LO STUDIO

Lavoro 4.0, effetto “terremoto” per i knowledge workers

I dati della ricerca Unify: un terzo dei lavoratori della conoscenza pensa che le proprie mansioni siano destinate a sparire nell’arco dei prossimi 5 anni. Ardemagni: “Siamo alla vigilia di cambiamenti radicali nelle aziende”

Pubblicato il 20 Apr 2016

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Un “Lavoratore della conoscenza” su tre, e più precisamente il 35%, guardando ai prossimi cinque anni immagina che il proprio ruolo sia destinato a scomparire. Il 65% immagina nello stesso arco di tempo di doversi trovare a fare i conti con un lavoro che “non sarà più lo stesso”, a causa della rapida trasformazione degli ambienti di lavoro, dall’economia on-demand o dalla trasformazione digitale globale.

E’ quanto emerge dallo studio “The way we work” commissionato da Unify, società del gruppo Atos specializzata in software e servizi per la comunicazione e collaborazione. La ricerca ha coinvolto 9mila knowledge workers su scala globale, con domande relative a inclinazioni e aspettative rispetto alla propria vita professionale attuale e futura.

Dalla ricerca emerge che oltre la metà dei knowledge workers (52%) afferma di far parte di diversi gruppi virtuali, distribuiti cioè in più uffici e sedi, ed è convinta che sia una cosa positiva. I team virtuali sono resi possibili dalla tecnologia cloud, che oltre la metà degli intervistati (57%) afferma di utilizzare sotto forma di strumenti on-demand (internet/cloud based) per il lavoro in team, la gestione dei progetti o la collaborazione virtuale.

“Oggi, i knowledge workers hanno una libertà mai vista prima, nelle modalità con cui si con-nettono e coinvolgono gli uni gli altri. Questo in generale ha potuto realizzarsi grazie alla tecnologia – spiega Riccardo Ardemagni, Ceo di Unify Italia – Il rapporto mostra il grande impatto che tecnologia, trasformazione digitale ed economia on demand stanno avendo in ambito professionale”.

Mentre i ruoli dei knowledge workers sono in continua evoluzione, anche l’ufficio per come lo conosciamo sta rapidamente cambiando. Lo studio suggerisce che il lavoro non è più solo un luogo in cui si va – o si vuole andare. In media, i dipendenti intervistati trascorrono un quinto del loro tempo (20%) al di fuori dell’ufficio tradizionalmente inteso e oltre uno su quattro (il 27%) vuole trascorrere dal 26 al 50% del proprio tempo in questo modo.
Quasi tre quarti degli intervistati (74%) ritiene che la tecnologia digitale, internet e i social media abbiano mutato radicalmente il modo in cui essi vivono il posto di lavoro. Anche se solo il 7% dei lavoratori dice che trascorrerebbe dal 75 al 100% del tempo fuori dall’ufficio tradizionale – il che dimostra che in qualche modo c’è ancora posto per la tradizionale scrivania.

“Il rapporto dimostra che siamo alla vigilia di alcuni cambiamenti radicali nelle aziende interessate dai nuovi modi di lavorare. Mentre i knowledge workers continuano a plasmare il futuro del proprio lavoro, le aziende devono necessariamente tenere il passo. La tecnologia giocherà un ruolo fondamentale perché permetterà a queste figure professionali di realizzare le proprie aspirazioni, assicurando al contempo che i migliori talenti rimangano comunque legati alle loro organizzazioni. Spetta alle aziende riconoscere questo trend e fornire gli strumenti che i knowledge workers desiderano maggiormente”

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