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Assicurazioni, big data “disruptive”: è tempo di Insurance 4.0

Secondo uno studio Axa-Episteme le compagine utilizzano le info per capire i bisogni dei clienti e interpretare l’evoluzione del rischio. E il 70% degli italiani si dichiara disponibile ad una polizza integrata da dispositivi tecnologici. Rossi (Ivass): “Transizione rapida e complessa, attenzione alle regole”

Pubblicato il 25 Ott 2016

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Negli anni della rivoluzione digitale, privacy e sicurezza dei dati sono i rischi più sentiti dalla maggioranza degli italiani. In misura minore dai nativi digitali delle generazioni dei Millennials e dalla IGen, che concedono con più facilità informazioni personali, ma si aspettano flessibilità e semplicità nell’utilizzo di servizi e prodotti. La fotografia è scattata di Axa Italia, condotta da Episteme, dal titolo “Gli Italiani, il labirinto dei dati e il ruolo del settore assicurativo”, presentata stamane nel corso dell’Italian Axa Forum 2016.

Il 72% degli intervistati, sostiene lo studio, passa la sua giornata connesso ad internet e il 92% è consapevole del fatto che la rete li esponga ad essere tracciati e seguiti. Inoltre, circa l’80% degli italiani chiede più prevenzione e più consulenza da parte degli assicuratori.

Grazie ad un corretto utilizzo dei dati e alla tecnologia si delinea dunque un nuovo ruolo delle assicurazioni, che passeranno dall’avere una funzione tradizionale di prevenzione, in cui si informano semplicemente le persone sui rischi che corrono, ad un vero e proprio modello di “life style coach” che indirizza abitudini e comportamenti verso stili di vita più sani e consapevoli. Un modello che non si limiterà alla sola gestione del rischio, ma avrà l’obiettivo di ridurlo a monte. La tecnologia, in questo, dà una mano: nei prossimi 10 anni la smart home potrebbe contribuire a una diminuzione degli incidenti domestici del 43%3 e entro il 2040 grazie alle auto intelligenti ci potrebbe essere l’80%4 di riduzione di quelli automobilistici.

Questo – rileva lo studio – è il contesto in cui si dovranno muovere le compagnie assicurative, sviluppando capacità di analisi basata sui big data e costruendo algoritmi che prevedono dove, quando e come vuole essere protetto il cliente.

Adattandosi a questo cambiamento digitale, il mondo assicurativo è quindi evoluto, negli ultimi anni, da un modello 1.0 più tradizionale – in cui servizi online erano destinati unicamente all’informazione e in alcuni casi alla vendita – ad uno 2.0 in cui la digitalizzazione è integrata nel business.

Ora le compagnie iniziano a sperimentare l’utilizzo dei big data per capire quali sono i reali bisogni dei clienti, interpretare l’evoluzione del rischio e trovare le coperture di protezione più adatte, andando verso un modello 3.0 che ridisegna la value chain assicurativa, vede svilupparsi l’insurtech, gli oggetti connessi (connected insurance) nonché l’ingresso di player di nuova generazione.

Dalla ricerca emerge che oltre il 70% degli italiani si fida di più di un’offerta o di un servizio se accompagnati da una polizza aggiuntiva e il 68% degli italiani si dichiara disponibile ad una polizza integrata da dispositivi tecnologici. La tecnologia associata all’assicurazione darebbe inoltre una maggiore percezione di sicurezza: ad esempio, il 75% si dichiara più sicuro se possiede un dispositivo medico in grado di contattare persone di fiducia, medici e operatori in caso di necessità, mentre il 74% si sente più tranquillo con una scatola nera in auto.

L’InsurTech è un settore in grande crescita, che ha visto quasi 2 miliardi di dollari investiti nei primi 9 mesi del 2016, è già nel 2015 gli investimenti erano stati più che triplicati a livello mondiale, passando da 0,8 nel 2014 a 2,6 miliardi (Fonte Venture Scanner – Osservatorio Connected Insurance). Lo stesso Osservatorio – promosso da Ania e Bain – ha fotografato come l’Italia sia tra i Paesi dove la connected insurance è più diffusa, con il 50% del mercato delle scatole nere e degli apparecchi connessi negli autoveicoli a livello mondiale.

In un futuro prossimo, rilevano gli esperti, emergerà sempre di più anche il bisogno legato ai nuovi rischi delle “tracce digitali” che quotidianamente individui e imprese lasciano nel mondo virtuale: dalla privacy ai rischi del cloud computing o del cybecrime. Si stanno aprendo riflessioni su come fronteggiare i rischi derivanti dalle automobili a guida autonoma, dei robot domestici che avremo a casa e dei droni in volo.

Questa evoluzione passa anche dalla capacità di proteggere l’economia reale del futuro e le sue nuove forme di produzione e lavoro. Dall’economia agricola a quella industriale, dalla produzione di massa e l’elettricità fino all’automazione: le assicurazioni hanno supportato tutte le precedenti rivoluzioni industriali azione e avranno un ruolo fondamentale nel sostenere lo sviluppo dell’Industria 4.0.

Nella nuova assicurazione 4.0 – si sottolinea – il fattore umano rimane però la componente imprescindibile, con un’offerta che sarà Phygital – insieme fisica e digitale – ovvero in grado di unire al valore della relazione umana la personalizzazione del rischio.

“I big data sono una grandissima opportunità per le assicurazioni, non solo perché consentono di profilare meglio le polizze, ma anche perché avere più dati comporta un maggior rischio di intrusioni – spiega presidente dell’Ivass e direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi – Abbiamo una potestà regolamentare come Ivass e cerchiamo di regolare questa transizione verso il mondo nuovo senza ostacolarlo, perché ostacolarlo sarebbe un errore capitale da cui dobbiamo guardarci. Ubbidendo alla legge, nel nostro regolamentare cerchiamo di renderle più amiche della modernità che avanza. La transizione è rapida e complessa, il mestiere di regolatore sta in mezzo e non è facile, però cerchiamo di farlo al meglio”.

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