de Puyfontaine: “Telecom sarà un player sud-europeo competitivo”

L’Ad di Vivendi al Senato: “Il gruppo ha grandi potenzialità, noi investitori di lungo periodo. Agiamo in accordo con il governo e non per conto di terze parti”. E precisa: “Non siamo porta di accesso per Orange”

Pubblicato il 19 Gen 2016

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“Un gruppo di grande valore e con grandi potenzialità di sviluppo”. Così Arnaud de Puyfontaine, ceo di Vivendi, ha definito Telecom Italia durante l’audizione in Senato di fronte agli uffici di presidenza di ottava e decima commissione. “Siamo investitori industriali di lungo periodo in Italia – ha detto – e siamo qui per realizzare un progetto ambizioso in accordo con gli azionisti, gli stakeholders e il Governo italiano, di cui abbiamo grande stima e di cui apprezziamo gli importanti risultati”.

L’Italia, ha proseguito, “è un Paese che stimiamo e al quale siamo legati da profonde radici, cultura e lavoro comune: sono valori che intendiamo coltivare, condividere e portare avanti, è con questo spirito che abbiamo investito in Telecom Italia“.

Durante l’introduzione, in italiano, de Puyfontaine ha assicurato che sta “facendo dei corsi intensivi per avere il piacere nel prossimo futuro di parlare con voi in italiano: è un onore per me essere qui in questa prestigiosa istituzione del parlamento italiano”.

“Il movimento dei consumatori è guidato da cambiamenti tecnologici, ed è nelle mani degli americani – ha detto de Puyfontaine illustrando gli obiettivi di Vivendi, azionista di controllo di Telecom Italia con il 21,39% del capitale – Vogliamo costruire a livello europeo soggetti forti che possano diventare player mondiali. E’ una questione strategica e c’è una possibilità con la nostra posizione di creare un soggetto sud europeo con una base solida e che possa competere ad armi pari con i grandi soggetti americani”.

de Puyfontaine ha fatto dell’esempio Netflix: “Vedete dove era 5 anni fa e dove è oggi. E’ nelle piattaforme top, fornisce accesso al pubblico in tutto il mondo, investe molto nella produzione dei contenuti e diventa concorrente di Vivendi. La nostra mossa con Telecom Italia va vista nel contesto di questa strategia in cui crediamo, e dal punto di vista dell’industria culturale e dei media ci sono buone opportunità per collaborare con l’Italia e con Telecom Italia. Ci sentiamo molto vicini all’Italia”. “Come Vivendi pensiamo che la nostra priorità sia quella di produrre i contenuti migliori in forme diverse e vogliamo farlo bene, con alleanze strategiche forti con gli operatori di tlc. Gli anglosassoni – ha sottolineato – dicono che il contenuto è il re e la distribuzione è la regina: questo è il punto in cui siamo oggi”. Quanto a eventuali collaborazioni con Mediaset, “L’ambiente dell’industria dei media in Italia è interessante – ha detto il numero uno di Vivendi – Con Mediaset al momento non c’è alcun progetto ma abbiamo sempre detto che siamo pronti a cogliere opportunità che si creeranno”.

“Noi abbiamo investito in Telecom Italia, per raggiungere la creazione del valore non dobbiamo essere secondi a nessuno sulla rete – ha affermato de Puyfontaine – Quello che è in gioco in Italia è poter investire, creare autostrade di comunicazione che ci possano dare contenuti migliori. La prospettiva di creare le infrastrutture a banda ultra larga permette a Telecom Italia di fornire servizi ai propri utenti. La voce non fa più soldi, il futuro è contenuti e intrattenimento e servizi guidati dai prodotti. Inutile avere una Ferrari se poi si deve usarla sulle stradine sterrate. L’azienda ha perso un po’ di slancio rispetto a 10 anni fa – ha continuato – e se io fossi un consumatore italiano sarei finalmente felice di vedere un azionista come Vivendi che si impegna a fornire a Telecom una strategia che potrà essere quella buona dal punto di vista dell’infrastruttura, perché possiamo fornire al paese una capacità record nelle telecomunicazioni. Pensiamo che Telecom abbia bisogno di investire nell’infrastruttura. L’ho detto a tutti gli esponenti di governo che ho incontrato e Bolloré lo ha detto a Renzi all’epoca del loro incontro – ha concluso – Vivendi vuole restare azionista di Telecom e investire”.

Su Metroweb “ci sono state molte pressioni e discussioni – ha puntualizzato – Con Costamagna c’è una nuova idea per la strategia. Ho visto cosa ha fatto Metroweb e sono molto aperto a varie alternative”. De Puyfontaine ha parlato anche di “discussioni in corso con Cdp“, e ha detto di essere “molto aperto a una collaborazione eventuale con Enel”.

“Il livello dell’indebitamento esiste – ha ricordato – non lo viviamo come uno svantaggio. L’indebitamento di Telecom non ci impedirà di dar seguito a questa strategia che abbiamo per l’azienda, in Telecom c’è un azionista che ha preso un impegno a lungo termine”.

Nel corso dell’audizione de Puyfontaine ha aggiunto che non esistono accordi o strategie comuni con il patron di Iliad Xavier Niel: “Con Iliad e Xavier Niel abbiamo un accordo per la distribuzione di Canal Plus attraverso operazioni ben definite. Punto. Non abbiamo mai discusso la partecipazione di Iliad in Telecom Italia e il potenziale di una politica comune, congiunta con Telecom. Non c’è nessuna politica congiunta, non esiste. Abbiamo già detto alla Consob che questa è la politica di Vivendi“.

Telegrafica la risposta su Orange: “Con Telecom Italia adesso diventiamo un punto di accesso per Orange? No” ha puntualizzato, “Non ci muoviamo per terze parti. Vogliamo costruire un piano forte e una storia di successo che ci permetta di diventare campioni europei”.

Riguardo al futuro di Tim Brasil, controllata di Telecom, “Giuseppe Recchi, presidente esecutivo e l’ad Marco Patuano, stanno ancora lavorando – ha proseguito de Puyfontaine – Non ho una parola definitiva, non ho sufficienti informazioni per fare una dichiarazione così netta e voglio formarmi un’opinione quando avrò di fronte le varie alternative che ancora non abbiamo esaminato. Per quanto riguarda il ruolo del Brasile, come azionista e membro del cda di Telecom ci verranno presentate opportunità che dipenderanno dal mercato locale. La situazione la conosciamo, in Brasile come Vivendi abbiamo venduto Gvt, volevamo concentrarci in Europa”.

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