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Netflix & Co., business più magro con le “quote” di Bruxelles

Obbligo di trasmissione del 20% di opere europee, forse anche investimenti in produzioni Ue: il piano di regolazione europeo per le aziende del video streaming potrebbe significare per i big americani meno margini di guadagno

Pubblicato il 23 Mag 2016

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L’Unione europea e le sue politiche volte a proteggere le produzioni culturali del mercato interno contro l’invasione di film e serie americane potrebbero incidere negativamente sul business di Netflix e Amazon, secondo un’analisi di BI Intelligence. Come noto, l’Ue sta considerando di imporre ai colossi dell’Internet streaming di includere nei loro cataloghi una quota (almeno il 20%) di contenuti prodotti in Europa. Secondo il Financial Times, il piano di Bruxelles che sarà svelato questa settimana prevederà anche un obbligo di maggiore visibilità ai programmi tv europei trasmessi online, con adeguati spazi nelle vetrine delle homepage. Un recente studio della Commissione europea ha infatti evidenziato la scarsa visibilità data dai player online alle produzioni Ue. Le implicazioni sui margini di guadagno di Amazon e Netflix potrebbero essere considerevoli.

La “quota” obbligatoria del 20% infatti creerebbe un miglior “level playing field” tra aziende del video streaming consolidate e player nuovi, nonché tra aziende europee e americane. L’Ue sta revisionando le norme per il broadcasting nell’unione in modo da uniformarle a livello comunitario e includere i servizi di streaming online, che verranno assoggettati al regime regolatorio cui sottostanno oggi le emittenti televisive.

L’elemento cruciale qui è la definizione di “contenuto europeo”: se si tratta di programmi solo parzialmente prodotti in un paese Ue, gli effetti su Amazon e Netflix sarebbero scarsi se non nulli, ma se questi programmi, film o serie devono essere interamente o per la maggior parte prodotti in Europa, allora Netflix dovrà intervenire sul catalogo che attualmente offre in Uk, Germania, Paesi Bassi, Portogallo, Polonia e Repubblica Ceca, secondo Ampere Analysis.

Se poi l’Ue imporrà anche di investire una percentuale specifica delle loro entrate nelle produzioni europee, l’effetto sui conti dei due colossi dello streaming saranno ancora più pesanti: i broadcaster attualmente investono il 20% in produzioni Ue, mentre le aziende del video streaming spendono solo l’1%, secondo dati Ue citati dal Financial Times. Se le aziende del video streaming dovranno potenziare i loro investimenti in produzioni europee, i margini di Netflix e Amazon soffriranno in misura sensibile.

Margaret Boland, research analyst di BI Intelligence, ha realizzato un dettagliato studio sui servizi video on-demand online in cui analizza come la crescita di questi player avvenga a danno dell’industria della pay-Tv. Vengono analizzati anche i modelli di business e i contenuti offerti dai tre big del settore: Netflix, Amazon e Hulu. Netflix domina l’industria anche grazie alla grande offerta di contenuti originali e agli aggressivi piani di espansione; Amazon cerca di farle concorrenza con importanti investimenti anche in questo caso in contenuti originali. Resta dunque da vedere, nel caso di una normativa Ue che ponga maggiori vincoli a favore delle produzioni europee, quale ricaduta ci sarà su questi investimenti e modelli di business.

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