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Google, nuovi guai in Europa: nel mirino il display advertising

I competitor accusano il motore di pratiche scorrette sulla pubblicità in “bundle”: i clienti sarebbero scoraggiati a scegliere soluzioni alternative. L’ennesimo dossier sul tavolo della Commissione Ue

Pubblicato il 22 Lug 2015

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Google rischia nuove battaglie legali in Europa: le aziende rivali del motore di ricerca numero uno al mondo hanno chiesto ai regolatori dell’Ue di esaminare più da vicino il dominio di Big G nelle tecnologie alla base dell’online display advertising – un mercato da 60 miliardi di dollari.

Diverse aziende – da OpenX ad AppNexus, che è in parte di proprietà di Wpp e Microsoft – si sono recate più volte negli uffici della Commissione europea per sostenere che Google starebbe violando le norme sulla concorrenza e danneggiando i competitor nelle tecnologie per la pubblicità su Internet.

Queste tecnologie, spiega oggi il Financial Times, sono usate dagli inserzionisti e dagli editori online per comprare e vendere i vari formati di pubblicità display come banner e video che appaiono sui siti web.

Secondo le accuse delle rivali, Google “legherebbe in un unico pacchetto” i suoi prodotti tecnologici per l’advertising tramite dei contratti che rendono più difficile o impediscono di usare servizi concorrenti.

Le aziende che si sono rivolte alla Commissione europea si sono limitate per ora a presentare dei documenti per corroborare le proprie affermazioni ma non hanno aperto un esposto formale, anche perché alcune di queste aziende non sono solo concorrenti di Google ma fanno affari grazie a Google e hanno preferito mantenere un profilo basso.

La Commissione europea ha già aperto un’indagine antitrust su Google ad aprile in merito al presunto abuso di posizione dominante nella ricerca online e nei sistemi operativi mobili; Bruxelles ha ricevuto le nuove indicazioni sulla tecnologia per la pubblicità display ma messo in guardia sul fatto che per ora la tecnologia per l’advertising non è al centro delle sue investigazioni.

Google è diventata uno dei maggiori fornitori di strumenti per le pubblicità display nel 2007 con l’acquisizione di DoubleClick per 3,1 miliari di dollari. Secondo stime di Pivotal Research, l’anno scorso Google ha generato revenues lorde di 2,1 miliardi di dollari da DoubleClick e di 6,9 miliardi di dollari da Google Display Network e altri prodotti per le display ads.

Nel 2013 la Federal Trade Commission americana ha aperto un’indagine antitrust sulle pratiche di Google nella pubblicità display, chiudendola l’anno scorso senza formulare alcuna accusa contro il colosso di Mountain View.

“Cerchiamo di rendere i nostri prodotti sempre meglio integrati tra loro ma ai nostri clienti non chiediamo di usare per forza i prodotti DoubleClick — né separatamente né insieme”, ha dichiarato Google.

Ben Edelman, associate professor della Harvard Business School che quest’anno ha pubblicato uno studio sull’utilizzo del “bundling” da parte di Google, dice che queste tattiche sono uno dei motori della crescita dell’azienda. Tuttavia, gli esperti europei di questioni antitrust pensano che sia difficile sostenere che Google attui pratiche illecite e abusi relativamente alla tecnologia dell’advertising, anche perché scarseggiano i dati sulle dimensioni di questo mercato e sul peso stesso di Big G.

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