SMART CITY EXHIBITION

Innovazione, la lobby degli assessori

A Bologna 50 rappresentanti delle città dell’Osservatorio nazionale Smart city hanno lavorato insieme per costruire una mappa delle competenze e delle priorità

Pubblicato il 16 Ott 2015

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Conoscersi e misurarsi è il primo passo per poter lavorare insieme e costruire sinergie operative concrete. Chi sono le persone che nelle città si stanno occupando di innovazione intelligente? Quali le deleghe politiche che hanno ricevuto? A Bologna i rappresentanti delle oltre 50 città dell’Osservatorio Nazionale Smart City hanno lavorato insieme per costruire una vera e propria mappa delle competenze, delle priorità individuate e delle sensibilità politiche nate all’interno dei singoli contesti urbani. Da dove nasce questa esigenza?

La smart city in Italia ha ufficialmente tre anni. La sua formulazione come la conosciamo oggi, infatti, è contenuta nel Decreto Crescita 2.0 del 2012. Anche se all’appello mancano molti degli elementi e degli strumenti contenuti in quel provvedimento necessari a rendere operativa una politica nazionale unitaria sulle città intelligenti, è anche vero, però, che a livello locale i passi in avanti non sono stati pochi. Abbiamo città che sono riuscite e strutturarsi e a darsi un chiaro mandato politico di realizzazione degli obiettivi della smart city e a diventare interlocutori competitivi in contesti internazionali (basti pensare a Genova, Milano e Torino, solo per citare le più note e le più grandi), ed abbiamo soprattutto l’Osservatorio nazionale Smart City promosso dall’ANCI in partnership con FORUM PA che è riuscito a diventare un luogo di aggregazione e di scambio di esperienze. Una vera e propria piazza virtuale in cui le città possono trovare punti di condivisione per agire insieme anche sul piano politico. A fronte di moltissimi progetti finanziati e realizzati (l’Osservatorio ne ha censiti oltre 1200 di tutte le dimensioni e le tipologie) la mancanza di una governance strutturata a livello centrale ha fatto sì che sul territorio nascessero le interpretazioni più diverse del concetto di città intelligente ed anche le deleghe politiche più disparate, contribuendo a dividere e a differenziare più che a chiarire, unire e a creare senso di appartenenza.

Prendiamo ad esempio la città di Modena, una delle città più attive su questo tema del fare rete. L’assessore Ludovica Carla Ferrari ha la delega ai Sistemi informatici e Smart city. Il suo omologo di Bologna, Matteo Lepore, quella all’Agenda digitale. Giovanni Marani di Parma al Servizio Informatica e Innovazione Tecnologica. Tre approcci politici differenti per definire sostanzialmente la stessa cosa: una visione innovativa della città ottenuta tramite l’innovazione tecnologica, la sostenibilità urbana, la trasparenza e l’accountability. “Spesso – ci dice Ludovica Carla Ferrari – ci sentiamo pionieri solitari in un mondo che invece non è più tanto nuovo ed anzi comincia ad essere una disciplina ben codificata con una propria struttura riconosciuta soprattutto all’estero. Anche per questo nell’ultimo anno e mezzo io e molti miei colleghi ci siamo impegnati per favorire il più possibile occasioni di incontro che riescano a farci sentire parte di una comunità con speranze e aspettative concordi, ma che incontra anche gli stessi problemi”. Un bisogno di conoscersi e costruire relazioni dal basso, quindi, per essere rappresentativi di un’esigenza che non può essere quella della singola città, ma che ha invece bisogno di una visione comune.

“Una cosa che ho capito in questi mesi di lavoro – continua Ferrari – è che finché sei da solo puoi essere efficace nel tuo contesto, ma resti portatore di un’esigenza unica. Lavorare con altre figure che hanno scelto soluzioni a cui tu non avevi ancora pensato e che ti fanno pensare a problematiche a cui tu ancora non eri giunto è fondamentale, ma lo è ancora di più condividere punti di un’agenda politica comune”. Dopo aver condiviso progetti e idee, aver messo a riuso le soluzioni già sviluppate e aver collaborato per la nascita di progetti congiunti, il passo successivo da fare, quindi, è sul piano politico. È lì infatti che si gioca la partita più complessa per le smart city. Per passare dalle progettualità alle strategie, occorre cercare e trovare elementi di condivisione per stabilire le priorità del dibattito politico: dalla definizione delle esigenze dell’innovazione urbana da portare all’attenzione del Governo, alle decisioni sull’allocazione delle risorse previste nel nuovo ciclo di programmazione dei fondi strutturali, fino alla definizione di percorsi di programmazione sovraterritoriali e nazionali.

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