TELEVISIONE

Tv on demand per 13 milioni di italiani. Ma Netflix & Co. non decollano

Ricerca Nielsen: Italia ancora sotto la media Ue per consumo di contenuti non lineari. Il 95% di chi è connesso al Web sceglie il Vod a pagamento attraverso le pay tv tradizionali. Solo il 5% (1,8 milioni) con operatori over the top

Pubblicato il 17 Mar 2016

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Un telespettatore italiano su tre dei 36 milioni che possono contare su una connessione Internet, e più precisamente il 36%, usufruisce di contenuti video on demand a pagamento. Di questa platea, 13 milioni di telespettatori, il 48% accede anche via smartphone, e il 38% anche da tablet. La media degli italiani che utilizzano il Vod rimane in ogni caso inferiore sia a quella europea (50%), sia a quella globale “65%. Il 39% ama utilizzare i social media durante la visione contro il 49% della media Ue, per interfacciarsi con gruppi di interesse che del programma condividono spesso una conoscenza approfondita. Sono i dati che emergono dalla Global Video-on-Demand Survey di Nielsen eseguita su un campione di oltre 30mila persone in 61 Paesi, tra i quali l’Italia.

“L’attuale universo mediatico risulta complesso e in permanente evoluzione – afferma Giovanni Fantasia, amministratore delegato di Nielsen Italia – La crescita dei servizi on demand può costituire un’opportunità di sviluppo per i vari player dell’ecosistema media. Per gli investitori pubblicitari e i fornitori di contenuti risulta sempre più vitale non solo capire come sta cambiando lo scenario, ma soprattutto perché cambiano le dinamiche di approccio dei consumatori. Dobbiamo chiederci che impatto avrà la diffusione dell’on demand sulle nostre modalità di intervento nel mercato. La possibilità di accedere ai contenuti televisivi quando, come e dove si vuole – prosegue – sta rappresentando la reason why a partire dalla quale gli spettatori scelgono l’on demand. D’altra parte a livello globale ben il 72% degli intervistati nell’ambito della Nielsen Global Video-on-Demand Survey dichiara di desiderare una scelta a più ampio spettro di programmi. Come si vede, la domanda di personalizzazione del palinsesto riserva ancora margini di crescita. Nello stesso tempo la possibilità di scelta non sostituisce la ricerca di qualità dei programmi professionalmente prodotti. Le opportunità che ci riserva il mercato sono molteplici e di diversa natura. Il trend che caratterizza il contesto competitivo è quello del palinsesto fatto su misura – conclude Fantasia – I soggetti dello scenario mediatico non possono sottrarsi a questa sfida”.

Dalla survey emerge che oltre il 50% degli italiani che utilizza questi servizi vi accede almeno 3 volte alla settimana. Alla base della scelta di vedere contenuti on demand, la fetta maggiore degli intervistati l’ha motivata con la possibilità di costruire e fruire di un “palinsesto personalizzato”, in termini di orari (69%) e della possibilità di vedere tutti gli episodi di una serie in sequenza (67%). Inoltre il costo percepito relativo all’on demand risulta inferiore rispetto alla pay tv tradizionale (54% del campione).

Quanto alla tipologia dei contenuti, i più menzionati dagli intervistati sono i film (75%), le serie TV (41%) e documentari (33%). Attualmente, in Italia il 5% – pari a un milione e 800mila utenti – utilizza player alternativi all’offerta di Vod delle vere e proprie Pay tv, come ad esempio Netflix, per accedere a programmi su richiesta, mentre a livello europeo la percentuale sale all’11% e su scala globale al 26%.

Anche il mercato pubblicitario è destinato a cambiare con la crescente diffusione dell’on demand: il 53% degli intervistati dichiara di essere disposto a vedere spot su prodotti di loro interesse e il 39% ritiene che i messaggi pubblicitari veicolati dal video on demand rappresentino un supporto per le loro scelte di acquisto. Questo nonostante il 62% degli intervistati dichiari che oggi la pubblicità riguarda prodotti che non rientrano nella sua sfera di interessi.

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