Canone Rai, Giacomelli: “Più tempo per chiedere l’esenzione”

Slittano a metà maggio i termini per presentare la domanda di esonero dal pagamento. Il sottosegretario alle Comunicazioni: “Pagherà solo chi ha la tv. Niente imposta per smartphone e tablet e Pc. Invieremo presto ai giudici del Consiglio di Stato il nuovo decreto che recepisce alcuni loro suggerimenti”

Pubblicato il 21 Apr 2016

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Chi non possiede un televisore ma ha uno smartphone o un tablet non sarà tenuto a pagare il canone Rai. E avrà qualche giorno in più per comunicare il proprio diritto all’esenzione, con i termini per presentare le domanda che slitteranno dalla fine di aprile alla metà di maggio. Il Governo, inoltre, “presto invierà al Consiglio di Stato il decreto ministeriale illustrando le modifiche conseguenti all’accoglimento di alcuni suggerimenti e le ragioni che, in taluni casi, hanno suggerito di lasciare invariato il testo”. Lo ha detto Antonello Giacomelli, sottosegretario alle Comunicazioni, nel corso della sua audizione davanti alla commissione Trasporti della Camera dei deputati. Nell’occasione Giacomelli ha precisato che con i giudici del tribunale amministrativo non c’è stato nessuno scontro, ma un “normale dialogo”. Il Consiglio di Stato, ha sottolineato Giacomelli, “non ha espresso gravi criticità di forma e contenuto bensì ha suggerito di considerare alcuni elementi per la migliore definizione del regolamento“.

Rispetto al rilievo del Consiglio di Stato, che sottolineava come nel decreto del Governo non fosse presente la definizione di apparecchio Tv, Giacomelli ha precisato che questa “è già contenuta nella legge”, e che le “recenti novità sul canone Rai hanno modificato esclusivamente le modalità di pagamento, non la platea di chi deve pagare“. Il Mise, ha annunciato il sottosegretario, “provvederà comunque a un aggiornamento della circolare già diramata nel 2012 per chiarire ciò che dovrebbe essere già chiaro: si deve pagare il canone se si ha un apparecchio televisivo in grado, direttamente o con decoder, di ricevere il segnale digitale terrestre o satellitare. Non sono considerati quindi apparecchi televisivi tablet, smartphone, pc ed ogni altro apparecchio, anche se collegati a Internet, se non sono in grado di visualizzare il segnale digitale terrestre o satellitare”.

Quanto al numero di apparecchi per i quali deve versarsi il canone, Giacomelli ha ricordato che “il regolamento non precisa che il canone deve essere corrisposto per un unico apparecchio, prescindendo dall’effettivo numero di apparecchi posseduti dal singolo contribuente, poiché tale aspetto è già stato stabilito, con estrema chiarezza, dalla legge. Sul punto, quindi – ha osservato – non possono residuare particolari dubbi”.
Qualche cambiamento al decreto sarà invece apportato per aumentare la protezione della privacy dei contribuenti. Il Mise, ha spiegato Gicomelli, “ha inteso recepire e valorizzare suggerimenti del Consiglio di Stato, sicché anche a seguito di una costruttiva interlocuzione con il Garante Privacy, nella versione finale del decreto ministeriale si sono previste specifiche disposizioni a tutela della riservatezza dei dati personali e si è altresì stabilito che le imprese elettriche tratteranno i dati acquisiti esclusivamente ai fini dell’addebito delle rate relative al canone Rai nella fattura elettrica o del rimborso del canone non dovuto, nonché ai fini del riversamento delle somme relative al canone Rai all’Erario”.

Sulla “presentazione della dichiarazione di non detenzione dell’apparecchio televisivo confermo l’intenzione del governo di posticiparla alla metà del mese di maggio per tutte le modalità, sia cartacea che online – ha precisato Gicomelli – Il modello di dichiarazione potrà essere utilizzato anche nei casi in cui il canone non è dovuto perché già pagato da un altro componente del nucleo familiare. In queste ore stanno partendo tutte le comunicazioni necessarie su questi aspetti”.

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