La Ue sogna di far nascere un’economia dei dati e inizia a mettere mano alla complessa questione dei miliardi di informazioni di ogni tipo che oggi si perdono nella rete, o sfruttate a fini commerciali da privati, invece di essere canalizzate e sfruttate per far funzionare meglio le nostre società. Gli esempi sono molteplici: dai dati sanitari a quelli generati dalle auto. Secondo Bruxelles la data economy valeva 272 miliardi di euro nel 2015 e potrebbe dare lavoro a 7,4 milioni di persone entro il 2020.
“I dati sono il carburante della nuova economia, serve un quadro chiaro perché pmi e start up possano sfruttare il potenziale dell’Internet delle cose”, spiega commissaria al Mercato interno, Elizbieta Bienkowska. La Commissione ha dunque presentato una sorta di piano d’azione.
Per prima cosa la Ue si impegna ad avviare dialoghi strutturati con gli Stati membri e le parti interessate per discutere sulla proporzionalità delle restrizioni alla localizzazione dei dati, puntando anche a raccogliere ulteriori elementi concreti sulla natura di queste restrizioni e sul loro impatto sulle imprese, in particolare le Pmi e le start-up, e le organizzazioni del settore pubblico. Si punta ad adottare, se necessario, misure di esecuzione e, all’occorrenza, intraprendere ulteriori iniziative per ovviare alle restrizioni ingiustificate o sproporzionate in materia di localizzazione dei dati.
La Commissione ha inoltre esaminato le incertezze giuridiche derivanti dalle questioni emergenti all’interno dell’economia dei dati e sta valutando le possibili risposte politiche e giuridiche sui seguenti aspetti:
· Accesso e trasferimento dei dati un ampio uso dei dati automatici non personali potrebbe dar vita nell’UE a grandi innovazioni, start-up e nuovi modelli aziendali all’avanguardia a livello mondiale.
· Responsabilità per i prodotti e i servizi basati sui dati. Le norme vigenti dell’UE in materia di responsabilità non sono adatte agli attuali prodotti e servizi basati sui dati.
· Portabilità dei dati. Nel contesto attuale può essere difficile garantire la portabilità dei dati non personali, ad esempio quando un’impresa intende trasferire notevoli quantitativi di dati aziendali da un fornitore di servizi cloud a un altro.
Tutte queste iniziative si basano su solide norme volte a tutelare i dati personali e a garantire la riservatezza delle comunicazioni elettroniche, perché la fiducia è la base su cui deve poggiare l’economia dei dati.
Il regolamento generale sulla protezione dei dati disciplina integralmente il trattamento dei dati personali nell’UE, compresi i dati industriali o quelli generati automaticamente che identificano o rendono identificabili le persone fisiche. Stabilendo standard elevati e uniformi in materia di protezione dei dati, il regolamento assicura la libera circolazione dei dati personali nell’UE. Le sue disposizioni, tuttavia, non si applicano né ai dati non personali industriali o generati automaticamente né agli ostacoli alla circolazione dei dati personali derivanti da motivi diversi dalla protezione di questi dati, ad esempio in materia di fiscalità o di norme contabili.
“I dati dovrebbero poter circolare liberamente da un luogo all’altro, al di là delle frontiere e all’interno di uno spazio di dati unico – spiega il commissario al Mercato unico digitale, Andrus Ansip – In Europa, l’accesso ai dati e il loro flusso sono spesso ostacolati dalle norme sulla localizzazione o da altre barriere tecniche e giuridiche. I dati devono essere usati se vogliamo che la nostra economia dei dati produca crescita e occupazione. L’uso dei dati richiede tuttavia la loro disponibilità e analisi. Dobbiamo adottare un approccio coordinato e paneuropeo per sfruttare al massimo le opportunità offerte dai dati, sulla base di solide norme Ue atte a tutelare i dati personali e la privacy.”
Nella comunicazione la Commissione propone inoltre agli Stati membri interessati di partecipare a progetti transfrontalieri che analizzino le questioni emergenti relative ai dati in condizioni reali. In alcuni Stati membri sono in corso progetti sulla mobilità cooperativa, connessa e automatizzata, che consente ai veicoli di collegarsi sia con altri veicoli che con le infrastrutture stradali. Partendo da questi progetti, la Commissione intende verificare le implicazioni normative dell’accesso ai dati e della responsabilità in questo campo.