IL PERSONAGGIO

È morto Minsky, il padre dell’intelligenza artificiale

Professore emerito del Mit, dove ha studiato i processi dell’apprendimento automatico, è stato autore del bestseller “La società della mente”. Nel 1968 il regista Stanley Kubrick lo chiamò come consulente scientifico per il film “2001: Odissea nello spazio”

Pubblicato il 26 Gen 2016

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Lo scienziato statunitense Marvin Lee Minsky, considerato uno dei fondatori dell’intelligenza artificiale, è morto domenica sera a Boston all’età di 88 anni. L’annuncio della scomparsa è stato dato dalla famiglia al “New York Times”, precisando che il decesso è stato causato da un’emorragia cerebrale. Un’idea dominante nel pensiero di Minsky è stata quella di rendere un calcolatore capace di manipolare non solo dati numerici, ma anche simboli di tipo linguistico per la comprensione di forme di ragionamento basate su analogie e sul senso comune.

Celebre studioso di scienze cognitive, professore emerito di ingegneria elettronica e informatica del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston, Minsky si è occupato in particolare di rappresentazione della conoscenza e di apprendimento automatico ed è stato l’ideatore della microscopia confocale. Insieme a Herbert Simon, premio Nobel per l’economia, e a John McCarthy, l’inventore del linguaggio di programmazione Lisp, Marvin Minsky è annoverato tra i padri dell’intelligenza artificiale, una disciplina che si pone come obiettivo di programmare i calcolatori elettronici in modo che si dimostrino capaci di comportamenti intelligenti simili a quelli umani.

Minsky è autore di vari libri, tra cui il bestseller “La società della mente” (1985), tradotto in italiano da Adelphi nel 1989. Minsky è
stato consulente per il film “2001: Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick (1968) e viene citato nel film e nel libro omonimo di Arthur Clarke. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra i quali il Turing Award e il Killiam Award.

Nato a New York il 9 agosto 1927, Minsky ha studiato matematica a Harvard e a Princeton, dove ha conseguito il dottorato nel 1954. Ha iniziato a lavorare presso il Mit, dove ha insegnato come Toshiba Professor of Media Arts and Sciences e professore di ingegneria elettronica e informatica. Nel 1951 ha costruito lo Snarc (Stocastic Neural Analog Reinforcement Computer), il primo simulatore di reti neurali, basato sul rinforzo dei coefficienti di trasmissione di sinapsi simulate. Nel 1955 ha inventato un tipo speciale di microscopio elettronico dotato di una risoluzione e di una qualità dell’immagine molto superiori a quelle di quei tempi. Si tratta del microscopio confocale a scansione (predecessore del microscopio con focale a scansione laser, oggi largamente diffuso).

Nel 1959, Minsky, assieme a John McCarthy, diede il via al progetto sull’intelligenza artificiale, che è poi diventato il Mit Artificial Intelligence Laboratory. Era membro della American Academy of Arts and Sciences, dell’Institute of Electrical and Electronic Engineers, della Harvard Society of Fellows e della League for Programming Freedom. Negli ultimi decenni del XX secolo il nome di Minsky si è legato a un’efficace rappresentazione dei processi di strutturazione della conoscenza, ampiamente debitrice nei confronti della teoria di F. C. Bartlett, che ipotizza l’esistenza di frames (“schemi” o “scenari”), e cioè di insiemi relativamente stabili di aspettative, peraltro facilmente richiamabili in memoria proprio per il modo in cui vi sono immagazzinati, che guiderebbero la nostra esperienza e le nostre azioni quotidiane.

L’esistenza dei frames verrebbe evidenziata dalla difficoltà che si prova a decodificare stimoli che siano fuori contesto; d’altra parte, la nozione di frames si mostra sufficientemente flessibile da render conto dell’acquisizione di nuovi dati e, in questo senso, diviene un punto di contatto e di implementazione reciproca tra teoria della mente e rappresentazione artificiale dei processi cognitivi attraverso un opportuno software; infine, i contenuti di un frame sarebbero organizzati secondo livelli gerarchici di astrazione, ai quali sarebbero assegnate caratteristiche diverse di fallibilità. In linea con questa visione dei processi mentali si colloca la proposta di Minsky di considerare la mente come la risultante di una “collettività” di agenti e processi cognitivi di diverso livello interagenti fra loro, secondo una visione che si contrappone al logicismo monolitico di precedenti rappresentazioni della mente. Oltre al suo fondamentale “La società della mente” (Adelphi, 1989) – prima descrizione comprensibile della teoria della struttura mentale e del suo sviluppo – in italiano sono stati tradotti i libri “La robotica” (1985; Longanesi, 1987) e “L’uomo di Turing” (1992, Editrice Nord, 1994), scritto con Harry Harrison, un thriller fantascientifico sulla costruzione di un robot super intelligente nell’anno 2023.

La bibliografia di Minsky comprende tra gli altri titoli: “Neural Nets and the Brain Model Problem” (1954), prima pubblicazione di teorie e teoremi sull’apprendimento delle reti neurali; “Computation: Finite and Infinite Machines” (1967), un testo classico dell’informatica; “Semantic Information Processing” (1968), che ha avuto una forte influenza sulla linguistica computazionale moderna; “Perceptrons” con Seymour Papert (1969, versione ampliata nel 1988); “Artificial Intelligence” con Seymour Papert (1972); “Communication with Alien Intelligence” (1985); “The Emotion Machine” (2007).

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