INFRASTRUTTURE

Catasto delle reti, ok: ma serve una valutazione dei costi Enel

La mappatura delle infrastrutture disponibili nel territorio permetterebbe finalmente di evitare la duplicazione dei costi. Occorrerà istituire un tavolo di lavoro appoggiato da tutte le forze politiche per elaborare un piano di sviluppo. Con al centro il tema occupazione e rilancio del tessuto produttivo delle Pmi

Pubblicato il 25 Nov 2015

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Il sistema informativo che sarà gestito dal ministero dello Sviluppo economico, conterrà “tutte le informazioni relative alle infrastrutture presenti sul territorio, sia nel sottosuolo che nel sopra suolo e permetterà di velocizzare lo sviluppo delle reti in fibra ottica a banda ultralarga e risparmiare sui costi di posa della fibra”. Si legge in una stessa nota del Mise a proposito del decreto ministeriale che il 5 novembre scorso ha istituito il sistema informativo nazionale federato delle infrastrutture (Sinfi). Una mappatura a livello fisico delle infrastrutture disponibili nel territorio permetterebbe finalmente di evitare la duplicazione dei costi.

Tale registro delle infrastrutture esistenti e potenzialmente usufruibili costituirebbe uno strumento di informazione geo-referenziato che permetterebbe di pianificare e facilitare lo sviluppo di reti ultrabroadband, aumentando non solo la trasparenza ma anche l’efficienza delle infrastrutture nazionali. Attualmente più di due terzi degli investimenti (70%) sono costituiti dai costi dei lavori civili di scavo, posa ed installazione della fibra. Rappresentando dunque un serio ostacolo all’implementazione delle reti di nuova generazione. Esistono però infrastrutture inutilizzate, alcune delle quali anche obsolete ma con buone possibilità di riutilizzo, che potrebbero essere adatte a realizzare reti in fibra ottica senza necessità di nuovi scavi (dotti per elettricità o acqua, gasdotti, oleodotti..). Occorre dunque uno strumento efficace e trasparente per facilitare scelte politiche ed industriali. Il problema però è che come sempre siamo in ritardo poiché la realizzazione di questo catasto può richiedere molto tempo.

Anche il m5 stelle ha rinnovato, durante una conferenza al Senato del 17 Novembre, il suo interesse per fare chiarezza su piani, infrastrutture, strategie e soprattutto costi di realizzazione delle reti a banda ultralarga. A questo punto diventerà fondamentale analizzare il piano di Enel al dettaglio, costi compresi, per verificare se si hanno dei risparmi di costo. I rischi potrebbero essere anche quelli di una duplicazione dei costi in alcune zone. Il piano di Enel dovrà chiarire in primis come collegare le circa 450.000 stazioni secondarie (600.000 se si considerano tutti gli operatori elettrici) agli armadi e centrali degli operatori telefonici. Il tratto di strada è breve (generalmente da 50 a 200 m2 nella maggior parte dei casi) ma costoso visto che si parla di scavi. In secondo luogo, per la tratta che va dalle stazioni secondarie agli edifici, si ha il problema che fino al 1996 la normativa prevedeva degli scavi in trincea (cavi ricoperti di asfalto o cemento) per le linee elettriche, difficilmente utilizzabili senza lavori civili. Resta poi il problema del tratto che va dall’edificio a casa dell’utente per le soluzioni ultrabroadband, anche in relazione alle dichiarazioni rilasciate dall’AD di Enel Francesco Starace sulla quota dei contatori situati fuori dall’abitazione, circa il 60%.

Tutti sono i benvenuti” ha detto Starace. Vodafone, Wind e Metroweb si sono già mostrate interessate così come le utilities elettriche presenti nelle maggiori città dove Enel non opera con una propria rete elettrica. Ma previsioni e numeri non sono stati ancora rilasciati, rinviando al 2016 il primo bilancio dell’iniziativa. Qualcosa potrà però cominciare a chiarirsi a breve, già entro la fine di questo mese, quando Enel presenterà il primo business plan ai potenziali partecipanti.

Occorrerà dunque istituire un tavolo di lavoro appoggiato da tutte le forze politiche per elaborare un piano di sviluppo dove al centro ci siano gli interessi del Paese dell’occupazione e del rilancio del tessuto produttivo delle piccole e medie imprese. Fondamentale sarà la valutazione geo-referenziata di costi, ricavi ed investimenti per ottenere una mappatura su player e strategie ottimali. Da non sottovalutare anche tutta la seconda parte del piano dell’Italia digitale che attraverso l’erogazione di servizi a valore aggiunto quali teledidattica, telemedicina, teleassistenza, telelavoro, e-Government avrà un notevole impatto sulla crescita del PIL e sul benessere nazionale. In questa direzione si muove il sistema dei pagamenti elettronici pagoPA, realizzato dall’Agenzia per l’Italia Digitale, che obbliga entro il 31 Dicembre 2015 tutte le amministrazioni ad aderire a questo sistema. Un altro strumento strategico ed ambizioso che, senza rinunciare a politiche di contenimento della spesa, valorizza trasparenza, concorrenza e autonomia del settore pubblico facilitando i rapporti con le imprese ed i cittadini.

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