Cisco e Telecom, Intesa e Best Union, sono tra le imprese che hanno contribuito alla costruzione e gestione della piattaforma digitale di Expo 2015: la copertura Internet ha utilizzato 300 km di fibra, 2 data center ai lati del Decumano, 2.700 punti wifi, 30.000 porte ethernet, il cloud di Tim 60.000 connessioni di 2 terabyte al giorno ciascuna come media giornaliera. C’è stato interesse, un interesse crescente che ha percorso milioni di chilometri a piedi, dove in media sono stati scaricati 40,6 mega in 42 minuti di connessione. Ed ora, tutto è finito?
Cisco, che ha investito 40 milioni, è soddisfatta: Fabio Florio che ha guidato il team di oltre cento persone, ritiene di avere posto le basi per “prenotare” il seguito del sequel ossia Expo International e le Olimpiadi. Marco Patuano, ad di Telecom Italia, vanta “110 terabyte di dati di cui più del 70% su rete 4G (…) ed una accessibilità della rete 4G superiore al 99% nel solo sito espositivo”. Ma soprattutto: “dai big data, al broadcasting in alta definizione LTE, ai servizi Smart Tourism, le soluzioni per Expo sono un’eredità importante per le città digitali dei prossimi anni”.
Forse resterà più di qualcosa, se il know how della gestione di soluzioni complesse e situazioni critiche verrà messo a disposizione di un progetto di sviluppo sistematico. Ricordiamo un esempio da seguire: come le aziende cinesi furono sostenute dalla Province e dal Ministero della Scienza e Tecnologia per proporsi nel nostro Paese dopo l’Expo di Shanghai del 2010, posizionandosi in vista dell’Expo di Milano.
Luca Montebugnoli (nella foto) è l’ad di Best Union che ha affrontato in partnership con Banca Intesa la bigliettazione della manifestazione, con oltre 22 milioni di accessi. È questo il business della società che opera anche all’estero dove fornisce, tra l’altro, i biglietti per la Disney e il Louvre.
Montebugnoli, come è andata la bigliettazione?
Si è visto che, superate le difficoltà del rodaggio dei primi due mesi, con l’estate sarebbero volate in alto prenotazioni e biglietti, per non parlare dei tentativi di forzare i controlli e violare la sicurezza, che sono cresciuti esponenzialmente. Verso luglio, il pubblico ha capito che l’occasione era unica; a settembre e ottobre che si trattava di un’occasione da non mancare. Anche gli hacker si sono adeguati, ma hanno trovato una risposta efficace”.
Per quali ragioni?
In grandi manifestazioni come l’Expo i momenti difficili ci sono sempre. Va dato atto al management di avere avuto la capacità di affrontare le criticità con sangue freddo e trasparenza. In primo luogo la trasparenza è stata rivolta verso i fornitori che avevano investito per poter dare il servizio, e che sulla base del servizio reso venivano ripagati degli investimenti e dei costi sostenuti.
In che cosa vede gli aspetti “duraturi” dell’esperienza dell’Expo 2015?
Innanzitutto la fermezza con cui Expo ha affrontato i problemi, anche quelli della legalità, e il senso di una missione da realizzare insieme. C’era la volontà di collaborare senza scaricare le responsabilità su altri. In secondo luogo, si è ricercata la sinergia tra operatori e istituzioni, non solo tra noi fornitori e l’Expo. Ad esempio, tra Polizia Postale ed Expo e tra Polizia Postale e noi che operavamo non si è instaurata soltanto una collaborazione in fase di progetto, ma anche nella gestione del quotidiano”
La cybersecurity è stato un tema fondamentale.
La Polizia Postale ha dato prova di una professionalità di assoluta eccellenza e una capacità di dare risposte operative, sull’identificazione dei visitatori, estesa a tutto il mondo delle provenienze e a tutte la fattispecie di documenti e di segnalazioni. È stata una scuola anche per noi che ci lavoriamo tutti i giorni”
Chi ha mancato all’appuntamento?
Forse le università. Non tanto nella fase di accesso e di iniziative all’interno dell’Expo, dove scuole e università sono state presenti, quanto nella fase ideativa e propositiva, nella costruzione del progetto prima dell’Expo e dello scenario per il dopo Expo. È vero che nella fase di progetto stavano rincorrendo i finanziamenti del Miur sulle smart city, che avrebbero dovuto dare i loro risultati proprio per l’Expo e che, invece, in molti casi non sono ancora partiti… Un ritardo pesante che abbiamo vissuto sulle nostre spalle, come altre aziende che avevano investito su progetti tanto sbandierati”.
Che lezione possiamo trarre da Expo?
Che c’è voglia di Italia, delle sue idee e delle sue risorse umane, tecnologiche, culturali. Penso che l’esperienza positiva dell’Expo debba continuare a vivere, dopo la chiusura, come progetto di crescita delle aziende e delle istituzioni on line: le prime sull’e-commerce, le seconde su servizi diretti, semplici, accessibili per imprese e cittadini.