Guido Arnone: “Expo, sfida vinta (anche) grazie al digitale”

Il responsabile tecnologico dell’Esposizione: “Sul portale 30 milioni di utenti. La strategia del successo? La piattaforma unica e la smart grid”

Pubblicato il 29 Ott 2015

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Visti dall’esterno, i sei mesi dell’Esposizione universale sono volati. Una volta aperti i cancelli, lo scorso maggio, grazie alla totale assenza di intoppi, la kermesse è stata un crescendo di visite, vertici internazionali ed eventi a cui si è aggiunta una miriade di iniziative per la promozione di startup, progetti innovativi, programmi di divulgazione della cultura digitale fuori e dentro il sito espositivo. Ma la macchina ha funzionato a dovere per l’incessante attività di fine tuning che ha permesso di adattare l’Expo alla user experience di milioni di visitatori, e viceversa. “Senza il digitale non sarebbe stato possibile gestire questa complessità e mantenere le promesse fatte”, spiega Guido Arnone, il responsabile tecnologico del mega-evento che va a concludersi proprio in questi giorni. Un viaggio che CorCom ha raccontato nel corso di oltre un anno e mezzo di approfondimenti, anticipandone i temi e coinvolgendo istituzioni, aziende e partner protagonisti di quella che sembrava una gara contro il tempo e, secondo alcuni osservatori, una sfida che l’Italia non avrebbe vinto.

Siamo al rush finale, e possiamo dire il contrario.

Expo 2015 è stata la dimostrazione che, nonostante le tante polemiche, al lavoro c’era una squadra di gente preparata, professionisti con profili trasversali. L’intera esperienza costituisce un esempio delle pratiche che si dovrebbero adottare per fare sistema.

Quali elementi sono stati strategici?

Prima di tutto l’infrastrutturazione della piastra: l’idea di utilizzare un’unica piattaforma per la posa della fibra, la creazione della smart grid, l’installazione delle rete mobile e degli impianti di sicurezza si è rivelata vincente. Grazie alla logica del plug in si è riusciti a collegare i padiglioni in tempi brevi, garantendo la necessaria flessibilità per rispondere ai cambiamenti in corso d’opera. Il Centro di Comando Controllo ci ha consentito poi di raccogliere le informazioni e i dati provenienti da sensori, telecamere, risorse umane, ed effettuare elaborazioni capaci di correlare gli eventi in parallelo. Abbiamo potuto prendere così decisioni rapide e per questo efficaci. Il terzo fattore, critico sia per l’esecuzione della parte operativa che per l’implementazione delle soluzioni, è stato il contributo dei partner privati: dei 400 milioni di euro investiti circa 200 milioni sono stati indirizzati ai progetti tecnologici. Il quarto elemento è quello squisitamente digitale, non solo per quanto concerne l’on line ma anche per tutto ciò che ha riguardato l’esperienza on site. Durante i primi quattro mesi della manifestazione abbiamo registrato 21 milioni di utenti unici sul portale, e stimiamo di riuscire a chiudere a 30 milioni. Ciò dimostra che la comunicazione all’interno del mondo digital è ormai essenziale alla fase di avvicinamento a quello fisico, per preparare la visita, scoprire i servizi, acquistare i biglietti. E poi ci sono i totem interattivi. Molti potrebbero pensare che nell’era dello smartphone servano a poco, invece sono perfetti per offrire informazioni contestualizzate, tanto è vero che ad oggi abbiamo contato circa due milioni di interazioni.

Dove si sarebbe potuto fare di più?

Forse l’Expo avrebbe potuto avere una maggiore ricaduta positiva non solo su Milano e le aree limitrofe, cosa che si è registrata, ma sul sistema Italia. Sotto il profilo del turismo è un punto di partenza, un modello da estendere oltre il tema dei grandi eventi. L’opportunità di costruire un approccio integrato, anche grazie alla piattaforma E015, è un’eredità che l’Expo lascia in carico al territorio. Chiaramente la mancanza di altri catalizzatori tanto potenti pone parecchi distinguo, ma credo che le soluzioni adottate nel corso del semestre si possano scalare verticalmente anche a livello nazionale e in altri ambiti, dalla mobilità alla ristorazione passando per i servizi innovativi.

Cosa succederà al sito di Rho dopo l’Expo?

È un punto non ancora definito. Io posso dire che di solito si costruiscono prima i business center o i parchi universitari e poi l’infrastruttura di cui necessitano. Qui, per una volta, si può fare il contrario: l’area è perfettamente infrastrutturata, inserita in una posizione strategica, al centro di quattro autostrade e collegata alla città attraverso metro e ferrovia. È un lavoro fatto in grande, merita di avere un futuro.

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