Industria 4.0, Radaelli: “Non sprechiamo le risorse, IoT ed e-skills prioritari”

Il presidente di Anitec: “Maggiore flessibilità dalla Ue per investire nella fabbrica digitale? Renzi fa bene, ma serve definire con chiarezza dove devono essere mirati i fondi”. Focus sul 5G nei distretti industriali

Pubblicato il 29 Ago 2016

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“Gli incentivi fiscali alle imprese che vogliano investire in digitalizzazione sono utili, ma sarà necessario che vengano definite con chiarezza le tematiche relative all’utilizzo dei fondi”. E’ l’opinione di Cristiano Radaelli, presidente di Anitec, sul tentativo del governo Renzi di garantirsi maggiore flessibilità dalle Ue (10 miliardi) per mettere in campo investimenti ad hoc per la rivoluzione Industria 4.0 (1,5 miliardi).

Renzi punta ad ottenere 10 mld di flessibilità dalla Ue, di questi oltre 1 mld dovrebbe servire per l’ammortamento ampliato alla digitalizzazione. Come giudica questa misura?

Richiesta molto utile e importante, che potrebbe essere condivisa anche da altri paesi, certo non siamo i soli in Europa, al di là delle statistiche, che necessitano di fondi per dare una svolta importante alla digitalizzazione. La possibilità di incentivi fiscali o di incentivi per supportare gli investimenti, può essere la leva per permettere a molte imprese, specie PMI, per avviare l’introduzione e l’utilizzo concreto di processi digitali. Naturalmente sarà necessario che vengano definite con chiarezza le tematiche relative all’utilizzo dei fondi, perché questi vengano impiegati in modo tale da sviluppare prodotti e modalità di business innovativi e incrementare la competitività. Gli eventuali fondi o incentivi potrebbero inoltre anche essere predisposti in modo da favorire l’introduzione di processi digitali che permettano attività flessibili e coordinate da parte di tutta la filiera produttiva per meglio rispondere alle esigenze dei potenziali clienti.

Oltre ad assicurarsi queste risorse cosa dovrebbe fare il governo per accompagnare la rivoluzione 4.0?

La diffusione in modo esponenziale dei dispositivi e dei sensori collegati in rete crea una mole di dati disponibili su qualsiasi tema operativo e decisionale. Perché il Paese possa competere adeguatamente è necessario disporre di una rete infrastrutturale che permetta di gestire e condividere queste informazioni e di motori di ricerca che possano selezionare le informazioni utili per lo specifico utilizzo. Dobbiamo quindi completare lo sviluppo infrastrutturale come è nei piani del Governo, ma non restare indietro e completare la pianificazione e iniziare le attività per l’implementazione del 5G, con reti che permettano la copertura sia dei distretti industriali che delle aree abitative, per permettere lo sviluppo di tutte i servizi e le applicazioni che sono e verranno sempre più resi disponibili dallo diffusione dell’IoT e di industria 4.0; e diffondere tutte quelle competenze specifiche nei settori d’avanguardia sia per le tecnologie che per le applicazioni, che possano permettere alle industrie basate nel nostro Paese di competere su questi temi. Non vi sarà impresa italiana o straniera che si svilupperà in Italia, se non saremo in grado di offrire risorse competenti sui nuovi temi: e questo vuol dire posti di lavoro, investimenti, crescita economica, qualità della vita. Ma dobbiamo agire senza timore in questa direzione.

Quale ruolo possono svolgere le associazioni di impresa?

Le associazioni d’impresa possono svolgere un ruolo propositivo importante, presentando al Governo progetti di sviluppo e modalità implementative che le aziende possano percepire come interventi concreti e realizzabili. Inoltre, le associazioni possono essere una leva unica per promuovere il cambio culturale e di approccio, necessario in modo diffuso nelle imprese, ma anche nella PA e in generale in molti settori della nostra società, perché l’Italia possa competere con sempre maggiore efficacia e utilizzando le risorse umane disponibili in tutte le aree del nostro Paese.

Rivoluzione industriale 4.0 significa anche rivoluzione di competenze. Che fare per aggiornare i lavoratori?

Il problema delle conoscenze e delle competenze della popolazione italiana, come anche evidenziato dal progressivo peggioramento dei risultati dei testi invalsi in diverse aree del Paese, è purtroppo un problema importante, spesso sottovalutato e che deve essere affrontato al più presto. Guardando poi agli stimoli che giungono dai profondi cambiamenti che stiamo vivendo, la rivoluzione industriale 4.0 , come tutte quelle precedenti, porta occupazione e sviluppo nelle aree e nei paesi dove si investe per formare le nuove competenze, generando nuovi posti di lavoro preziosi e strategici nelle nuove tecnologie e applicazioni.

Teme un aumento della disoccupazione?

Chi resta indietro, chi non forma competenze e continua ad operare con una cultura e modelli obsoleti, dovrà molto probabilmente confrontarsi con l’impossibilità di mantenere posti di lavoro relativi a un passato industriale che non esiste più. A questi fini, è importante sottolineare come i piani strategici per lo sviluppo di ciò che viene definito industria 4.0, sono stati lanciati dai maggiori paesi occidentali allo scopo di riportare entro i propri confini parte delle attività di produzione, in particolare quelle ad alta specializzazione. Sono di assoluta evidenza quindi per il nostro Paese, seconda potenza manifatturiera europea, le ricadute sociali con la creazione di posti di lavoro, di competenze strategiche e i conseguenti impatti economici. Dobbiamo quindi agire al più presto e come Anitec siamo lieti di poter dare tutto il nostro contributo al Governo anche su questi temi.

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