LA SCADENZA

La PA diventa una “casa di vetro”, entra in vigore il Foia

Il Freedom of Information Act per consentire il libero accesso dei cittadini agli atti parte oggi. Le amministrazioni avranno tempo fino a dicembre per adeguarsi alle nuove norme

Pubblicato il 23 Giu 2016

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Entra oggi in vigore il Foia, il freedom of information act che rende la pubblica amministrazione una casa di vetro per i cittadini. Il via libera del Consiglio dei ministri al decreto attuativo della riforma della PA che contiene il provvedimento era arrivato a metà maggio, con il coordinamento formale del testo affidato al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti. Il testo prevede il diritto di accesso agli atti e ai documenti della PA per i cittadini. Le amministrazioni avranno sei mesi di tempo per adeguarsi alle prescrizioni della normativa, quindi fino a dicembre.

l decreto che entra in vigore oggi introduce una nuova forma di accesso civico ai dati e documenti pubblici, equivalente al Freedom of Information Act dei sistemi anglosassoni, che consente ai cittadini di richiedere anche dati e documenti che le pubbliche amministrazioni non hanno l’obbligo di pubblicare. D’ora in poi il cittadino, a prescindere da un interesse diretto, senza doverlo giustificare, potrà richiedere alla pubblica amministrazione dati e documenti.

Con il provvedimento si aprono le banche dati delle amministrazioni e si rende strutturale il sito “Soldi pubblici”. Il piano nazionale anticorruzione adottato dall’Anac, inoltre, sarà più semplice, snello e di facile attuazione per le pubbliche amministrazioni che dovranno recepirlo nei propri piani triennali di prevenzione della corruzione.

Il testo ha accolto le condizioni poste dalle Commissioni parlamentari nei loro pareri e sono state recepite gran parte delle osservazioni avanzate dalla Conferenza Unificata, dal Consiglio di Stato e dal Garante per la protezione dei dati personali.

In tema di accesso civico viene eliminato l’obbligo di identificare chiaramente dati o documenti richiesti, viene esplicitata la gratuità del rilascio di dati e documenti; viene stabilito che l’accoglimento o il rifiuto dell’accesso dovranno essere effettuati con un provvedimento espresso e motivato. In particolare l’accesso è rifiutato quando si renda necessario evitare un pregiudizio concreto alla tutela di interessi pubblici o privati (interessi dello Stato, sicurezza nazionale, questioni militari tra gli altri).

Contro l’eventuale “no” dell’ufficio pubblico, chi fa la richiesta potrà appellarsi al responsabile anticorruzione o, negli enti locali, al difensore civico, evitando così la via più costosa del ricorso al Tar, unica strada prospettata dal primo testo del decreto.

Il Freedom of Information Act è uno dei cavalli di battaglia del ministro Maria Anna Madia la quale, alla vigilia dell’arrivo del testo sul tavolo del Consiglio dei Ministri, aveva affermato che il Decreto Trasparenza “ci porterà a livelli di paesi più avanti di noi”.

Ma non sempre ci sarà bisogno di chiedere l’accesso: il testo regola gli obblighi “automatici” di pubblicazione finora sparsi in tante normative. Le amministrazioni dovranno mettere online tutti i pagamenti effettuati, in forma puntuale e aggregata, per permettere di tenere davvero sotto controllo il fenomeno dei debiti commerciali nei confronti dei fornitori. Stato, Regioni ed enti locali dovranno pubblicare anche per i titolari di incarichi dirigenziali a qualsiasi titolo i dati che oggi devono fornire peri politici, dalle indennità alla situazione patrimoniale. Dovranno essere pubblici, anche i criteri con cui si formano le liste di attesa nella sanità.

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