LA CLASSIFICA

L’Italia si gioca tutto sul digitale

Il Desi ci piazza al 25mo posto nella Ue. Siamo indietro su tutti i fronti: banda larga, servizi innovativi, e-commerce, skills. Ma rispetto al passato stiamo marciando ad una velocità più sostenuta. E questo fa ben sperare

Pubblicato il 25 Feb 2016

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La Commissione europea pubblica oggi i risultati dell’edizione 2016 del Digital Economy & Society Index, l’Indicatore di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI): dallo scorso anno – quando è stata pubblicata la Strategia per il Mercato unico digitale della Commissione – ad oggi gli Stati membri hanno fatto progressi in settori come connettività, competenze digitali e servizi pubblici ma l’Europa resta indietro rispetto ai leader mondiali del digitale. Italia è ferma agli ultimi posti della classifica: la sua crescita digitale è al di sotto della media europea. Tuttavia nel corso dell’ultimo anno la digitalizzazione è cresciuta più della media europea: per questo entra a far parte del cluster di Paesi “recuperabili”.

I progressi avvengono a ritmi sempre più lenti, ammonisce la Commissione: occorre intervenire sia a livello Ue sia a livello di singolo paese per eliminare gli ostacoli che impediscono agli Stati membri di trarre pieno vantaggio dalle opportunità digitali.

L’Unione europea nel suo complesso ha un punteggio di 0,52 su 1, un piccolo miglioramento rispetto allo 0,5 dell’anno scorso. La Danimarca, i Paesi Bassi, la Svezia e la Finlandia rimangono in testa alla classifica del DESI; i Paesi Bassi, l’Estonia, la Germania, Malta, l’Austria e il Portogallo sono i paesi che crescono più in fretta e stanno distanziando gli altri.

E l’Italia? Con un punteggio complessivo pari a 0,4 è al 25mo posto nella classifica dei 28 Stati membri dell’Ue. Nell’ultimo anno ha fatto pochi progressi in relazione alla maggior parte degli indicatori, si legge nel report. Una delle eccezioni riguarda il ruolo maggiore del commercio elettronico nel fatturato delle Pmi, ma l’industria italiana potrebbe usare molto di più le soluzioni di eBusiness. La copertura delle reti di nuova generazione è passata dal 36% delle famiglie nel 2014 al 44% nel 2015, ma i progressi sono ancora troppo lenti, ostacolando anche la sottoscrizione di abbonamenti alla banda larga veloce (solo il 5,4% del totale).

L’accesso alle reti in fibra nelle abitazioni è aumentato del 36%del 2014 al 44% del 2015, ma l’adozione di connessioni a banda ultralarga fissa rappresenta solo il 5,4% del totale.

L’assenza di competenze digitali di base è la ragione principale del basso tasso di adozione della banda larga fissa. In effetti, il 37% della popolazione non usa Internet regolarmente e il restante 63% svolge poche attività complesse online. L’Italia fa parte del gruppo di paesi che stanno recuperando il ritardo: nell’ultimo anno ha registrato rapidi progressi e si è avvicinata alla media dell’Ue. Ma le prestazioni sono ancora inferiori alla media.

Nel dettaglio: alla voce Connettività ci posizioniamo 27esimi: la banda ultra larga è ancora molto marginale; per il Capitale Umano siamo 24esimi – le competenze di base sull’uso di Internet le ha meno di un cittadino su due; sull’Uso di Internet e i servizi digitali, siamo all’ultimo posto, il 28esimo. Sull’Integrazione delle Tecnologie Digitali nel business, ci confermiamo al 20esimo posto, nonostante il progresso del commercio elettronico, mentre nell’e-government abbiamo il piazzamento migliore, 17esimo, ma caliamo di un posto rispetto al 2015.

Consoliamoci (forse) pensando che anche nel resto d’Europa non è tutto perfetto. “Sono sempre più numerosi i cittadini, le imprese e i servizi pubblici che imboccano la strada del digitale. Ma troppi di loro s’imbattono ancora in problemi quali mancanza di copertura internet ad alta velocità o di servizi online transfrontalieri della pubblica amministrazione e difficoltà per comprare o vendere attraverso le frontiere. Dobbiamo risolvere questi problemi. È questo l’obiettivo della Strategia per il mercato unico digitale”, ha commentato Andrus Ansip, Vicepresidente della Commissione e Commissario responsabile per il Mercato unico digitale. “I progressi dell’Ue ci sono, ma sono troppo lenti. Non possiamo riposare sugli allori”, ha rincarato Günther H. Oettinger, Commissario responsabile per l’economia e la società digitali. “Se vogliamo metterci al passo con Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud, dobbiamo darci da fare. Sulla base dell’indice pubblicato oggi, a maggio presenteremo raccomandazioni concrete per il miglioramento della performance nazionale degli Stati membri dell’Ue”.

Nell’indice DESI del 2016, per la prima volta la Commissione ha confrontato l’Ue con i paesi in testa alla classifica della digitalizzazione (Giappone, Stati Uniti e Corea del Sud). I risultati preliminari indicano che l’Ue nel suo complesso ha ancora molta strada da fare prima di diventare un leader mondiale. In Ue la connettività è migliorata (il 71% delle famiglie europee ha accesso alla banda larga ad alta velocità) ma rimane insufficiente, mentre il 45% degli europei non possiede competenze digitali di base (uso della posta elettronica, strumenti di editing o installazione di nuovi dispositivi). Ancora, il 65% degli internauti europei effettua acquisti online, ma solo il 16% delle Pmi vende sulla rete e meno della metà di queste ultime (il 7,5%) lo fa anche oltre frontiera. I servizi pubblici online ci sono ma sono sottoutilizzati: solo il 32% degli utenti interagisce online con le amministrazioni pubbliche.

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