IL NUOVO GOVERNO

Gentiloni, un presidente del Consiglio col pallino del digitale

Ex ministro delle Comunicazioni nell’ultimo governo Prodi (2006-2008), è uno strenuo difensore della banda larga come diritto di tutti: “Lo Stato deve intervenire dove il mercato non lo fa” il suo mantra illustrato in un’intervista al nostro giornale. Ex responsabile del forum Ict del PD è un esperto del mercato Tv e dei meccanismi della macchina statale italiana

Pubblicato il 12 Dic 2016

F.Me

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C’è tanto di digitale e di Tlc nel “curriculum” del nuovo presidente del Consiglio. Paolo Gentiloni è stato infatti ministro delle Comunicazioni nel secondo governo Prodi (2006-2008) e, successivamente, responsabile del Forum Ict del Pd. Eletto in Parlamento dal 2001, è stato anche presidente della commissione di vigilanza Rai. È autore di un ddl di riforma del sistema radiotelevisivo nonché “inventore” dei primi patti con le Regioni per diffondere la banda larga. Come riferito in un’intervista a CorCom (allora Corriere delle Comunicazioni), la banda larga è un diritto di tutti: “Non ovunque il mercato è interessato a sviluppare le infrastrutture per l’Internet veloce – diceva Gentiloni – Allora deve supplire lo Stato”.

In quanto ministro delle comunicazioni Gentiloni aveva fra le sue competenze la riforma del settore televisivo che aveva l’obiettivo di adeguare la legge Gasparri alla normativa Ue (direttiva “Televisione senza frontiere”), soprattutto circa i tetti alla pubblicità.

Il ddl “riforma Gentiloni” del 12 ottobre 2006, stabiliva l’esistenza di una posizione dominante laddove un soggetto superasse il 45% di raccolta pubblicitaria e aboliva il “sistema integrato di comunicazione” (Sic) introdotto dalla legge Gasparri. La legge abbassava inoltre la soglia pubblicitaria massima per le TV dal 18% al 16%, per favorire la redistribuzione, e prevedeva il trasferimento sul digitale di una rete ciascuna per Rai e Mediaset entro il 2009, liberando così frequenze e imponendone l’obbligo di vendita (vicenda Europa 7). Il ddl non venne mai approvato. Il settore sarà poi di nuovo riformato nel successivo governo Berlusconi IV tramite il “decreto Romani” (D.Lgs. 44/2010).

A maggio 2007 è stato varato un secondo testo di riforma che riguarda soltanto la Rai (atto Senato 1588/2007).Tra gli aspetti principali, la proprietà dovrebbe passare dal Ministero dell’Economia a una Fondazione; si avrebbe inoltre una separazione tra tv finanziata dal canone e tv finanziata dalla pubblicità, inoltre sarebbero cambiate le regole di nomina del consiglio di amministrazione. La riforma non entra mai in vigore.

Nel governo Renzi ha ricoperto il ruolo di ministro degli Esteri, in sostituzione di Federica Mogherini attualmente Alto rappresentante Ue per la Politica Estera e la Sicurezza.

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