Brexit ostacolo al Digital single market, ma le startup “voleranno”

Analisi di Cambre Associates: l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue mette a rischio l’innovazione. In Uk hanno sede i più grandi operatori Tlc – Vodafone e O2 – che avranno difficoltà ad investire in altri Paesi dell’Unione sulle nuove reti mobili 5G. Ma la debolezza della sterlina rende più appetibile scommettere sulle aziende innovative

Pubblicato il 13 Ott 2016

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L’uscita del Regno Unito dall’Ue rischia di avere ripercussioni sull’agenda della Commissione europea per il mercato unico digitale, in particolare per quanto riguarda le nuove tecnologie di comunicazione quali le reti veloci 5G per la telefonia mobile. Lo rileva Cambre Associates, rete di società di consulenza in materia di affari attiva a Bruxelles, in uno studio pubblicato in questi giorni. Il 16 aprile l’esecutivo comunitario ha presentato il pacchetto per il mercato unico digitale, un’agenda che si focalizza su cinque aree: reti veloci 5G, cloud computing (i sistemi di archiviazione dati su spazi virtuali su internet, senza bisogno di supporti materiali come chiavette o dischi), internet delle cose, tecnologie dei dati e sicurezza informatica.

Cambre Associates ricorda che “uno dei prerequisiti per una trasformazione di successo dell’industria è l’introduzione delle tecnologie 5G” per le telecomunicazioni e “il Regno Unito è la sede di due dei più importanti operatori pan-Europei, Vodafone e O2, e la Brexit potrebbe quindi avere conseguenze sulla realizzazione del 5G, per i suoi probabili effetti sulla capacità delle aziende britanniche di operare nell’Unione”.

La conclusione è duplice: sul versante nazionale “il settore tecnologico del Regno Unito sarà sicuramente colpito dalla Brexit”, mentre sul versante comunitario “con la Brexit l’Ue perderà un promotore chiave nella costruzione del mercato unico digitale”. Secondo la public affair consultancy “resta da vedere come le imprese reagiranno all’attuale incertezza, e quale potrebbe essere l’impatto sulla più grande scena tecnologica europea” alla luce dell’uscita di Londra dall’Unione europea. Al momento, complice anche al debolezza della sterlina, le prospettive di Brexit “non hanno avuto ripercussioni” per quanto riguarda l’avvio di nuove iniziative industriali (startup), e anzi proprio la debolezza della valuta britannica “potrebbe voler dire maggiore propensione degli investitori stranieri ad avviare startup” oltre Manica.

Il problema è rappresentato dai grandi gruppi, in particolare i giapponesi Hitachi, Fujitsu e Nissan che “potrebbero spostare altrove i loro quartier generali europei”, con serie conseguenza dal punto di vista occupazionale, dato che le tre case tecnologiche danno attualmente lavoro a circa 140mila persone. Sul fronte comunitario, invece, Cambre Associates rileva che mentre finora Londra è stato “un convinto sostenitore dell’agenza digitale dell’Ue”, una volta uscita non sara’ piu’ tenuto a seguire le decisioni e la legislazione comunitaria in materia.

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