LA CRISI

Call center, spiragli per 3.500 lavoratori Almaviva

L’azienda ha accettato di mantenere i contratti di solidarietà fino a maggio 2016, ma con un trattamento di integrazione del 50% (invece del 70%) a partire da febbraio. I sindacati: “Soluzione utile, ma di breve respiro. Serve un intervento regolatorio su tutto il settore”

Pubblicato il 18 Dic 2015

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Spiraglio per i 3500 dipendenti del gruppo Almaviva rimaste senza ammortizzatori sociali a partire dal primo dicembre. Oggi il tavolo tra azienda e sindacati riunito per trovare una soluzione allo stop deciso dall’Inps – l’istituto riclassficato l’azienda dal settore Industria ai Servizi alla luce di questa variazione, non sussiste più il diritto al contratto di solidarietà – Almaviva ha accettato di mantenere l’accordo in essere, fino a maggio 2016 dunque, cambiando l’ammortizzatore relativo al nuovo settore: si trattarebbe di un contratto di solidarietà di tipo B, che prevede un trattamento di integrazione del 50% (invece del 70%) da febbraio.

Per i mesi di dicembre e gennaio non cambierà nulla, e verranno coperti gli stipendi e la tredicesima. Sarà valutata la possibilità riguardo l’adesione alla “solidarietà massima”, con la garanzia di poterla revocare, in attesa di conoscere l’esito di alcune gare come Enel e Tim (a gennaio) e Inps.

“Oggi abbiamo abbiamo limitato i danni creati dalla decisione dell’Inps di cambiare in corsa l’inquadramento previdenziale di Almaviva revocando l’ammortizzatore sociale in corso sottoscritto al Ministero del Lavoro, certo che, oltre a dover combattere con la crisi del settore, trovarsi a gestire ricadute occupazionali devastanti a causa dell’intervento delle istituzioni sia una cosa inqualificabile”, commetano in una nota Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil.

“Però – afferma Riccardo Saccone di Slc Cgil – siamo in presenza di una pezza di corto respiro. Gli ammortizzatori in deroga non consentono di sviluppare un piano di rilancio in grado di riassorbire i quasi 3000 esuberi presenti in azienda. Da gennaio sarà necessario avviare un confronto con i ministeri competenti per definire il quadro di regole del settore che impediscano la concorrenza sleale che oggi causa crisi ingovernabili. La gara di Poste con l’assegnazione a 0,29 centesimi al minuto di conversazione telefonica ne è la prova.”

“Abbiamo inviato – prosegue Giorgio Serao, Fistel Cisl – una richiesta urgente di incontro al Ministro Poletti per avviare un confronto in grado di scongiurare migliaia di licenziamenti che scatteranno inevitabilmente laddove non si ripristinasse un quadro di regole certe per il settore; licenziamenti che impatterebbero pesantemente su realtà come Palermo, Catania, Napoli, Cosenza, Roma e Milano con conseguenze sociali inimmaginabili. Da gennaio il sindacato sarà alla testa della vertenza Almaviva e valuterà in un attivo con le Rsu, le necessarie iniziative di carattere nazionale a sostegno della vertenza.”

“Ovvio, aggiunge Pierpaolo Mischi di Uilcom Uil – che se questo governo non si adopererà convintamente per consentire che le leggi italiane siano applicate, come nel caso dell’articolo 24 bis che disciplina le attività delocalizzate e rimasto inapplicato dalla sua approvazione, cosi come la definitiva approvazione delle cosidette “clausole sociali”, e si definisca un quadro di ammortizzatori sociali coerente con le attività svolte dal settore, tutte attività legate a settori industriali quindi non configurabili come terziario, le aziende strutturate non avranno nessuna possibilità di sopravvivere, a cominciare da Almaviva.”

“Abbiamo poco tempo – concludono i tre sindacalisti. A marzo, in assenza di soluzioni adeguate, Almaviva potrebbe aprire le procedure di licenziamento e sicuramente non assisteremo passivi ai danni causati da scelte incomprensibili. Gennaio diventerà un mese caldo per la vertenza Almaviva partendo dai siti produttivi oggi maggiormente esposti quali Palermo e Roma che rischiano di compromettere l’intero asset aziendale.”

“La società AlmavivA Contact, assistita da Unindustria Roma, le organizzazioni sindacali nazionali e territoriali, unitamente alle rappresentanze aziendali, hanno firmato oggi a Roma l’intesa per fronteggiare il venir meno del contratto di solidarietà in corso, dovuto alla recente modifica dell’inquadramento previdenziale dell’Azienda stabilita dall’Inps, dal settore industria a quello terziario – si legge in una nota della società- L’accordo con le parti sociali risponde, nell’immediato, alla necessità di salvaguardare il perimetro occupazionale dell’Azienda, attraverso un diverso ammortizzatore sociale – il contratto di solidarietà “difensivo” di tipo b – coerente con la nuova classificazione aziendale e con termine previsto al prossimo 31 maggio 2016.”

“Un’intesa che, tuttavia, già nel breve periodo rischia di rivelarsi inutile, con la conseguente ed inevitabile perdita di diverse migliaia di posti di lavoro, in assenza di immediati interventi diretti a modificare uno scenario di mercato dominato da gravi fenomeni distorsivi – prosegue l’azienda – Fenomeni dovuti alla perdurante inosservanza delle leggi italiane sulla delocalizzazione delle attività – condizione più volte sottolineata dalle stesse autorità istituzionali -, al mancato rispetto del contratto nazionale, a gare pubbliche costantemente sotto il costo del lavoro, ad un sistema squilibrato di incentivi e agevolazioni che seguitano ad alterare profondamente le condizioni di una corretta competizione”.

A rischiare grosso erano soprattutto i 3500 delle sedi di Palermo, Catania e Roma. Dai primi calcoli circolati all’interno delle organizzazioni sindacali la decisione dell’Inps andrebbe a pesare, in termini di aggravio sui costi, per circa 3 milioni di euro al mese. All’interno di questa cifra ci sarebbero 300mila euro relativi alla “decontribuzione” da considerare comunque persi. L’azione di azienda e sindacati dovrebbe invece essere ora finalizzata a capire come poter recuperare i 2,5-2,7 milioni rimanenti.

Almaviva ha firmato con i sindacati un accordo quadro sulla solidarietà per 8500 dipendenti. I contratti sono stati applicati laddove si è riscontrato un calo nei volumi di attività (Roma e sedi siciliane appunto) e non dove le attività sono rimaste stabili se non addirittura crescita. Come spiega Fabrizio Micarelli, segretario regionale della Slc Cgil Roma e Lazio, “a Napoli, ad esempio, la solidarietà non si è applicata perché i volumi non hanno subito variazioni al ribasso e, anzi, si fanno addirittura gli straordinari”.

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