LO STUDIO

Industria 4.0: servono 76mila specialisti, ma mancano gli skills

Studio Unioncamere-ministero del Lavoro: Cresce l’offerta di lavoro nello smart manufacturing e nei servizi innovativi, ma l’Italia è a secco di competenze. Pochi laureati in ingegneria e scarsa propensione all’alternanza scuola-lavoro frenano la formazione

Pubblicato il 27 Nov 2015

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Industria 4.0 e net economy a secco di skills. Nel 2015 sono 76mila i profili professionali ricercati dalle imprese dell’industria e dei servizi ma ritenuti non facili da trovare. Sebbene in lieve risalita rispetto al 2014, la difficoltà di reperimento di personale, indicata dal settore privato, rappresenta “solo” il 10,6% delle 722mila assunzioni che le imprese contano di effettuare entro il 2015 (era il 10% lo scorso anno). Un valore ben distante da quello cui si era abituati prima della crisi del 2008, quando arrivava a riguardare quasi il 30% delle assunzioni programmate dalle imprese.

Come mostra l’istantanea sul mercato del lavoro nel 2015, scattata dal Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro e diffusa in occasione di Job&Orienta (il Salone nazionale sull’orientamento, scuola, formazione e lavoro, in corso a Verona). Una difficoltà, rileva l’analisi, che “continua ad essere dovuta a due ragioni fondamentali: la richiesta di specifiche competenze e di un’esperienza pregressa da parte delle imprese; un’offerta carente di alcuni titoli di studio”.

La principale difficoltà, segnala la ricerca, “è dovuta alle competenze richieste dalle imprese e, quindi, strettamente dipendente dalla insufficiente diffusione di quelle abilità acquisibili solo attraverso il potenziamento dei percorsi di alternanza scuola-lavoro, in grado di far fare ai giovani una prima esperienza lavorativa e di allineare maggiormente la formazione scolastica alle esigenze del sistema produttivo”. La seconda difficoltà è invece legata “all’offerta con poche persone disponibili con lo specifico titolo di studio in alcune realtà territoriali ed è il caso soprattutto delle lauree in ingegneria”. E, di conseguenza, “connessa a un sistema dell’orientamento che non raggiunge adeguatamente giovani e famiglie”.

Si mantengono basse anche quest’anno le difficoltà di reperimento del personale da parte delle imprese dell’industria e dei servizi. Queste rappresentano solo il 10,6% delle 721.730 assunzioni stagionali e non stagionali previste dal sistema produttivo, in crescita di 0,6 punti dal 2014. Il lieve recupero di questo indicatore, spiega Unioncamere, è legato all’aumento delle assunzioni totali (108mila in più rispetto allo scorso anno), ma anche all’innalzamento della quota di laureati ricercati (l’11,5% del totale delle assunzioni, +16mila rispetto al 2014), la componente più interessata dal mismatch, con un’incidenza di assunzioni di difficile reperimento che arriva al 22,3% tra i laureati. Se gli statistici, gli ingegneri e i laureati in materie scientifiche “sono i più difficili da reperire” tra i dottori, ma “problemi non trascurabili sono evidenziati anche tra i diplomati e quanti hanno conseguito una qualifica professionale”.

Sebbene per questi ultimi le difficoltà di reperimento siano mediamente inferiori a quella dei laureati (rispettivamente, il 10 e il 9,1% del totale delle assunzioni), “per alcuni indirizzi le imprese segnalano quote anche consistenti di ‘introvabili'”. Tra i diplomati, le difficoltà salgono decisamente sopra la media nel caso dell’indirizzo telecomunicazioni (20,4%, pari a 150 delle 760 unità programmate), dell’indirizzo informatico (19,1%, per 970 unità delle 5.060) e dell’indirizzo grafico-pubblicitario (18,8%, per 230 delle 1.230 assunzioni previste).

Tra i candidati con qualifica di formazione professionale, i problemi nel reperimento sono particolarmente sensibili nel caso dell’indirizzo tessile, abbigliamento e moda, arrivando a quasi un’assunzione su tre, mentre si attestano intorno a una su 6 nel caso dell’indirizzo legno-mobile-arredo e di quello elettrotecnico. Riguardo le professioni dei laureati, Unioncamere registra oltre 2mila opportunità per gli Analisti informatici(2.110 i ricercati, la metà dei quali introvabili), seguiti dai Progettisti di impianti per l’automazione industriale (670 totali, 210 di difficile reperimento), quindi i Tecnici specialisti di applicazioni informatiche (3.130, 540 dei quali ritenuti difficili da reperire). E le imprese lombarde quest’anno a caccia di ingegneri.

Per i diplomati il problema sono le competenze e l’esperienza. Se per alcuni profili di laureati esiste un disallineamento tra domanda sostenuta e offerta insufficiente, per i diplomati il problema principale rilevato dalle imprese si concentra prevalentemente sulle competenze, ritenute insufficienti o perché il percorso formativo non risulta adeguato alle necessità del sistema produttivo, ovvero perché “per lo svolgimento della professione è considerata fondamentale anche un’esperienza acquisita precedentemente sul posto di lavoro, magari attraverso uno stage” evidenzia il Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro.

Con queste ragioni, riferisce Unioncamere, le imprese motivano la difficoltà a reperire 750 dei 1.450 Addetti alla riscossione crediti, 440 dei quasi 2mila Installatori e montatori di macchinari e impianti industriali, 190 degli 870 Addetti agli stipendi e paghe, 220 dei 1.170 Tecnici elettronici e 560 dei 4.240 Conduttori di macchine utensili industriali. E la regione in cui questi profili sono
particolarmente difficili da trovare è la Lombardia. Tre principalmente i canali utilizzati dalle imprese per scovare questi lavoratori: gli operatori professionali, le banche dati aziendali, la conoscenza diretta.

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