Relazione Agcom 2015, ecco tutti i numeri

Pubblicato il 07 Lug 2015

In Italia il valore del macrosettore delle comunicazioni per il 2014 è stimato pari a 52,5 miliardi di euro, circa il 6% in meno rispetto al 2013. E’ quanto emerge dalla Relazione annuale al Parlamento dell’Autorità per le comunicazioni. I comparti che compongono il settore registrano tutti una riduzione nel valore: -7,7% le tlc, -3,2% i servizi media (tv, radio, editoria, internet), -2,3% i servizi postali. Per quanto attiene i servizi media internet è l’unico mezzo che cresce nel 2014 a 1,63 miliardi contro i 1,48 miliardi del 2013.

Complice il crollo dei ricavi da servizi voce, i ricavi da servizi dati si portano quasi allo stesso livello della tradizionale telefonia vocale. I ricavi di telefonia vocale, pari nel 2014 a 5,25 miliardi, sono scesi dell’11,4% rispetto al 2013. Quelli da servizi dati, pari a 5,16 miliardi, sono saliti del 2,4%.

Investimenti nel settore delle tlc.Nonostante il protrarsi del declino dei ricavi, il comparto mette a segno un aumento dello 0,9% rispetto alla riduzione del 5% registrata nel 2013. Nella rete fissa di Telecom tra il 2013 e il 2014 gli investimenti sono saliti del 7,7 per cento. Anche gli operatori alternativi hanno aumentato i loro investimenti nel fisso, del 6,6 per cento. In declino, invece, gli investimenti nel mobile che perdono il 6,5 per cento. In totale nel 2014, secondo i dati diffusi dall’Agcom, sono stati investiti in immobilizzazioni 6 miliardi rispetto ai 5,9 miliardi del 2013. Sempre secondo i dati diffusi dall’Agcom, nel 2014 i ricavi sono scesi del 7,7% nell’intero settore delle tlc rispetto al 2013.

Ricavi del settore dell’informazione.Nell’ultimo quinquennio si è assistito in Italia ad una progressiva riduzione dei ricavi nel settore dell’informazione: i media “classici” (quotidiani, tv, radio) hanno complessivamente perso quasi 2 miliardi di euro, con una riduzione pari al 16% nel periodo 2010-2014, con punte superiori al 30% nel caso dei quotidiani. La digitalizzazione ha effetti in controtendenza sulla domanda di servizi tradizionali di comunicazione e informazione, primi tra tutti i prodotti editoriali e i servizi postali. Nel dettaglio, mentre la televisione, anche grazie alla sua funzione di intrattenimento, mantiene una posizione importante, i quotidiani soffrono di un declino strutturale. In questo settore è necessario un radicale ripensamento del disegno istituzionale e regolamentare. In questo contesto – spiega la Relazione – occorre adottare un quadro di regole coordinate per i vari media, flessibile, al passo con l’evoluzione del sistema e in grado di continuare a garantire il pluralismo informativo. Il quadro dovrebbe tener conto in particolare delle specificità del web e del primario ruolo di mezzo di informazione che esso va assumendo in virtù dei molti operatori che agiscono come piattaforme di aggregazione, ricerca e condivisione sociale. In questo scenario, occorre rivedere anche il ruolo dell’intervento pubblico a sostegno del sistema nazionale e locale dell’informazione.


Pubblicità. L’andamento dei ricavi mostra una continua riduzione, passando dai 9,8 miliardi del 2010 ai 7,4 miliardi del 2014 (rispetto al 2013 il calo e’ contenuto a 54 milioni). Per quanto riguarda la tv, la componente pubblicitaria rappresenta la fonte di ricavo prevalente, pesando per oltre il 40% sulle entrate complessive. Un’incidenza non molto inferiore (37%) è esercitata dalla pay tv, mentre il canone rappresenta il 19%. Nell’editoria i ricavi derivanti dalla raccolta pubblicitaria si riducono del 9% (da 941 a 859 milioni di euro). Gli introiti derivanti dall’utente valgono 1,2 miliardi, con una perdita di 30 milioni (-2%): in flessione in particolare i ricavi da vendita di copie (-4%, pari circa a 40 milioni). Il valore complessivo della pubblicita’ online, dopo una leggera flessione nel 2013, e’ tornato a crescere (del 10%) nell’ultimo anno. Gran parte di tale crescita è attribuibile all’incremento (del 13%) delle inserzioni pubblicitarie di tipo display (soprattutto di tipo social) e video.

Televisione. Gli assetti di mercato della televisione in chiaro e quella a pagamento manifestano, in entrambi i casi, una situazione di “elevata concentrazione”. Nella tv gratuita, sebbene si riscontri una diminuzione delle quote dei primi due operatori (-1,7 punti percentuali Rai e -0,4 punti percentuali Mediaset) si conferma il ruolo preponderante” di Viale Mazzini che detiene una quota pari al 47,4%, seguita da Mediaset, con una quota del 34,7 per cento. Segue, a più di trenta punti percentuali di distanza, Discovery con il 3,1 per cento. Anche nella tv a pagamento il numero di operatori con quote di ricavi rilevanti si riduce a due: 21st Century Fox-Sky Italia, leader nel mercato della pay tv con una quota che nel 2014 e’ pari all’80,2% (ed è cresciuta di 1,8 punti percentuali) e Mediaset che con Premium possiede una quota di mercato pari al 18,4 per cento (-0,4 punti percentuali su 2013). L’indice di concentrazione del mercato della televisione a pagamento risulta stabilmente al di sopra dei 6.500 punti.

Poste. Il fatturato dei servizi postali e delle attività di corriere subisce una flessione del 12,6% nel periodo 2010-2014 e una riduzione ancora più incisiva dei volumi (–15%), tendenza che prosegue nel 20156. Come per l’editoria, la digitalizzazione e l’uso di servizi di corrispondenza elettronica sono strumento di sostituzione del servizio tradizionale. Nel medio-lungo termine un’opportunità di rilancio potrà derivare dalla crescita dell’e-commerce e da un aumento della domanda di consegna di pacchi e merci. La logistica postale dovrà tuttavia cambiare pelle e rispondere a differenziati livelli di qualità e performance dei servizi richiesti dai consumatori non più solo passivi, ma anche attivi nelle scelte di servizi postali online.

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