ad Enel, potrebbe valere 240 mln euro di Ebitda a regime (o l’1,5% di gruppo circa). L’obiettivo del Governo sarebbe quello di riportare la competenza dell’infrastruttura nelle mani pubbliche, sfruttando il progetto e la capillarità della rete Enel per l’investimento in fibra”.

Secondo il senatore Pd, Salvatore Tomaselli “la determinazione con cui il Governo persegue l’obiettivo di portare tutto il Paese alla banda larga è l’ulteriore conferma di quanto questo Governo abbia a cuore la modernizzazione dell’Italia”. “Parliamo di un’operazione strategica – continua Tomaselli – per rendere più competitivo il nostro sistema-Paese in un campo in cui abbiamo accumulato negli anni notevoli ritardi. Semmai dovesse essere confermata la disponibilità della più grande azienda di reti italiana, quale e’ l’Enel, si potrebbe intravedere una straordinaria opportunità d’integrazione tra infrastrutture intelligenti a cui il Paese non potrebbe che guardare con interesse, in vista anche di investimenti di risorse che si annunciano più che cospicui e che dovranno poter contare sull’attività partecipazione dello Stato così come del mercato”.

Per i deputati della commissione Telecomunicazioni e Trasporti del M5S “l’apertura ad Enel – proseguono i pentastellati – non vorremmo che si trattasse solo di una mossa strategica per indurre Telecom a ripensare al proprio ruolo in Metroweb dopo gli eventi delle scorsesettimane”.

“Certo, rileviamo il segnale positivo, che se confermato, evidenzierebbe l’importanza strategica dell’infrastruttura pubblica di cui il Paese ha bisogno – dicono i deputati – Registriamo come nella discussione delle due mozioni sul tema alla Camera e al Senato il Governo, al contrario di quanto proposto dal MoVimento, abbia sempre negato la possibilità di un intervento pubblico che ora invece sembra propiziare. Se il Governo presenterà un piano serio e che preveda tempi certi con un marcato ruolo pubblico nella realizzazione dell’infrastruttura a banda ultralarga in tutte le aree del Paese (e non solo in quelle più remunerative), noi faremo la nostra parte” concludono i deputati a 5 stelle”.

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