DIGITAL RULING

Ocse, piano anti-evasione digitale: “Fine dei giochi”

Presentato un pacchetto di 15 “azioni”, coinvolte le multinazionali della digital economy. In campo misure contro trasferimenti finanziari fittizi, indebite deduzioni di interessi e filiali fantasma. Sistema di monitoraggio dei risultati

Pubblicato il 05 Ott 2015

saint-amans-pascal-151005174534

“I giochi sono finiti”: con questo slogan l’Ocse presenta il proprio piano, messo a punto d’intesa con il G20 e oltre 60 Paesi partner, per chiudere ogni “scappatoia legale” che ha finora consentito, tra gli altri, ai big della digital economy, da Google a Apple, ma anche a società multinazionali come Starbucks e Mc Donald’s, di mettere in pratica la cosiddetta “ottimizzazione fiscale”, ovvero di dichiarare i loro utili in giurisdizioni che offrono tasse molto basse pur mantenendo altrove le proprie attività produttive. Tale pratica, sottolinea l’Organizzazione per la coesione e lo sviluppo economico, ha un costo stimato per difetto tra i 100 miliardi e i 240 miliardi di dollari all’anno per i Paesi al cui erario queste aziende riescono a sfuggire.

Le misure dell’Ocse sono raccolte in un piano composto da 15 azioni per contrastare ottimizzazione ed elusione fiscale. Oltre ai sette punti già concordati nel 2014, tra cui un capitolo sull’economia digitale, il pacchetto comprende misure contro trasferimenti finanziari fittizi, indebite deduzioni di interessi e filiali fantasma, e un sistema di monitoraggio dei risultati.

La lista pubblicata oggi è l’ultimo atto di una vicenda nata nel 2012, quando i Paesi del G20 avevano chiesto all’Ocse di occuparsi della questione, e fin dall’inizio le multinazionali avevano dato la loro disponibilità ad adeguarsi ai principi guida che l’organizzazione avrebbe stilato su un argomento che ha già creato diverse frizioni sia in Europa sia negli Stati Uniti.

“Il mondo delle tasse non sarà più lo stesso da questo momento – ha detto presentando le proposte Pascal Sint-Amans (nella foto), a capo delle “tax policy” nell’Ocse – stiamo entrando in una nuova era in cui finirà la pianificazione fiscale e l’elusione fiscale su larga scala: sfuggire sarà molto più difficile e costoso – ha aggiunto – e il ‘profit shifting’ sarà considerato non più ‘elusione’, ma vera e propria evasione fiscale”.

Il passo successivo a questo punto sarà capire come queste regole dovranno essere recepite dai singoli Paesi: a sottolinearlo è tra gli altri un portavoce della “Confederation of british industries”, secondo cui “i cambiamenti dovranno entrare in vigore con la stessa tabella di marcia in tutti gli Stati, per evitare che nascano vantaggi competitivi per alcune aziende”.

Il Governo italiano, all’interno di questo campo di gioco, ha scelto di muoversi in sintonia con gli altri Paesi europei e di non prendere iniziative unilaterali. Anche per questo non avrebbero avuto seguito finora le proposte di “digital tax” avanzate fino a questo momento da alcuni parlamentari. L’obiettivo è di non dare vita a regole che possano prestarsi a essere percepite come “tasse sull’innovazione”, ma di allinearsi a un sistema internazionale a cui gli stessi big della digital economy dovranno dismostrare di essere disposti ad adeguarsi, come avevano già a più riprese annunciato.

Quello delle regole che governano la tassazione sui profitti che derivano dal commercio internazionale è un “tema caldo” di cui effettivamente si dibatte da più di un secolo, ma che ha avuto un’accelerazione drastica con la globalizzazione e la digital economy, da quando cioè è stato possibile “spostare” i guadagni fuori dai confini nazionali dei Paesi in cui vengono effettivamente realizzati in altri, dal Lussemburgo alle Bermuda, in cui non vengono tassati. Nell’occhio del ciclone sono finiti durante gli ultimi anni i giganti tecnologici, che si sono guadagnati la fama di “campioni” nel trovare le scappatoie fiscali, anche se il caso ha interessato anche banche, fast food, e venditori al dettaglio. Il sistema che generalmente si sceglie per l’elusione è quello di operare transazioni tra società affiliate, per ridurre l’entità dei guadagni tassabili nei luoghi dove si trovano i consumatori o le strutture, e accrescerla dove le condizioni fiscali sono più favorevoli, ma dove le aziende hanno una presenza minima, “di comodo”.

Una delle principali raccomandazioni messe a punto dall’Ocse è quella di cambiare le norme che consentono alle società di fare vendite da miliardi di dollari in un Paese senza avervi stabilito una “residenza fiscale”, grazie a contratti di vendita con società che hanno sede in paradisi fiscali. Un meccanismo che, secondo un’inchiesta di Reuters, nel 2013 sarebbe stato utilizzato dal 74% delle più importanti aziende tecnologiche degli Usa. Secondo le raccomandazioni dell’Ocse, quindi, i guadagni dovranno “rimanere” nelle filiali delle aziende dove vengono effettuate le vendite agli utenti finali.

Sul cosiddetto “transfer pricing”, l’applicazione cioè di di prezzi di trasferimento non a valore di mercato tra società che hanno sede in Paesi diversi, l’Ocse prescrive nel programma Beps (Base erosion and profit shifting) che venga introdotta una documentazione dettagliata Paese per Paese per limitare le pratiche aggressive in questo campo: la proposta è che diventi obbligatorio per le multinazionali con volume d’affari consolidato superiore ai 750 milioni di dollari di documentare attività, ricavi e imposte versate in tutti i Paesi in cui sono presenti.

Perché le nuove regole vadano a regime, in ogni caso, anche se ogni singolo Paese potrà dare vita a iniziative unilaterali, sarà nella maggior parte dei casi necessario rivedere i termini dei trattati internazionali tra Paese e Paese. Per evitare un percorso tanto complesso e accidentato, l’Ocse continuerà a lavorare a un meccanismo “automatico” che consenta di aggiornare secondo i nuovi principi le norme in vigore nei vari trattati, ma per riuscirci potrebbe essere necessario tutto il 2016.

L’Ecofin in programma domani, intanto, potrebbe varare un progetto di legge per lo scambio automatico di informazioni sugli accordi fiscali concessi dai governi alle multinazionali, proprio come previsto dall’Azione 5 del pacchetto Beps, sulla neutralizzazione degli effetti di accordi fra multinazionali e Paesi che abbiamo come conseguenza “regimi preferenziali”, quindi benefici eccessivi.

Il percorso tracciato dall’Ocse, quindi, potrebbe richiedere ancora anni prima di entrare a regime, ma Saint-Amans ha detto di confidare nel fatto che le grandi aziende, da Starbucks ad Amazon, starebbero già sviluppando le proprie mosse per adeguarsi ai precetti dell’Ocse.

Valuta la qualità di questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

EU Stories - La coesione innova l'Italia

Tutti
Video & Podcast
Analisi
Social
Iniziative
Podcast
Centro Servizi Territoriali: uno strumento per accompagnare gli enti nell’attuazione della politica di coesione. Il podcast “CapCoe. La coesione riparte dalle persone”
Podcast
EU Stories, il podcast | Politiche di coesione e comunicazione: una sinergia per il futuro
Opinioni
La comunicazione dei fondi europei da obbligo ad opportunità
eBook
L'analisi della S3 in Italia
Norme UE
European Accessibility Act: passi avanti verso un’Europa inclusiva
Agevolazioni
A febbraio l’apertura dello sportello Mini Contratti di Sviluppo
Quadri regolamentari
Nuovi Orientamenti sull’uso delle opzioni semplificate di costo
Coesione
Nuovo Bauhaus Europeo (NEB): i premi che celebrano innovazione e creatività
Dossier
Pubblicato il long form PO FESR 14-20 della Regione Sicilia
Iniziative
400 milioni per sostenere lo sviluppo delle tecnologie critiche nel Mezzogiorno
Formazione
“Gian Maria Volonté”: dalle aule al mondo del lavoro, focus sui tirocini della Scuola d’Arte Cinematografica
TRANSIZIONE ENERGETICA
Il ruolo del finanziamento BEI per lo sviluppo del fotovoltaico in Sicilia
Formazione
“Gian Maria Volonté”: dalla nascita ai progetti futuri, focus sulla Scuola d’Arte Cinematografica. Intervista al coordinatore Antonio Medici
MedTech
Dalla specializzazione intelligente di BionIT Labs una innovazione bionica per la disabilità
Finanza sostenibile
BEI e E-Distribuzione: investimenti per la sostenibilità energetica
Professioni
Servono competenze adeguate per gestire al meglio i fondi europei
Master
Come formare nuove professionalità per governare e gestire al meglio i fondi europei?
Programmazione UE
Assunzioni per le politiche di coesione: prossimi passi e aspettative dal concorso nazionale. Il podcast “CapCoe. La coesione riparte dalle persone”
innovazione sociale
Rigenerazione urbana: il quartiere diventa un hub dell’innovazione. La best practice di San Giovanni a Teduccio
Programmazione europ
Fondi Europei: la spinta dietro ai Tecnopoli dell’Emilia-Romagna. L’esempio del Tecnopolo di Modena
Interventi
Riccardo Monaco e le politiche di coesione per il Sud
Iniziative
Implementare correttamente i costi standard, l'esperienza AdG
Finanziamenti
Decarbonizzazione, 4,8 miliardi di euro per progetti cleantech
Formazione
Le politiche di Coesione UE, un corso gratuito online per professionisti e giornalisti
Interviste
L’ecosistema della ricerca e dell’innovazione dell’Emilia-Romagna
Interviste
La ricerca e l'innovazione in Campania: l'ecosistema digitale
Iniziative
Settimana europea delle regioni e città: un passo avanti verso la coesione
Iniziative
Al via il progetto COINS
Eventi
Un nuovo sguardo sulla politica di coesione dell'UE
Iniziative
EuroPCom 2024: innovazione e strategia nella comunicazione pubblica europea
Iniziative
Parte la campagna di comunicazione COINS
Interviste
Marco De Giorgi (PCM): “Come comunicare le politiche di coesione”
Analisi
La politica di coesione europea: motore della transizione digitale in Italia
Politiche UE
Il dibattito sul futuro della Politica di Coesione
Mobilità Sostenibile
L’impatto dei fondi di coesione sul territorio: un’esperienza di monitoraggio civico
Iniziative
Digital transformation, l’Emilia-Romagna rilancia sulle comunità tematiche
Politiche ue
Fondi Coesione 2021-27: la “capacitazione amministrativa” aiuta a spenderli bene
Finanziamenti
Da BEI e Banca Sella 200 milioni di euro per sostenere l’innovazione di PMI e Mid-cap italiane
Analisi
Politiche di coesione Ue, il bilancio: cosa ci dice la relazione 2024
Politiche UE
Innovazione locale con i fondi di coesione: progetti di successo in Italia
Podcast
Centro Servizi Territoriali: uno strumento per accompagnare gli enti nell’attuazione della politica di coesione. Il podcast “CapCoe. La coesione riparte dalle persone”
Podcast
EU Stories, il podcast | Politiche di coesione e comunicazione: una sinergia per il futuro
Opinioni
La comunicazione dei fondi europei da obbligo ad opportunità
eBook
L'analisi della S3 in Italia
Norme UE
European Accessibility Act: passi avanti verso un’Europa inclusiva
Agevolazioni
A febbraio l’apertura dello sportello Mini Contratti di Sviluppo
Quadri regolamentari
Nuovi Orientamenti sull’uso delle opzioni semplificate di costo
Coesione
Nuovo Bauhaus Europeo (NEB): i premi che celebrano innovazione e creatività
Dossier
Pubblicato il long form PO FESR 14-20 della Regione Sicilia
Iniziative
400 milioni per sostenere lo sviluppo delle tecnologie critiche nel Mezzogiorno
Formazione
“Gian Maria Volonté”: dalle aule al mondo del lavoro, focus sui tirocini della Scuola d’Arte Cinematografica
TRANSIZIONE ENERGETICA
Il ruolo del finanziamento BEI per lo sviluppo del fotovoltaico in Sicilia
Formazione
“Gian Maria Volonté”: dalla nascita ai progetti futuri, focus sulla Scuola d’Arte Cinematografica. Intervista al coordinatore Antonio Medici
MedTech
Dalla specializzazione intelligente di BionIT Labs una innovazione bionica per la disabilità
Finanza sostenibile
BEI e E-Distribuzione: investimenti per la sostenibilità energetica
Professioni
Servono competenze adeguate per gestire al meglio i fondi europei
Master
Come formare nuove professionalità per governare e gestire al meglio i fondi europei?
Programmazione UE
Assunzioni per le politiche di coesione: prossimi passi e aspettative dal concorso nazionale. Il podcast “CapCoe. La coesione riparte dalle persone”
innovazione sociale
Rigenerazione urbana: il quartiere diventa un hub dell’innovazione. La best practice di San Giovanni a Teduccio
Programmazione europ
Fondi Europei: la spinta dietro ai Tecnopoli dell’Emilia-Romagna. L’esempio del Tecnopolo di Modena
Interventi
Riccardo Monaco e le politiche di coesione per il Sud
Iniziative
Implementare correttamente i costi standard, l'esperienza AdG
Finanziamenti
Decarbonizzazione, 4,8 miliardi di euro per progetti cleantech
Formazione
Le politiche di Coesione UE, un corso gratuito online per professionisti e giornalisti
Interviste
L’ecosistema della ricerca e dell’innovazione dell’Emilia-Romagna
Interviste
La ricerca e l'innovazione in Campania: l'ecosistema digitale
Iniziative
Settimana europea delle regioni e città: un passo avanti verso la coesione
Iniziative
Al via il progetto COINS
Eventi
Un nuovo sguardo sulla politica di coesione dell'UE
Iniziative
EuroPCom 2024: innovazione e strategia nella comunicazione pubblica europea
Iniziative
Parte la campagna di comunicazione COINS
Interviste
Marco De Giorgi (PCM): “Come comunicare le politiche di coesione”
Analisi
La politica di coesione europea: motore della transizione digitale in Italia
Politiche UE
Il dibattito sul futuro della Politica di Coesione
Mobilità Sostenibile
L’impatto dei fondi di coesione sul territorio: un’esperienza di monitoraggio civico
Iniziative
Digital transformation, l’Emilia-Romagna rilancia sulle comunità tematiche
Politiche ue
Fondi Coesione 2021-27: la “capacitazione amministrativa” aiuta a spenderli bene
Finanziamenti
Da BEI e Banca Sella 200 milioni di euro per sostenere l’innovazione di PMI e Mid-cap italiane
Analisi
Politiche di coesione Ue, il bilancio: cosa ci dice la relazione 2024
Politiche UE
Innovazione locale con i fondi di coesione: progetti di successo in Italia

Articoli correlati