IL CDA

Telecom, inizia l’era Vivendi. Ma i fondi annunciano battaglia

Il cda non ha rilevato cause di ineleggibilità dei 4 componenti francesi. In corso approfondimenti per capire gli effetti del mancato esonero all’obbligo di non concorrenza. Via all’esame del piano industriale che sarà finalizzato a febbraio 2016. Ma i fondi affilano le armi: “C’è un problema di sovra-rappresentanza”

Pubblicato il 17 Dic 2015

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ll primo giorno nella “stanza dei bottoni” di Telecom per i nuovi membri francesi passa, dopo le pratiche burocratiche di rito, attraverso una full immersion nel business, con le relazioni dei responsabili delle diverse linee di business, un buon viatico alla discussione sulle linee guida del prossimo triennio.

Dopo l’assemblea, il braccio di ferro coi fondi, l’imbarazzo di un’operazione tanto attesa dal mercato – la conversione delle azioni di risparmio – saltata per mancanza del quorum, inizia il nuovo corso di Telecom. Il Consiglio di amministrazione “ha avviato l’esame delle linee del Piano Industriale 2016-2018, che si prevede sarà finalizzato a febbraio 2016, con successiva diffusione degli obiettivi di guidance alla comunità finanziaria”, così una nota sintetizza le sette ore e mezza di riunione.

Non ci sono “cause di ineleggibilità” e il ceo di Vivendi Arnaud de Puyfontaine, il chief operating officer Stephane Roussel, il direttore finanziario Hervé Philippe e la signora Felicité Herzog entrano a tutti gli effetti a far parte del board. Ma sono comunque in corso degli approfondimenti per capire cosa comporta la mancata approvazione assembleare della proposta di autorizzazione dei nuovi consiglieri al proseguimento delle attività indicate nei rispettivi curricula vitae, con svincolo dal divieto di concorrenza mentre Herzog ha i requisiti di indipendenza e va ad aggiungersi agli altri 9 consiglieri indipendenti, Davide Benello, Lucia Calvosa, Flavio Cattaneo, Laura Cioli, Francesca Cornelli, Giorgina Gallo, Denise Kingsmill, Luca Marzotto e Giorgio Valerio.

Intanto i fondi preannunciano una nuova battaglia in Telecom Italia. Lo ha detto a Il Sole 24 Ore il presidente del comitato dei gestori, Marco Vicinanza, spiegando che “l’allargamento del cda a 17 membri non è in linea con best practice e non migliora la qualità della governance di Telecom. Nel caso specifico si pone un problema di sovrarappresentanza di un azionista e si determina una diluizione del peso dei consiglieri indipendenti espressi dagli investitori istituzionali. Valutiamo comunque positivamente che l’assemblea non abbia concesso l’esonero all’obbligo di non concorrenza”.

Quanto alla mancata conversione delle azioni di risparmio, “secondo le nostre valutazioni, farla – ha aggiunto Vicinanza – era nell’interesse di Telecom e dei suoi azionisti, di entrambe le categorie di azionisti. I minori dividendi che la società avrebbe pagato in futuro avrebbero significato maggiore flessibilità finanziaria e maggiori risorse da destinare agli investimenti”.

Alla domanda se saranno sollevate altre contestazioni, “valuteremo ora eventuali ulteriori azioni e comunque il monitoraggio sulla governance di Telecom resterà elevato. Il nostro compito -ha ricordato- è tutelare gli interessi degli azionisti e con loro dei risparmiatori, dai quali abbiamo ricevuto un mandato fiduciario a perseguire l’obiettivo di massimizzare la performance di lungo periodo delle società in cui investiamo”.

Con il cambio di socio in Telecom, “si sarebbe dovuto rinnovare il consiglio. Questo – ha concluso Vicinanza – sarebbe stato un percorso lineare. Non quello che ‘e stato scelto integrando il consiglio a 17”.

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