Guglielmo (Cloudera): “Big data nuova frontiera delle telco”

Il country manager per l’Italia dell’azienda: “Da raccolta e analisi delle informazioni grandi opportunità di business”. Sul Brexit: “L’Uk dovrà adeguarsi alle norme Ue su privacy e trasferimento dei dati o molte aziende potrebbero andar via”

Pubblicato il 27 Giu 2016

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E’ anche grazie all’utilizzo dei big data che le telco potranno dare vita a nuovi modelli di business, a servizi a valore aggiunto che ne rafforzeranno il ruolo e li metteranno nelle condizione di non essere semplici “carrier”, gestori di infrastrutture costose da realizzare e mantenere. E’ il senso della lettura dell’attuale mercato delle telecomunicazioni che Michele Guglielmo, da aprile 2016 regional sales director Mediterranean & Middle East di Cloudera, azienda statunitense che propone una piattaforma open basata su Apache Hadoop per la valorizzazione dei big data.

Guglielmo, quali sono in questo quadro rischi e le conseguenze del Brexit?

Secondo me avrà molto più impatto sul Regno Unito che sull’Europa. I grandi player del modo cloud hanno tutti una serie di data center, e la maggior parte non sono localizzati in Inghilterra, ma in Irlanda, Germania, Francia, mentre l’economia inglese è basata principalmente sui servizi, che prevedono il trasferimento di dati. Nel medio-breve periodo non ci saranno effetti evidenti, ma rimane il fatto che la Gran Bretagna non potrà imporre lo standard, ad esempio con le proprie scelte sulla privacy, ma dovrà adeguarsi a quello degli altri, o correrà il rischio di essere tagliata fuori da business potenziali. In più le grandi aziende internazionali di tutti i settori, dall’hitech all’automotive al finanziario, potrebbero non rimanere a lungo in Gran Bretagna se non si adeguasse agli standard Ue, e la stessa City potrebbe perdere rilevanza.

Passiamo al binomio telco-Big Data. E’ la nuova sfida per gli operatori?

Il mercato teco è cambiato radicalmente, il metodo tradizionale di fare business è stato eroso negli ultimi anni in modo incredibile. Non si tratta più di pagare la voce e il traffico, e il rischio è che le telco diventino solo ed esclusivamente carrier, costrette a mantenere investimenti molto forti se vogliono competere sul piano del network, mentre a fare i grandi guadagni sono altri. Vale per l’Italia e per tutta l’area mediterranea, dove se da una parte i risultati che arrivano dal mondo voce si sono abbassati notevolmente, dall’altra si pensava di poter fare business con i dati mobile e sull’app economy. Una sfida che non è andata come si pensava, se è vero che anche in questo caso la maggior parte del guadagno va non alla telco, ma a chi realizza e produce le App. L’operatore è solo il veicolo con cui queste aziende raggiungono i loro clienti.

Quale può essere la soluzione per tornare a margini di guadagno migliori?

Gli operatori oggi sono in grado di raccogliere una mole di dati enorme, e devono poterla gestire in modo sicuro. E imparare poi a utilizzarla nel modo giusto, per arrivare alla cosiddetta data monetization. Questo è secondo me il nuovo scenario di business, a patto che le aziende di telecomunicazioni riescano al loro interno a organizzare questo patrimonio di dati, che troppo spesso risiedono in vece in silos che non sono comunicanti tra loro, in una situazione in cui la mano destra non sa cosa fa la sinistra. Noi come fornitori di piattaforme per i big data pensiamo che non sia possibile che un’azienda abbia dati che non comunichino tra loro e non confluiscano in un unico contenitore. Anche se in questo quadro ci rendiamo conto che il primo grande sforzo da fare è di contenere i costi. In questo campo oggi siamo ancora in una fase 1.0, perché non c’è ancora omogeneità tra le basi dati già interne all’azienda: è il primo passo da fare.

Fatto questo?

Una volta che tutti i dati trattati dalle aziende di telecomunicazioni saranno raccolti insieme, incrociati e anonimizzati, e che saranno trattati secondo i più stringenti criteri di sicurezza e nel rispetto delle norme vigenti, si potrà sfruttare il loro potenziale, il valore aggiunto che potranno fornire, con piattaforme semplici da utilizzare anche per le esigenze delle piccole e medie aziende. Anche in Italia il futuro potrebbe essere quelle delle telco che diventano service provider di big data, come ad esempio sta già accadendo in Francia, Spagna e Turchia. Abilitando e mettendo a fattor comune i dati già in possesso di una telco con quelli raccolti direttamente dall’azienda-cliente e da fonti terze anche la piccola impresa potrà sfruttare informazioni che potrebbero rivelarsi vitali per un migliore sviluppo del proprio business. Parliamo di dinamiche importantissime per una serie di settori in espansione, come quello delle connected car e dell’internet of things applicato al mondo della produzione, la cosiddetta industrai 4.0.

Come avete intenzione di muovervi in Italia?

Riteniamo che questo sia un mercato che potrà vivere un’espansione importante, è e sarà uno di quelli in cui abbiamo intenzione di investire. Siamo già in fase avanzata nel recruiting di un responsabile per l’area telco in Italia. Già dopo l’estate, a settembre, entrerà in carica per rafforzare il nostro tema di lavoro.

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