Remunerazione Cattaneo, pressing Asati su Consob

I piccoli azionisti chiedono di verificare la congruità della cifra pattuita dal nuovo Ad: “Importo non in linea con quello degli altri ceo europei e inopportuno in una fase in cui i lavoratori sono in solidarietà difensiva”

Pubblicato il 27 Apr 2016

Pressing di Asati sulla Consob per la remunerazione dell’Ad di Telecom Italia, Flavio Cattaneo. I piccoli azionisti di Telecom in una lettera inviare all’Autorità evidenziano ancora una volta la sproporzione tra l’importo proposto e quello di analoghi premi corrisposti ai ceo dei maggiori operatori europei di telecomunicazioni nonché all’inopportunità di simili incentivazioni in una società che sta applicando, già da alcuni anni, crescenti livelli di solidarietà difensiva. Per questo motivo Asati chiede di “verificare la corrispondenza, non tanto formale quanto sostanziale, alla normativa vigente dell’informazione diffusa dal Cda in merito allo Special Award”. Special Award incompleto – secondo i piccoli azionisti – e dunque insufficiente per consetire agli azionisti di preneder posizione. I motivi sono i seguenti:

1) come già rilevato anche dal Collegio sindacale, appare quantomeno incongruente prendere come parametri di riferimento i valori-obiettivo di un piano industriale che, sebbene approvato dal Cda, nei giorni appena successivi è stato giudicato – fuori dalle sedi competenti (ossia dello stesso CdA) – insoddisfacente dall’azionista di riferimento (e non solo).

“Non solo ci chiediamo, allora, quale sia stato il contributo, durante il Cda che aveva approvato il piano, dei quattro consiglieri proposti e nominati (di fatto) dal socio Vivendi – si legge nella lettara – ma, soprattutto, la congruità di un premio che ha riferimenti “inesistenti” non avendo il CdA provveduto a fissare nuovi obiettivi”.

2) dato per scontato che il dottor Cattaneo sia stato scelto per poter raggiungere almeno obiettivi migliori rispetto a quelli del piano “Patuano”, allora il superamento di questi ultimi non dovrebbe essere “un premio” ma un c.d. “minimo sindacale” per il nuovo Amministratore. Sorge, allora, naturale il dubbio che, piuttosto che un premio si tratterebbe di un modo per aggirare il tetto o le modalità fissate dall’assemblea per l’organo di amministrazione;

3) come noto, la proposta- nella misura in cui richiederebbe di oltrepassare tetto e modalità precedentemente fissate e di utilizzare, in parte, azioni della Società – deve essere oggetto di approvazione da parte dell’assemblea.

Ma cosa succederebbe in caso di non approvazione? Da quanto si legge nella Relazione predisposta dal CdA al punto 3.6, tale premio è parte del compenso dell’Ad. “Questo potrebbe significare che il CdA – stando a quanto ci è possibile dedurre e intuire – avrebbe stipulato un accordo professionale con il dottor Cattaneo in cui almeno uno degli elementi non era pienamente di sua competenza“, spoega Asati.

“Nella Relazione – proseguono i piccoli azionisti – poi, non troviamo traccia della natura giuridica di tale clausola: se operi come risolutiva, sospensiva o quale siano le condizioni pattuite nel caso in cui TI non possa ottemperare a tale condizione (per non approvazione dell’assemblea). Il dott. Cattaneo rinuncerebbe all’incarico? Lo proseguirebbe con la remunerazione restante? TI sarebbe soggetta a penale? Sembrerebbe che, nuovamente, il CdA abbia dato per scontato il voto dell’assemblea…”

4) infine, Asati trova difficilmente comprensibile e chiara la previsione, di cui al punto 4.8, in base alla quale – in caso di cessazione dall’incarico prima della fine della gestione 2019 (anche qui, il CdA sembra dare per scontato che il dott. Cattaneo non solo completi tale mandato ma ne ottenga un secondo) – il Premio sarebbe comunque corrisposto, non solo per gli anni effettivamente maturati ma anche, per proiezione, per quelli mancanti…! E, il tutto, senza neanche operare dei distinguo tra le possibili cause di non raggiungimento del termine temporale indicato. Di nuovo… cosa significa? Il Cda ha “promesso” al dott. Cattaneo che rimarrà fino al 2019?? Ma la nomina del CdA non è competenza esclusiva dell’Assemblea?

“Per quanto sopra – ritenendo incompleta e inadeguata l’informazione fornita, la quale non permette di poter effettuare una valutazione esaustiva e ponderata tra le due ipotesi: quella di un premio di importo variabile (più o meno calcolabile) e quella di un “costo” per inadempimento contrattuale (a oggi: ignoto agli azionisti ma più che noto al CdA, fosse anche pari a “zero”) – sollecitiamo le Autorità in indirizzo, per le rispettive competenze, ad attivarsi per verificare quanto sopra e far pervenire al mercato le informazioni complete in tempo utile per l’assemblea, in mancanza delle quali ci sorge il dubbio se sia possibile o meno procedere a discussione e delibera assembleare”, conclude Asati.

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