Digitale, Catania lancia l’allarme: “Siamo all’ultimo giro di boa”

“O il governo chiude la partita a settembre o saremo condannati a sopportare conseguenze strutturali”: va giù duro il presidente di Confindustria Digitale. Sei le azioni chiave su cui spingere l’acceleratore

Pubblicato il 24 Lug 2015

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Al ritorno delle vacanze, il Governo si troverà davanti a un bivio: da una parte c’è la rivoluzione promessa; dall’altra, un destino da Paese di serie B: “Siamo all’ultimo giro di boa. Non c’è più tempo: o il Governo chiude la partita a settembre o saremo condannati a sopportare le conseguenze di un ritardo digitale strutturale”, dice Elio Catania, presidente di Confindustria digitale. “In particolare, mi sono segnato sei punti che il Governo deve portare a compimento assolutamente a settembre”.

Presidente, riassumendo: i segnali che le arrivano dal clima politico sono positivi o negativi, per la nostra rivoluzione digitale?

La fase è di stallo in questo momento. Peccato: all’inizio dell’anno avevo visto molto fermento, molte discussioni, tante prese di posizione. Ho visto due documenti del Governo- Crescita Digitale, Piano Banda ultralarga. L’avvio della Fatturazione elettronica obbligatoria. Mi ero spinto a dire, quindi, che il 2015 poteva essere il’anno della svolta digitale.

E non lo crede più?

Io dico che il tempo sta stringendo e stringe anche molto. Siamo ormai agli sgoccioli dell’anno e tante cose che dovevano avvenire non sono avvenute. Le chance ci sono ancora perché il 2015 sia l’anno della svolta. Ma settembre deve essere il momento dei riscontri. Qui il “giro di boa”. Allora mi sono appuntato le cose che devono avvenire entro settembre, per non finire oltre tempo massimo.

Sentiamo.

Il primo: il decreto Comunicazioni della banda ultra larga. Doveva arrivare a giugno; ma deve arrivare almeno a settembre, nelle sue due componenti: nuovi fondi e semplificazioni. Se non ci sarà un decreto, l’importante comunque è che arrivino queste due cose. Anche con altri strumenti. E fa grossa differenza se sarà a settembre o a inizio 2016. È quello che si aspetta l’industria.

Gli altri punti?

Ce ne sono altri cinque. Uno è lo Spid (identità digitale) e Italia Login, due progetti collegati. Sono importanti perché sono il punto di ingresso nel rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione. Equivale a un forte programma di accelerazione dei servizi e quindi di domanda di banda larga. Anagrafe Unica della popolazione residente (Anpr): vogliamo che per settembre parta la sperimentazione con i Comuni pilota. È importante per due motivi. Il primo è che l’Anagrafe sostiene quanto detto sopra per Spid, permettendo di identitficare il cittadino una volta sola. Il secondo è che l’Anpr sarebbe la prima piattaforma di integrazione dati a livello Paese. Cioè ne vengono risparmi ma soprattutto, per la prima volta, una visione unica su cittadini e pubblica amministrazione. Quarto punto: attendiamo ancora i voucher da 100 milioni per le Pmi e il regolamento di accesso ai fondi per le imprese. Sono incentivi fondamentali perché i piccoli imprenditori si avvicinino al digitale.

Gli ultimi due?

Quinto punto: vorrei che a settembre siano attuate le nuove regole di partenariato pubblico-privato, a cui si è lavorato a inizi anno con Consip. È la possibilità, per esempio, per le PA di comprare tramite Consip progetti invece di pezzi di software o di hardware. Tutto questo adesso non è permesso, ma le regole europee hanno aperto il campo. Un momento fondamentale sarà la nuova gara per la Sanità, per cui l’industria è pronta a fare la propria parte. Ultimo punto: la Scuola. Vogliamo che a settembre siano chiare le risorse e i programmi formativi per la Scuola digitale.

Un ampio programma di cose, da fare in fretta

Sì, a settembre bisogna partire, con questi punti, tutti fondamentali per una svolta digitale dell’Italia. Renzi sta parlando di tagliare le tasse per 45 miliardi di euro. Risorse che si troverebbero con facilità digitalizzando la PA. Perché non ci può essere spending review senza una “digital review” dell’Italia.

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