LO STUDIO

Smart working, Pmi più curiose delle grandi imprese

I knowledge workers impiegati nelle piccole e medie imprese sono più propensi ad usare strumenti cloud based. Cresce il ricorso al lavoro on demand e ai servizi on demand. Ecco i dati del nuovo studio Unify

Pubblicato il 12 Lug 2016

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Quasi due terzi (60%) dei knowledge workers impiegati in piccole e medie imprese, utilizzano strumenti on-demand, con tecnologia internet o cloud-based, nei loro ruoli professionali. Questo dato è maggiore rispetto alle aziende con 500 o più addetti (dove il dato è circa del 50%), a dimostrazione della natura flessibile e innovativa delle Pmi. I dati sono stati raccolti in uno studio intitolato The Way We Work Study commissionato da Unify. Obiettivo della ricerca, che ha coinvolto oltre 5.000 knowledge workers delle piccole e medie imprese a livello globale, è rivelare le inclinazioni delle persone e le loro attese rispetto all’attuale posto di lavoro, così come le loro opinioni sul futuro.

I knowledge workers nelle piccole e medie imprese si aspettano grandi cambiamenti dal punto di vista professionale nei prossimi cinque anni. Oltre un terzo (38%) ritiene che il proprio ruolo sia destinato a cambiare drasticamente in questo arco di tempo, mentre quasi i due terzi (64%) ritiene che il loro lavoro non sarà più lo stesso. In questo scenario in rapido mutamento, la fiducia è un fattore vitale. Il 76% degli knowledge workers ritiene di essere sufficientemente ascoltato all’interno della propria organizzazione, in confronto al 71% rilevato nelle aziende più grandi: ciò suggerisce che esistono buoni margini nelle Pmi per sapersi adattare ai mutamenti del futuro.

La tecnologia sta avendo un impatto significativo sulle piccole e medie imprese. La mail viene ancora vista come uno strumento essenziale, come riferiscono circa i tre quarti delle realtà coinvolte nello studio (70%). Tuttavia, le Pmi si affidano a questo strumento meno di quanto facciano le organizzazioni più grandi, dove esso viene ritenuto vitale dall’80% degli intervistati. Ci sono inoltre chiare evidenze di un’ulteriore consumerizzazione della tecnologia aziendale. Quasi i due terzi delle piccole e medie imprese (61%) utilizzano dispositivi propri anche sul posto di lavoro, rispetto a poco meno della metà dei lavoratori delle aziende più grandi (47%). Ciò suggerisce che le persone vogliono sempre più lavorare con i dispositivi con cui si sentono più comodi al di fuori dell’ufficio, e quindi anche le piccole e medie imprese devono scegliere strumenti e applicazioni che possano funzionare in questa direzione.

“Non c’è differenza tra piccole e medie imprese e grandi aziende e, in molti casi, sono le piccole e medie imprese ad essere più innovative, perché costrette ad ottenere di più con meno, ad essere flessibili e agili – spiega Riccardo Ardemagni, Amministratore delegato di Unify Italia – Il nostro studio non solo mostra l’enorme impatto che la tecnologia ha avuto sulle aziende, ma anche il fatto che piccole e medie imprese la stiano adottando e integrando in ogni aspetto del loro lavoro. Lo studio The Way We Work ha confermato ciò che già sapevamo: le aziende che crescono sono quelle più aperte a sperimentare nuove tecnologie. Ha inoltre dimostrato che i knowledge workers stanno definendo sempre più come, quando e dove lavorare e le piccole e medie imprese stanno sempre più prendendo atto di questo trend. Per restare competitivi devono porre lo staff al primo posto nella gestione delle organizzazioni e la tecnologia è la chiave per raggiungere questo obiettivo”.

La ricerca ha rivelato che il lavoro in modalità virtuale è diventato la normalità. Quasi la metà dei knowledge workers impiegati delle piccole e medie imprese (47%) ritiene che un unico ufficio inteso come luogo di lavoro fisico sia meno importante rispetto al passato. Sebbene questa tendenza sia in sensibile aumento, le piccole e medie imprese non sono ancora al pari delle più grandi in termini di virtualizzazione del lavoro.

Quasi la metà (48%) degli intervistati provenienti sia da PMI con meno di 500 addetti sia da grandi aziende ritiene che la propria organizzazione operi attraverso la tecnologia piuttosto che negli uffici. Diverso l’approccio delle Pmi con meno di 100 addetti, dove gli intervistati concordano con questa visione solo per i due quinti (40%).

I knowledge workers delle piccole e medie imprese apprezzano la possibilità di lavorare fuori dal tradizionale contesto dell’ufficio: il 37% di coloro che lavorano per aziende con meno di 500 addetti ritengono che la creatività sia uno dei principali vantaggi di questo approccio. Inoltre, quasi un terzo (30%) prende in considerazione i team virtuali per la loro capacità di unire efficacemente diverse competenze. Anche se è più probabile che le grandi aziende abbiano diverse sedi e che quindi siano più portate a esplorare modalità di lavoro virtuali, i dati suggeriscono che le piccole e medie imprese sono consapevoli del valore di queste nuove modalità di collaborazione e sono propense ad esaminarle con più attenzione nel futuro.

Anche l’ufficio stesso andrà incontro a profonde trasformazioni. Attualmente, i knowledge workers trascorrono il 21% del loro tempo, in media, fuori dall’ufficio. Un dato destinato a cambiare, poiché oltre un quarto (26%) degli intervistati vorrebbe trascorrere tra il 26 e il 50% della giornata lontano dalle proprie scrivanie. Se consideriamo anche il fatto che quasi i tre quarti degli intervistati (72%) nelle piccole e medie imprese ritengono che i social media e internet abbiamo modificato i comportamenti sul lavoro, appare chiaro quanto il concetto di ufficio sia in costante divenire. E’ comunque lontano dallo scomparire, dal momento che solo il 7% degli knowledge workers nelle piccole e medie imprese vorrebbero trascorrere dal 75% al 100% della loro giornata lontani dall’ufficio inteso in senso tradizionale.

Il ricorso al lavoro freelance e ai servizi on-demand sta cambiando le procedure all’interno delle Pmi. Oltre un quarto delle aziende intervistate (26%) dichiara di avere attualmente dei contratti attivi, rispetto al 22% delle aziende più grandi. I lavoratori in questo tipo di organizzazioni sono anche più propensi ad adottare questo nuovo modo di lavorare, con il 56% degli intervistati provenienti da aziende con meno di 500 addetti che potrebbero valutare di cambiare la propria condizione di lavoratori tradizionali in favore di una modalità freelance o on-demand. Nelle aziende più grandi, gli intervistati che sarebbero attratti da un’offerta di questo tipo sarebbero poco meno della metà (49%).

Tuttavia, ci sono alcuni elementi dell’ambiente di lavoro che soddisfano i knowledge workers delle Pmi. L’equilibrio lavoro/tempo libero sembra essere stato raggiunto, con il 95% degli intervistati che dichiara di aver costruito un buon equilibrio tra le due realtà. Ancora più incoraggiante è notate che oltre la metà degli intervistati (52%) ritiene che l’equilibrio lavoro/tempo libero è migliorato negli ultimi cinque anni.

“Il nostro studio mostra che il luogo di lavoro, e il lavoro stesso, sta attraversando un momento di grande trasformazione – conclude Ardemagni – Se le piccole e medie imprese intendono continuare a prosperare, dovranno prestare grande attenzione alle esigenze e ai bisogni del loro personale. Attualmente, i lavoratori delle piccole e medie imprese desiderano avere un maggiore controllo su come e su dove lavorano, cosa che la tecnologia oggi permette di fare. Le persone chiedono flessibilità e, se un’azienda non riuscirà a raggiungere l’obiettivo, ce ne sarà un’altra che lo farà”.

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