L’attuazione del piano per la banda ultralarga passa anche attraverso le semplificazioni. In primis, l’approvazione del nuovo “regolamento posa” che sbloccherebbe le minitrincee, ovvero la possibilità di fare scavi minimi per portare i cavi, ma soprattutto di riempirli con materiali innovativi senza dover ripristinare l’intero manto stradale. L’appello arriva da Cesare Avenia, presidente di Asstel. “In questo modo i costi scenderebbero anche del 30 per cento – spiega Avenia – Abbiamo fiducia che il nuovo ministro alle Infrastrutture, Graziano Del Rio, possa sbloccare il dossier”.
Quali sono oggi i maggiori ostacoli alle minitrincee?
Su questo tema il discorso parte da lontano. Nel 2013 con il decreto scavi, ottenuto grazie al provvedimento Crescita 2.0, sono state introdotte alcune semplificazione per il sistema Paese, ma si è trattato del miglior compromesso possibile. Ovvero un decreto che ha normato gli scavi su tutto il territorio nazionale, ma che in alcuni casi, ha creato più problemi che vantaggi. Mi spiego meglio: in alcune realtà locali sui miniscavi è stato fatto un passo indietro perché erano più avanti del decreto stesso. Al via libera alla minitrincea non si è combinata la possibilità di prevedere un ripristino con materiali speciali, quali gli “incomprimibili”, che consentono di intervenire solo sul miniscavo senza ristendere l’intero manto stradale, il cosiddetto “tappetino”.
Una soluzione in grado di comprimere notevolmente i costi…
Abbiamo stimato che il riempimento con materiali speciali in grado di chiudere gli scavi subito dopo la posa dei cavi porta a un risparmio complessivo del 30 per cento. Ma questo sarà possibile solo con l’approvazione del regolamento definitivo, quello previsto dallo Sblocca Italia ma ancora non licenziato dal Governo.
Si chiama “regolamento posa” perché norma, oltre alla possibilità dei miniscavi, anche la posa aerea. Un provvedimento unico che definisce la posa dei collegamenti per le telecomunicazioni: è chiaro che non si possono trattare allo stesso modo gli scavi per tubi dell’acqua o del gas e quelli per la fibra ottica.
Si è perso un anno. Perché?
Per molto tempo abbiamo assistito a posizioni contrastanti tra i due ministeri interessati: quello dello Sviluppo economico e quello delle Infrastrutture. L’Anas ha sempre mostrato una grande opposizione e il dialogo non è mai partito. La speranza è che con l’arrivo del nuovo ministro, Graziano Delrio, che ha seguito personalmente il dossier anche da Palazzo Chigi, la questione possa essere sbloccata. Noi ci aspettiamo il decreto a breve, ogni giorno è buono. Dopo la firma dei due ministeri, il provvedimento dovrà passare al vaglio della Conferenza Stato-Regioni ed essere pubblicato in Gazzetta ufficiale. Questi passaggi non dovrebbero portare via molto tempo.
Vi soddisfa la versione al vaglio del ministero delle Infrastrutture?
Sì, per quello che ne sappiamo. Da parte nostra siamo disponibili a comprendere che vi possano essere valutazioni differenziate in base alla tipologia di strade. Il problema non sono le autostrade o le extraurbane, dove è possibile fare lo scavo a margine della carreggiata. Diverso è nelle città: è là il nodo principale, quello che ci porta maggiori disagi legati alla lunghezza dei tempi dei cantieri. Qui la possibilità di usare nuove tecnologie per le minitrincee sarebbe veramente importante. Abbiamo chiesto che il “regolamento posa” non vada nel dettaglio e nei tecnicismi: per esempio sulle tecniche di posa aerea su infrastrutture esistenti, è opportuno che gli aspetti di dettaglio vengano delegati a tavoli tecnici, da avviare presso il Mise così da dare indicazioni al mondo industriale anche sulla base delle norme Uni.
Quali sono, secondo Lei, gli altri ostacoli al piano per la banda ultralarga?
Noi abbiamo espresso sul piano un giudizio positivo per sua valenza strategica di indicazione di priorità. Essenzialmente la strategia del Governo si divide in due parti. Una punta sulla semplificazione e l’altra sulle disponibilità economiche. Premesso che finora non abbiamo visto stanziamenti e mi riferisco anche ai fondi dello Sblocca Italia per gli incentivi agli operatori, sulla semplificazione invece c’è molto da fare. La prima cosa è il regolamento posa come dicevamo. Ma c’è anche il discorso molto importante della revisione ai limiti elettromagnetici per la banda larga mobile. Inoltre, sono stati presi impegni chiari per la semplificazione dei cantieri e l’eliminazione delle varie tasse locali per mettere le antenne e per la posa della fibra. Su questo versante, il contenzioso con i Comuni è molto corposo. Abbiamo bisogno, anche qui, di chiarezza: si eliminino questi balzelli se consideriamo la banda larga una reale infrastruttura strategica per il Paese